da admin | 21 Mar 2017
Il Newroz di quest’anno è dedicato all’amico dei curdi Dino Frisullo.
Questa è la 2665° festa del Newroz che da 18 anni viene festeggiato al Centro Socio-Culturale Curdo Ararat a Roma
Dalle montagne del Kurdistan al cuore di Roma
ARARAT NON SI SGOMBERA
PROGRAMMA
21 MARZO
19:00 IL SIGNIFICATO DEL NEWROZ PER I CURDI
19.30 INCONTRO CON MASSIMILIANO VOZA, sindaco di Santomenna ( SA) e medico attivista internazionalista, che è stato recentemente fermato all’aeroporto di Istanbul ed espulso dalla Turchia perchè si stava recando nel Kurdistan Bakur come osservatore internazionale in occasione dei festeggiamenti del Newroz.
20:00 PER RICORDARE GLI AVVENIMENTI DEL NEWROZ ACCENDEREMO CANDELE E TORCE E VERRANNO PROIETTATI ALCUNI FILMATI SUL NEWROZ.
24 MARZO DIBATTITO
18:00 La solidarietà internazionale e la causa curda in Medio Oriente
INTERVERRANO
Simonetta CRISCI (Presidente dell’Associazione SenzaConfine)
Rete Kurdistan Roma
Giuseppe ACCONCIA (giornalista e ricercatore)
Giovanni Russo Spena (giornalista)
Alfonso Perrotta e altri amici e amiche di Dino
Murat Ceylan (esponente politico curdo)
20:15 Inaugurazione di un murales dedicato alla resistenza curda (sarà presente l’artista yemenita ALADIN)
20:30 CENA CURDA (piatti tipici curdi)
25 MARZO
18:00 saluti e interventi
Simonetta CRISCI (Presidente dell’Associazione SenzaConfine)
Gianluca Peciola
Video-saluto di Moni OVADIA
Rete Kurdistan Roma
Decide Roma Decide la Città
Murat Ceylan (esponente politico curdo)
Proiezione di filmati
dalle ore 20:00 in poi concerto
MAMOSTE
BAKO
TRAIN DE VILLE
FOLKLOR
XEMGIN BIRHAT
DENIZ DEMAN
Scuola di Musica Popolare di Testaccio
23:00 FUOCO DEL NEWROZ
PER TUTTA LA SERA
CUCINA CURDA
BANCHETTO INFORMATIVO E CAMPGNA DI TESSERAMENTO DEL CENTRO SOCIO-CULTURALE CURDO ARARAT
BANCHETTO PER LA VENDITA DELLE ARANCE DI SOS ROSARNO A SOSTEGNO DEL PROGETTO DI RICOSTRUZIONE DELL’OSPEDALE DI TAL-TAMER.
da admin | 5 Mar 2017 | Blog, Glocal, Migranti
Appello per la costruzione di un 25 marzo a Roma di lotta ai confini, all’austerità, al razzismo, per la libertà di movimento.
Il 25 marzo i capi di stato e di governo d’Europa si riuniranno a Roma per celebrare il 60° anniversario del Trattato di Roma, costitutivo della Comunità economica europea.
Questo incontro, al di là della retorica celebrativa, assume un significato che non può e non deve essere occultato: quello di accelerare il processo di integrazione europea come risposta all’elezione di Trump, a Putin e alla Brexit.
L’Europa che verrà celebrata è, però, un continente ad (almeno) due velocità, segnato dalle politiche di austerity e che fonda la cooperazione interstatuale su accordi economici e quadrature di bilancio, mentre lascia morire sui propri confini chi fugge da condizioni drammatiche di esistenza e cerca rifugio e protezione in territorio europeo, nonché la possibilità di riprogettare il proprio futuro.
Anche il trattato di Schengen che sembrava essere il necessario strumento comunitario per abbattere le frontiere interne all’Europa, è stato vanificato dalle politiche migratorie dei singoli stati membri, che hanno ridisegnato i confini come luoghi di morte: per chi salta sui treni in corsa per raggiungere la propria destinazione, per chi muore folgorato dalle reti elettriche di protezione o investito dai tir nelle gallerie tra Ventimiglia e la Francia, oppure – ma è divenuta una notizia talmente rituale da non suscitare più scandalo né indignazione – per chi muore nel Mar Mediterraneo, dove si contano più di 5.000 morti accertati nel solo 2016.
Riteniamo fondamentale non perdere l’occasione del 25 marzo per ricollocare al centro del discorso la libertà di movimento, a maggior ragione se il palcoscenico è la città di Roma, uno spazio metropolitano, attraversato da un susseguirsi letale di confini, divieti, inadempienze e corruzione. Uno spazio nel quale lo stesso concetto di accoglienza sembra aver perso qualsiasi significato.
Siamo l’ Europa meticcia, solidale e migrante e lo spazio europeo è il nostro terreno di azione politica. E in questo senso accettiamo la sfida posta da un campo “disintegrato”, a molteplici velocità, dove l’opzione nazionale rischia (e già in parte è così) di offrire terreno ad un populismo che si nutre di razzismo, fascismi, assottigliamento degli spazi di libertà e uguaglianza.
Proprio i migranti e le migranti, infatti, sono i soggetti che più di altri sono in grado di dislocare costantemente le forme del disciplinamento e della repressione della mobilità, nonché di trasformare i limiti della cittadinanza. Il loro spostamento mette in tensione i confini nazionali ed intraeuropei, e la loro collocazione nel mercato del lavoro ridetermina le forme molteplici di sfruttamento del lavoro contemporaneo. Ed è proprio con loro che vogliamo contestare le politiche migratorie europee che negli ultimi anni hanno prodotto hotspot, relocation, accordi bilaterali criminali, svuotando di senso il diritto d’asilo e la libertà di movimento dentro lo spazio europeo, già compromessi dal regolamento Dublino.
Conferma di queste politiche è il Decreto legge Minniti del 17 febbraio, configurato come nuovo “pacchetto sicurezza”, in cui vengono lesi diritti garantiti costituzionalmente e dalle convezioni internazionali, e in cui viene introdotto il lavoro gratuito servile anche per i richiedenti asilo.
Politiche che, in una trappola di austerità selettiva e populismo xenofobo, producono soggettività impoverite, vulnerabili e precarie, funzionando quale dispositivo di ricatto e di confinamento materiale e simbolico delle vite.
Ripartiremo dunque da qui, da Roma, e proprio il 25 marzo, perché vogliamo rendere visibile una costellazione europea di esperienze sociali e politiche che, nelle pratiche mutualistiche, nell’autodeterminazione dei soggetti e nelle rotture conflittuali, siano in grado di contrastare politiche emergenziali, retoriche umanitarie, e sentimenti xenofobi.
Saremo in piazza per gridare, ancora una volta, che vogliamo e possiamo realizzare un’Europa diversa che parta dalla valorizzazione di territori inclusivi e solidali.
Le proteste anti Trump negli USA, l’invasione degli aeroporti contro il “muslim ban”, One day without us, e la piazza dei 200mila di Barcellona al grido di “vogliamo accogliere” ci hanno segnalato, che è necessario, fare coalizione, ‘essere marea’, per segnare l’ordine del discorso rimettendo al centro la libertà di movimento e il diritto per ogni essere umano di scegliere dove andare e dove stare.
ROMA 25 marzo h.11 PIAZZA VITTORIO
#libertadimovimento
#EuropeForAll
da admin | 24 Feb 2017 | Blog, Città, Comunicati
Oggi abbiamo riaperto il Rialto, uno spazio di democrazia e cultura indipendente!
Questa mattina abbiamo deciso di riaprire il Rialto e di ridare alla città uno spazio che deve continuare ad essere un laboratorio di democrazia, incontro e produzione di cultura indipendente.
Non ci vogliamo rassegnare al fatto che il Rialto, dopo lo sgombero subito il 16 febbraio, sia di nuovo consegnato al degrado e all’abbandono come centinaia di altri edifici nella nostra città.
Non ci vogliamo rassegnare al fatto che Roma continui ad essere governata secondo logiche che puntano solo alla mercificazione dei beni comuni e alla messa a valore del patrimonio pubblico.
Per questo, numerose realtà sociali, culturali e politiche hanno deciso di dare un segnale forte restituendo questo luogo alle attività che lo hanno attraversato negli ultimi quindici anni.
Siamo consapevoli che questa non è una vicenda isolata, ma che analoghi provvedimenti stanno colpendo altri spazi sociali della capitale. Intendiamo, così, ribadire che la democrazia e la cultura indipendente non si sgomberano e che non possono essere vincolati al mero fattore economico.
Siamo consapevoli che il patrimonio pubblico può e deve svolgere un ruolo strategico per sviluppare e valorizzare veramente le tante e diffuse realtà socio-culturali che da sempre arricchiscono questa città svolgendo anche un ruolo di supplenza ai compiti dell’amministrazione comunale.
Per questo pensiamo sia tempo di rivedere la materia che disciplina le concessioni pubbliche coinvolgendo tutta la città e ribaltando la logica di mercato che è alla base della delibera 140/2015 in funzione di una visione fondata su principi di solidarietà, cultura e partecipazione fondamentali per la tenuta democratica di questa città.
Visto che la Giunta ha appena approvato una delibera con cui intende frenare la logica degli sgomberi che sta mettendo a rischio oltre 800 spazi in tutto il territorio cittadino, chiediamo all’Amministrazione capitolina, in quanto proprietaria formale dell’immobile, e in primis alla Sindaca Raggi e all’Ass.re Mazzillo, di mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché il Rialto sia tutelato al fine di “evitare che venga compromessa l’esistenza di associazioni che svolgono funzioni di interesse pubblico”così come dichiarato dallo stesso Ass.re al Patrimonio.
Chiediamo alla maggioranza, alla Giunta e a tutti i consiglieri comunali e municipali, per una volta, di non restare a guardare e di prendere una posizione chiara e netta.
Chiediamo a tutte e tutti di sostenere questa lotta.
Alle ore 16.00 convochiamo un’assemblea pubblica cittadina in cui condividere insieme i prossimi passaggi.
Roma, 24 Febbraio 2017
da admin | 19 Feb 2017 | Blog, Città, Comunicati
IL COMUNE DI ROMA VUOLE CHIUDERE IL CENTRO CURDO ARARAT
CONFERENZA STAMPA MARTEDI’ 21 FEBBRAIO ORE 12.00 PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO
Continua senza sosta l’attività di desertificazione sociale e culturale intrapresa dal Comune di Roma. Il 16 febbraio scorso è stata inviata un’intimazione a liberare gli spazi del Centro di cultura curda Ararat entro 30 giorni. L’ingiunzione di sgombero è corredata dalla richiesta di cifre esorbitanti per gli anni passati da parte dell’Amministrazione, mentre è ancora in attesa di definizione il provvedimento del TAR, per il quale l’udienza di merito è stata fissata per il 22 marzo 2017.
Il centro Ararat ha sempre pagato le quote concordate con il Comune di Roma. Si tratta quindi di una decisione unilaterale che avviene a fronte di reiterate richieste di incontri per l’individuazione di una soluzione condivisa.
Riteniamo sia particolarmente grave imporre la chiusura a un centro culturale attivo nella diffusione della cultura del popolo curdo, della sua lotta per la libertà con importanti importanti progetti di solidarietà itinere e mentre il tribunale competente non ha ancora preso una decisione
Il centro culturale Ararat ha rappresentato negli ultimi diciotto anni uno spazio aperto, punto di riferimento per la comunità curda nella diaspora, un luogo di pace e convivenza tra diverse culture. In questi anni è stato attraversato da curdi provenienti da tutte le parti del Kurdistan: Ararat ha dato loro accoglienza, integrazione e cultura.
Mentre i curdi in Siria e in Turchia resistono e difendono la loro terra, combattendo per l’umanità contro gli attacchi di Daesh e dell’esercito turco, a Roma si tenta ancora una volta di cancellare un’esperienza fra le più vive e attive della città che vede protagonisti gli esuli curdi.
Daesh nel Rojava (Siria del nord) ha distrutto in maniera mirata le associazioni culturali. Il governo di Erdogan ha chiuso centinaia di organizzazioni della società civile curda. Oggi il Comune di Roma si rende complice di questo genocidio culturale portandolo nel cuore della capitale. E come se non bastasse, la scadenza dei 30 giorni coincide proprio con la settimana in cui cadono le celebrazioni del Newroz, il capodanno curdo.
Molte altre associazioni stanno subendo gli stessi ricatti, ma Ararat resisterà, così come resiste il popolo curdo in tutta la regione del l Kurdistan.
Per queste ragioni lanciamo un appuntamento pubblico, dando appuntamento per una conferenza stampa martedì 21 febbraio ore 12.00 Piazza del Campidoglio.
DALLE MONTAGNE DEL KURDISTAN AL CUORE DI ROMA, ARARAT NON SI SGOMBERA.
da admin | 12 Dic 2016 | Blog, Città, Comunicati, Migranti
Il Nostro Mondo Non Ha Confini – Studenti con i migranti
Sabato 17 dicembre si terrà a Roma un corteo cittadino per chiudere con la gestione poliziesca della questione migranti, per un ampliamento delle strutture ad essa dedicata, a partire dall’apertura di un centro per i transitanti; saremo in piazza con la certezza che si deve costruire un modello inclusivo e partecipato di accoglienza per chi fugge da conflitti e miseria, rompendo con l’ideologia del decoro e con il feticcio della legalità.
Oggi che razzismi e populismi avanzano ovunque, addossando meschinamente ai migranti le colpe di una devastazione sociale causata da poteri che di fronte a chi arriva sulle nostre sponde sono silenti o complici di politiche disumane, crediamo debbano essere le giovani ed i giovani di questa città ad alzare per primi la propria voce, per rivendicare una società di liberi ed eguali: una società senza confini, dove nessuno è straniero, e in cui la dignità di donne e uomini viene prima di qualunque calcolo economico o politico.
Per questo chiediamo alle studentesse e agli studenti medi ed universitari di Roma di unirci in uno spezzone che attraversi il corteo del 17 dicembre, tutte e tutti assieme, perché la nostra generazione sa da che parte stare: dalla parte dell’umanità, dalla parte di chi migra, perché il nostro mondo non ha confini!
Invitiamo tutte le realtà studentesche ad aderire con un post sull’evento o un messaggio alle pagine amministratrici, anche il giorno stesso del corteo: dimostriamo assieme che la nostra è una generazione solidale.
Aderiscono:
– Collettivo-Politico Galeano
– Collettivo Studentesco Cento Passi
– Coordinamento SPuD – Disobbedire Si Può
– Link Roma
– Scuolapop Piero Bruno
– Studenti Medi Castelli Romani
– Unione Degli Studenti Roma
– Uni.insur – Università Insurgente