da admin | 7 Set 2017 | Blog, Comunicati, Solidarietà
“É guerra agli Umani – Zi’!” Mr Phil feat Colle der Fomento 2006
Siamo agli ultimi giorni di un’Estate Violenta, molti potrebbero dire l’ennesima, in tanti potrebbero giustamente sottolineare come di sgomberi, soprusi e del peso violento della repressione non abbiamo mai purtroppo fatto a meno, sopratutto nei periodi estivi, quando la città va in vacanza e le operazioni di ordine pubblico chiudono i conti in sospeso lasciati durante l’anno.
L’ennesima Estate Violenta, se non fosse che un disegno cinico cresciuto all’ombra dei mantra generalisti della “lotta al degrado” e della più reazionaria ingegneria sociale contro gli ultimi della Terra, sta scrivendo da tempo una lista dei nuovi Nemici Pubblici dell’Ordine Costituito e in un’unica geometria si trovano insieme le occupazioni e le esperienze di Autogestione, con le Ong che si ribellano dal divenire forze di polizia, i migranti, i “negri”, qualunque sia la loro nazionalità, chiunque uomo, donna, bambino scelga la fuga dalla guerra o dalla fame per approdare in Europa in cerca di futuro. Il dibattito politico nazionale esula dagli scenari nucleari, dalla crisi del sistema di welfare, dalla domanda inattesa di futuro che attraversa l’Europa per ricomporsi al rancore diffuso e agli umori più foschi che si diffondono nel paese. É guerra alla solidarietà. É Guerra agli Umani. In Italia, qua, oggi.
Lo scorso 8 Agosto il lucido programma di lavoro della Questura di Bologna metteva sotto sigilli il Laboratorio Crash e attaccava in forze Labas – lo spazio recuperato nato dentro l’ex Caserma Masini 5 anni fa e che restituiva vita e desiderio a uno spazio abbandonato da circa vent’anni e ora proprietà di Cassa Depositi e Prestiti che mira a svendere un luogo centrale del patrimonio pubblico della città.
Il prossimo 9 settembre raccoglieremo anche da Roma l’appello nato nelle gigantesche assemblee che hanno invaso Bologna dal giorno dello sgombero a oggi, per dare forza, coraggio e solidarietà a Labàs, per rivendicare quello spazio sottratto, per dire che a questa Guerra bisogna Resistere e nessuno può essere lasciato indietro; perchè abbiamo ben chiaro anche da qua quanto Làbas abbia rappresentato in questi anni per Bologna e in giro per l’Italia: un laboratorio comunitario straordinario, d’accoglienza, cultura diffusa e solidarietà praticata.
Làbas è una storia meravigliosa ed un simbolo. Un simbolo potente da difendere per chi ha letto nella rigenerazione urbana un’occasione collettiva e così un arma da imbracciare in questa guerra sottile e continua contro la solidarietà. Con Labàs abbiamo camminato insieme in questi anni e l’abbiamo avuto vicino in giro per l’Europa come nella nostra città, dove la stessa Guerra agli Umani costringe oggi i rifugiati di Piazza Indipendenza a rimanere rifiuti sacrificabili in nome della legalità, dell’interesse privato, del decoro bipartisan.
Allora il nostro posto continua a essere e sarà accanto a Làbas, laboratorio del desiderio di una città diversa, e di un Italia diversa in un Mondo alla deriva e la nostra voce sarà per riconquistare quello che ci è stato sottratto, per Bologna, per Roma, per ogni fronte che si aprirà nel presente che attraversiamo.
Per queste ragioni Sabato 9 Settembre saremo a Bologna a fianco dei Compagni e delle Compagne di Làbas per riprenderci lo spazio che ingiustamente gli è stato tolto e invitiamo tutti e tutte le persone che hanno a cuore esperienze come questa a partecipare.
Per info e prenotazioni Pullman:
3281355107
3663518019
3402782450
3205755633
da admin | 18 Giu 2017 | Blog, Solidarietà
Nuova kermesse a Roma: gli sconfitti della sinistra tornano a riunirsi in un teatro pieno che chiede Unità! Unità a tutti i costi, basta cacciare via quelli che la sinistra la praticano tutti i giorni nei quartieri popolari delle nostre città!
Infatti, apprendiamo dai social media che le compagne e i compagni dell’ ex opg di Napoli sono stati allontanati dal teatro Brancaccio, perché – dicono gli organizzatori – la sala era troppo piena. Il nostro sentore, invece, è quello che si sia scelto di allontanare gli attivisti per non disturbare il copione già scritto: una bella sfilata di presunte personalità della sinistra italiana, ormai specializzati nella messa in scena di convention teatrali! quelli insomma che stamattina fanno un bell’intervento radicale, duro e puro, e poi da domani spariscono nel nulla fino alla prossima assemblea. Nel frattempo rimane ad altri il compito di organizzare il conflitto e il consenso a Roma, a Napoli, a Milano, a Genova, a Palermo e in tutto il Paese.
A chi stamattina era al Brancaccio mandiamo solo un messaggio: la sinistra esiste se ritrova la sua utilità sociale, se sa mettersi in ascolto e a disposizione delle sofferenze degli ultimi e dei più deboli, se torna a praticare processi di democrazia integrale e autogoverno, se sa mettersi ogni volta in discussione per trovare soluzioni credibili e metterle in atto a partire da noi stessi. Tutto il resto è un simulacro vuoto che può trovare anche tanti adepti per riempire un teatro, ma che non troverà la passione per affrontare le sfide del presente, il razzismo culturale che impregna la discussione politica, il fascismo globale e le sue nuove forme, la sottrazione di democrazia e diritti dalla vita di ognuno di noi.
Solidarietà ai compagni e alle compagne dell’ ex opg !
da admin | 26 Mag 2017 | Blog, Comunicati, Solidarietà
Mastella e la guerra ai centri sociali.
Un contributo da Benevento, laboratorio di dispositivi securitari e strumenti finanziari repressivi
La mattina del 18 Maggio, mentre alcuni compagni si erano recati al L@p Asilo 31 per svolgere le consuete pulizie, tre tecnici del Comune di Benevento, intrufolatisi nella struttura attraverso una porta di emergenza che collega il piano terra dell’Asilo Nido Comunale con il primo piano, provavano a manomettere il quadro elettrico generale per staccare l’erogazione di corrente elettrica alla parte della struttura del L@p Asilo 31.
Una chiara provocazione dal sapore intimidatorio da parte del Comune di Benevento che solo due giorni prima si era schierato, attraverso le dichiarazioni del Sindaco Clemente Mastella, contro il Centro Sociale Autogestito Depistaggio chiedendone lo spostamento al fine di restituire alla città una fantomatica pista di pattinaggio che non è mai stata completata ne collaudata. Era necessario inviare tre tecnici comunali a staccare l’erogazione di elettricità sebbene il L@p Asilo 31 richieda da anni al Comune di Benevento l’autorizzazione a procedere all’allaccio autonomo delle utenze con atti ufficiali e protocollati? Non era possibile utilizzare una modalità differente?
Il L@p Asilo 31 di Benevento nasce da un’ occupazione del 31 Agosto 2010 ad opera di insegnanti precari ed attivisti del primo piano non utilizzato e abbandonato di un asilo comunale nel Rione Libertà, il quartiere più popoloso e popolare della città. Nel vivo della crisi economica generalizzata, l’occupazione nacque con l’obbiettivo di dar vita ad uno spazio cittadino che, attraverso la realizzazione di pratiche mutualistiche e di solidarietà come i doposcuola popolari, le casse di resistenza, i gruppi di acquisto popolari, ricostruisse legami sociali tra i soggetti marginali colpiti dalla crisi economica. Un antidoto alla solitudine e alla frammentazione sociale con l’obbiettivo di favorire infine processi di autorganizzazione e soggettivazione politica per dare una risposta immediata ai propri bisogni e al contempo costruire un campo comune di rivendicazione ad un’esistenza degna.
Dopo diversi mesi di occupazione e di braccio di ferro con un’amministrazione a guida del Pd si ottenne sul piano giuridico una convenzione di cinque anni per la gestione dello spazio per lo svolgimento di attività di natura sociale e culturale. Dopo qualche anno, dinanzi al radicamento sociale che lo spazio cominciava ad ottenere all’interno di un quartiere ricco di contraddizioni e dinanzi al moltiplicarsi di pratiche conflittuali e non pacificate come due occupazioni abitative di strutture private abbandonate conclusesi con due sgomberi e con la successiva occupazioni di ex scuole comunali, l’amministrazione a guida Pd intimò la sottoscrizione di un contratto di locazione e del pagamento di un affitto esorbitante che ovviamente trovò la totale indisponibilità da parte del L@p Asilo 31.
Tale modalità di azione fu adottata anche nei confronti di altre associazioni di promozione sociale e di volontariato della città che ricevettero simili intimazioni dettate dalla necessità di far cassa dai patrimoni comunali in osservanza ai dettami della corte dei conti in seguito all’accertamento dei debiti comunali. A distanza di sei anni tutte queste realtà si sono ritrovate con procedure di sfratto intimate dal Comune che contestava ad ognuna svariate decine di migliaia di euro di morosità per affitti non pagati, di cui 60000 euro al L@p Asilo 31.
Nel frattempo nel Giugno 2016, con la vittoria delle elezioni amministrative un redivivo Clemente Mastella a capo di una colazione di centrodestra, duramente contestata durante la campagna elettorale dai movimenti per il diritto alla casa, diventa sindaco della città dichiarando sin da subito la propria ostilità alle occupazioni abusive. In un anno di sindacatura ha provveduto senza alcuna remora a dichiarare dissesto economico e condannare la città all’azzeramento della spesa sociale, all’aumento delle tariffe comunali alle massime aliquote, alla concessione gratuita dei patrimoni comunali ad enti privati.
La dichiarazione del dissesto finanziario e la retorica della mancanza di risorse a causa del debito consentono la deresponsabilizzazione da ogni onere amministrativo scaricando le responsabilità politiche su chi lo ha proceduto e al tempo stesso di dedicarsi alla ricostruzione della propria immagine attraverso la realizzazione di eventi che oscillano dai grandi gala alle sagre di paese, apparizioni televisive e iniziative eclatanti, sebbene totalmente inefficaci dal punto di vista amministrativo, sui temi che riscuotono consensi facili come la sicurezza, il decoro, l’ordine. Non a caso in questi mesi il Comune di Benevento nel nome della legalità e della lotta agli sprechi e “abusi” ha proceduto ad eseguire gli sfratti esecutivi a tutte le associazioni di volontariato che avevano sede presso locali comunali con la promessa mai mantenuta di ritrovare alle stesse ulteriori sedi.
E’ con questa chiave di lettura che va interpretata dunque la sua offensiva agli spazi sociali per mettere fine alle irregolarità di chi occupa strutture comunali senza pagare fitti o utenze. Non a caso Mastella dichiara guerra agli spazi sociali subito dopo l’emissione ad effetto dell’ordinanza comunale anti-accattonaggio contro i poveri e i migranti in perfetta sintonia con il Decreto Minniti provando a costruire così su di sé l’immagine del Sindaco del rispetto delle regole, dell’applicazione della legalità, del “decoro”, provando a mantenere consensi in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Da comunicatore impeccabile Mastella amministra a suon di roboanti dichiarazioni che diventano automaticamente i temi del momento dettando così i tempi dell’agenda politica e costringendo le sue opposizioni ad un estenuante inseguimento.
Ma l’essere social e le abilità comunicative si scontrano con la realtà dei fatti e le contraddizioni evidenti di un’ amministrazione che non ha mantenuto alcun impegno di governo assunto, che utilizza il dissesto che si manifesta sempre più come una scelta politica, come paravento o giustificazione ad ogni scelta impopolare. Il dissesto diventa ogni giorno che passa lo strumento per tagliare sempre più diritti e spesa sociale e investimenti sulla cultura, il grimaldello utile ad aprire una stagione di privatizzazione dei servizi comunali così come è accaduto per l’azienda ai trasporti locali Amtse così come sta avvenendo per l’Asia che gestisce il servizio dei rifiuti e che presto si aprirà a società private.
Dietro i piagnistei e i piagnucolii utili con i quali scarica ogni responsabilità politica su chi lo ha preceduto, si cela un disegno chiaro, mirato: attraverso le politiche di austerity, divenute secondo la narrazione dominante necessità inevitabile, si vuole erodere ricchezza sociale e comune in favore della speculazione privata. E’ emblematica in tal senso la doppia strategia utilizzata dal Comune nella gestione del patrimonio comunale: strutture comunali di recente riqualificazione sono stati concesse gratuitamente a soggetti privati come la Gesesa Spa, che gestisce il servizio idrico per conto di Acea, mentre gli spazi che hanno realmente una funzione sociale e culturale vengono osteggiati e chiusi in nome della lotta agli sprechi. Sebbene la figura caricaturale di Mastella e consorte riescano a strappare consensi e simpatie a livello mediatico e nazionale, la sua gestione provinciale e casereccia della res pubblica e della macchina amministrativa è tutta centrata sul potere decisionale di due persone fino al punto di mortificare e umiliare i singoli consiglieri e assessori ridimensionati a semplici yesman senza alcuna autonomia decisionale.
Se in questi dieci anni i movimenti sociali, ambientali, politici si sono scontrati con una gestione decennale e consociativa ad opera di un partito–apparato come il Pd, rappresentativo delle famiglie e degli interessi più influenti della città ma contenente comunque una dialettica interna che consentiva di sollevare contraddizioni, oggi ci scontriamo con un modello di gestione familiare dove hanno cittadinanza e diritti soltanto coloro i quali aderiscono ad esso senza contestare. Si è aperta la stagione di un modello di gestione da un lato ossequioso ai dettami di austerità imposti dall’alto, delegando la gestione dei bilanci e delle politiche economiche alle scelte del ministero della finanza e alle direttive della corte dei conti, dall’altro una gestione capace comunque di elargire posti, incarichi, favori seppur in maniera ridotta alla schiera di cortigiani e accoliti. In questa gestione “ceppalonica” della casa comunale e della città ovviamente spetta ai capi famiglia stabilire se è prioritario o meno offrire risposte concrete ai problemi sociali della città, ancora spetta ad essi decidere quali siano i giusti interlocutori e soprattutto stabilire chi può avere udienza e chi no in base al grado di fedeltà espressa. Tutti quelli che non rientrano nelle fila degli yesman e dei cortigiani pronti ad acclamare le rocambolesche imprese del sindaco pizzaiolo, musicista, cantante, papa, nonno, presentatore, ciclista, giocatore di biliardino, operatore ecologico vengono derubricati tra le fila dei nemici che non possono interloquire con l’istituzione comunale.
Riteniamo estremamente grave e pericoloso quello che sta accedendo nella nostra città, la violenza e l’arroganza che le istituzioni comunali utilizzano nei confronti di coloro i quali osano esprimere dissenso provando a scardinare la dicotomia amico/nemico, un’attitudine che non può essere a nostro avviso più tollerata né sottovalutata. L’attacco vile ai centri sociali perpetrato nelle ultime ore, utile a sollevare l’ennesimo polverone e a riscuotere visibilità anche sul piano nazionale, rischia però di mettere in discussione e minare la legittimità sociale e culturale conquistata negli ultimi 17 anni nella nostra città grazie all’impegno costante di tante compagne e tanti compagni. Attraverso un’operazione diffamatoria, di cui di certo non è responsabile soltanto il sindaco Mastella, ma alla quale contribuiscono tutte le forze politiche parlamentari a livello nazionale, si sta provando a far passare la narrazione nociva per la quale i centri sociali sono semplici occupazioni abusive fatte ai danni dei cittadini e delle loro tasche a causa di un presunto sperpero di denaro pubblico su strutture che come ben sappiamo giacerebbero abbandonate e oggetto di vandalismo.
Quella che oggi viene meschinamente messa in discussione è la cittadinanza dei centri sociali e soprattutto l’immenso valore che essi rappresentano per una comunità in termini di ricchezza sociale e culturale. Siamo consapevoli che questi attacchi però non rappresentano un caso isolato e circoscritto solo alla nostra città, ma sono la cartina tornasole di una situazione generalizzata all’interno del paese dove a colpi di decreti sulla sicurezza e il decoro, di dispositivi securitari adattabili ad ogni contesto e applicabili ad ogni nuovo nemico da combattere e strumenti finanziari si prova ad ostacolare e ridurre drasticamente gli spazi di agibilità politica e sociale sui territori. Riteniamo estremamente doveroso dunque avviare una riflessione nazionale e una discussione tra tutte le realtà che si sentiranno chiamate in causa da quest’appello per la costruzione di una campagna di sensibilizzazione e una mobilitazione generalizzata nel paese per rispondere all’offensiva securitaria in atto contro gli spazi sociali.
L@p Asilo 31
da admin | 28 Mar 2017 | Blog, Città, Comunicati
Ci hai provato, Cassandra, in tutti i modi, ma stavolta la profezia non si è avverata. I “Black Block” potrai continuare solo a sognarli, mentre devastano e saccheggiano le tue notti come nuovi Lanzichenecchi.
Perché sabato 25 marzo, malgrado il vespaio sollevato da stampa e Questura, che hanno preventivamente descritto la giornata come quella in cui l’orologio dell’Armageddon avrebbe battuto gli ultimi rintocchi della Città Eterna, abbiamo assistito allo snodarsi per tutto il giorno di cortei che hanno contestato le politiche di austerity, le istituzioni finanziare e la chiusura brutale delle frontiere della fortezza Europa.
Due parole, però, pensiamo vadano spese, perché quello che è successo sabato nella gestione dell’ordine pubblico non rientra certo nella sfera della “normalità”.
Abbiamo infatti assistito, senza mezzi termini, alla violazione indiscriminata dei più basilari diritti costituzionali e a continue provocazioni da parte delle forze dell’ordine, sotto il ligio comando del ministro Minniti. Il filo conduttore sono state le misure di carattere preventivo e spropositato che hanno colpito centinaia di persone senza che nulla fosse accaduto per giustificarle. Emblematica e inquietante, enormemente grave e quasi eversiva risulta la dichiarazione del Questore Marino che afferma di aver “verificato non solo i precedenti, ma anche l’orientamento ideologico dei manifestanti fermati”.
Piccolo appunto, i fermati andrebbero forse definiti “preventivamente manifestanti” dato che in piazza non ci sono mai arrivati.
A conti fatti i dati sono i seguenti: i pullman arrivati da fuori Roma sono stati tenuti fermi diverso tempo al casello e perquisiti da cima a fondo. Più di 150 attivisti e attiviste, dal Piemonte, dal Veneto, e dalle Marche – tradotti in questura dalle forze dell’ordine senza neanche scendere dai pullman – sono stati portati nel centro di identificazione di Tor Cervara e trattenuti per ore, vedendo impedita di fatto la loro partecipazione al corteo. Sono stati comminati più di 20 fogli di via dalla città a chi, mentre raggiungeva il corteo, è stato fermato e perquisito. La motivazione più comune è stata il possesso di un k-way, di fumogeni o, addirittura, l’indossare delle felpe col cappuccio. I fogli di via hanno una durata da uno a tre anni, in particolare risulta di gravità inaudita la misura contro R., studente e attivista dei collettivi universitari, fermato con altri 4 attivisti la mattina mentre si dirigeva al concentramento dello spezzone “Europe for All”. Il ragazzo è dovuto andare via da Roma dopo 10 ore di fermo, nonostante ci viva e ci studi, in quanto non ha qui la residenza. Durante lo svolgimento dei cortei il dispiegamento di forze dell’ordine è stato a dir poco soffocante. Gli atteggiamenti provocatori si sono susseguiti durante la giornata, dalla piazza della mattina, alla quale abbiamo partecipato con uno spezzone largo e meticcio, fino al tardo pomeriggio, quando la celere ha addirittura spezzato il corteo “Eurostop” col chiaro intento di provocare disordini.
Su larga parte della stampa nazionale e dei telegiornali tutto è andato “liscio” per merito di Minniti e della Polizia. Con ragionevole sicurezza possiamo affermare che se ci fossero stati disordini la colpa sarebbe stata esclusivamente dei manifestanti e la repressione ancor più dura. Con altrettanta forza diciamo che non è andato “liscio” un bel niente, si è semplicemente sperimentato un dispositivo di controllo e repressione preventiva pericoloso e lesivo dei diritti di tutte e tutti.
Lo vogliamo dire chiaramente: sabato 25 marzo ha rappresentato un passo indietro epocale per la democrazia e i diritti in questo paese e un balzo in avanti nella definizione di un nuovo paradigma securitario e del controllo. Per lo stesso motivo saremo sempre in prima linea per evitare che si ripetano eventi come quelli sopra descritti, in ogni mobilitazione e in previsione degli appuntamenti internazionali previsti in Italia a partire dal G7 di Taormina. La nostra solidarietà va a tutt* quell* che sabato sono stati fermati, perquisiti, trattenuti, espulsi dalla città, il nostro sdegno più profondo va invece al ministro Minniti e alla follia da lui architettata in maniera totalmente irresponsabile. Per la libertà di movimento di tutte e tutti, per un’Europa senza confini, barriere, divieti.
Europe for all, Minniti for no one
da admin | 25 Mar 2017
Il 25 marzo i capi di stato e di governo d’Europa si riuniranno a Roma per celebrare il 60° anniversario del Trattato di Roma, costitutivo della Comunità economica europea.
Questo incontro, al di là della retorica celebrativa, assume un significato che non può e non deve essere occultato: quello di accelerare il processo di integrazione europea come risposta all’elezione di Trump, a Putin e alla Brexit.
L’Europa che verrà celebrata è, però, un continente ad (almeno) due velocità, segnato dalle politiche di austerity e che fonda la cooperazione interstatuale su accordi economici e quadrature di bilancio, mentre lascia morire sui propri confini chi fugge da condizioni drammatiche di esistenza e cerca rifugio e protezione in territorio europeo, nonché la possibilità di riprogettare il proprio futuro.
Anche il trattato di Schengen che sembrava essere il necessario strumento comunitario per abbattere le frontiere interne all’Europa, è stato vanificato dalle politiche migratorie dei singoli stati membri, che hanno ridisegnato i confini come luoghi di morte: per chi salta sui treni in corsa per raggiungere la propria destinazione, per chi muore folgorato dalle reti elettriche di protezione o investito dai tir nelle gallerie tra Ventimiglia e la Francia, oppure – ma è divenuta una notizia talmente rituale da non suscitare più scandalo né indignazione – per chi muore nel Mar Mediterraneo, dove si contano più di 5.000 morti accertati nel solo 2016.
Riteniamo fondamentale non perdere l’occasione del 25 marzo per ricollocare al centro del discorso la libertà di movimento, a maggior ragione se il palcoscenico è la città di Roma, uno spazio metropolitano, attraversato da un susseguirsi letale di confini, divieti, inadempienze e corruzione. Uno spazio nel quale lo stesso concetto di accoglienza sembra aver perso qualsiasi significato.
Siamo l’ Europa meticcia, solidale e migrante e lo spazio europeo è il nostro terreno di azione politica. E in questo senso accettiamo la sfida posta da un campo “disintegrato”, a molteplici velocità, dove l’opzione nazionale rischia (e già in parte è così) di offrire terreno ad un populismo che si nutre di razzismo, fascismi, assottigliamento degli spazi di libertà e uguaglianza.
Proprio i migranti e le migranti, infatti, sono i soggetti che più di altri sono in grado di dislocare costantemente le forme del disciplinamento e della repressione della mobilità, nonché di trasformare i limiti della cittadinanza. Il loro spostamento mette in tensione i confini nazionali ed intraeuropei, e la loro collocazione nel mercato del lavoro ridetermina le forme molteplici di sfruttamento del lavoro contemporaneo. Ed è proprio con loro che vogliamo contestare le politiche migratorie europee che negli ultimi anni hanno prodotto hotspot, relocation, accordi bilaterali criminali, svuotando di senso il diritto d’asilo e la libertà di movimento dentro lo spazio europeo, già compromessi dal regolamento Dublino.
Conferma di queste politiche è il Decreto legge Minniti del 17 febbraio, configurato come nuovo “pacchetto sicurezza”, in cui vengono lesi diritti garantiti costituzionalmente e dalle convezioni internazionali, e in cui viene introdotto il lavoro gratuito servile anche per i richiedenti asilo.
Politiche che, in una trappola di austerità selettiva e populismo xenofobo, producono soggettività impoverite, vulnerabili e precarie, funzionando quale dispositivo di ricatto e di confinamento materiale e simbolico delle vite.
Ripartiremo dunque da qui, da Roma, e proprio il 25 marzo, perché vogliamo rendere visibile una costellazione europea di esperienze sociali e politiche che, nelle pratiche mutualistiche, nell’autodeterminazione dei soggetti e nelle rotture conflittuali, siano in grado di contrastare politiche emergenziali, retoriche umanitarie, e sentimenti xenofobi.
Saremo in piazza per gridare, ancora una volta, che vogliamo e possiamo realizzare un’Europa diversa che parta dalla valorizzazione di territori inclusivi e solidali.
Le proteste anti Trump negli USA, l’invasione degli aeroporti contro il “muslim ban”, One day without us, e la piazza dei 200mila di Barcellona al grido di “vogliamo accogliere” ci hanno segnalato, che è necessario, fare coalizione, ‘essere marea’, per segnare l’ordine del discorso rimettendo al centro la libertà di movimento e il diritto per ogni essere umano di scegliere dove andare e dove stare.
Rome, 25th March: International Call for a day of struggle against borders, austerity, racism, and for the freedom of movement in Europe.
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