Cineforum/ Spunti per un approccio critico alle nuove tecnologie – The Human face of Big Data

Cineforum/ Spunti per un approccio critico alle nuove tecnologie – The Human face of Big Data

Con il secondo appuntamento del cineforum “Spunti per un approccio critico alle nuove tecnologie” vogliamo provare ad entrare più in profondità su alcuni temi emersi durate il primo ciclo di film.

Abbiamo scelto due documentari e due film con i quali approfondiremo in particolare il tema dei Big Data e dell’Intelligenza Artificiale, analizzandoli nelle loro caratteristiche tecniche e nei possibili impieghi futuri nella vita quotidiana.

13 FEBBRAIO ore 18.30 – “The human face of Big Data”

Regia: Sandy Smolan (2014)
La possibilità di accumulare e analizzare enormi quantità di dati in tempi brevissimi apre una serie di sfide verso il futuro. Lotta all’inquinamento, alla fame nel mondo, alle malattie. Allo stesso tempo però ci mette di fronte a una serie di rischi che riguardano la nostra privacy e la nostra liberà.

20 FEBBRAIO ore 18.30 – “The Circle”

Regia: James Ponsoldt (2017)
Film che racconta la storia di una ragazza, Mae Holland, che inizia a fare carriera in un’azienda che si occupa di tecnologia e social media e dove le verrà chiesto di rinunciare completamente alla propria privacy.

27 FEBBRAIO ore 18.30 – “Ex machina”

Regia: Alex Garland (2014)
Caleb, un programmatore di una grande compagnia di internet, viene coinvolto in un esperimento nel quale avrà modo di relazionarsi con un’intelligenza artificiale.

5 MARZO ore 18.30 – “Do you trust this computer?”

Regia: Chris Paine (2018)
Probabilmente la proiezione che ci ha appassionato di più di tutte. Il documentario affronta il tema dell’intelligenza artificiale mettendo in luce potenzialità e rischi che questa tecnologia comporta. Prima di vedere questo documentario quindi vi consigliamo di porvi una domanda, vi fidate del vostro computer?

Si ritiene che oggi i Data Center, ovvero i luoghi all’interno dei quali vengono immagazzinati i dati, occupino un territorio pari a 6000 campi da football. Tutta questa mole di dati oltre a poter essere impiegata per lo sviluppo di Intelligenze Artificiali è applicabile in numerosi ambiti della vita quotidiana. Impieghi positivi nella medicina, nell’agricoltura, nell’urbanistica ecc. vengono affiancati da utilizzi per sorvegliare e controllare le persone.

Se con la proiezione di “The internet own’s boy”, di “Wikirebels” e di “Citizenfour” abbiamo iniziato ad indagare quali potessero essere le potenzialità della rete soprattutto in termini di libera circolazione e di accessibilità ai saperi e abbiamo visto quali potenziali rischi di controllo e sorveglianza esse comportano, con il secondo ciclo vogliamo ragionare più in prospettiva vedendo quali sono le tecnologie alla base di questi meccanismi e quali i possibili utilizzi futuri.

Protesta pacifica della Rete Restiamo Umani davanti al Ministero dell’Interno

Protesta pacifica della Rete Restiamo Umani davanti al Ministero dell’Interno

OGNI GIORNO 8 MORTI IN MARE, DRAMMATICA CONSEGUENZA DI POLITICHE GOVERNO SU MIGRAZIONE

ROMA, 12.11.18 – Alla vigilia dell’inizio della conferenza sulla Libia che si terrà oggi e domani a Palermo, circa trenta attivisti della Rete Restiamo umani hanno organizzato una protesta nonviolenta davanti al Viminale, per denunciare le politiche del governo Conte – e del ministro dell’Interno Salvini – in fatto di migrazioni e accoglienza.

Nel piazzale antistante il ministero, gli attivisti hanno disposto a terra delle sagome di cartone ed esposto dei cartelli con i dati dei morti nel Mar Mediterraneo e con le storie di alcune delle persone che hanno perso la vita in mare, nel tentativo di arrivare in Europa. Gli attivisti hanno inoltre aperto uno striscione con la scritta “Naufragi di Stato”, slogan che sottolinea le responsabilità del nostro governo, così come delle politiche europee.

Come spiega un’analisi condotta dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), elaborando dati UNHCR, nel periodo che va dal giorno di insediamento del governo Conte (1° giugno) al 30 settembre, si è registrato un «nuovo forte aumento del numero di morti e dispersi, tornati ad aumentare fino a raggiungere le 8 persone al giorno». Sempre secondo ISPI, dunque, «a quattro mesi dall’inizio della stretta sui salvataggi in mare (…) appare come minimo dubbia l’utilità delle politiche di deterrenza nei confronti del soccorso in mare che, a fronte di una riduzione relativamente modesta degli sbarchi in Italia, ha coinciso con un forte aumento del numero di morti e dispersi».

«Nonostante quanto si ostinino a dichiarare importanti esponenti del governo come Salvini, la vera emergenza in corso non è il fantomatico allarme invasione sbandierato di continuo, utilizzato strumentalmente e non supportato da dati effettivi, ma il numero di persone che muore nel Mediterraneo nel tentativo di approdare in Europa, alla ricerca di un luogo sicuro», dichiarano le attiviste e gli attivisti della Rete Restiamo Umani.

E del resto la situazione non è meno drammatica in Libia. Medici per i Diritti Umani (MEDU) ha recentemente denunciato che l’85% dei migranti sbarcati in Italia e provenienti dall’Africa subsahariana è stato vittima in questo Paese di torture e trattamenti inumani e degradanti. Per questo la Libia non può essere considerata un porto sicuro e la Guardia Costiera libica non può avere la responsabilità del pattugliamento del Mediterraneo centrale.

Quando essere antifasciste rende “socialmente pericolose”

Quando essere antifasciste rende “socialmente pericolose”

Nel caldo luglio romano sì è dipanato un piccolo mistero, che può avere significati più grandi per chi voglia leggerli. L’aria è resa ancora più pesante dalla propaganda razzista del Governo tra chiusura dei porti e inni alla legittima difesa che producono effetti aberranti come il caso della bimba colpita da un proiettile ad aria compressa. Siamo nella Roma della #Raggi piena di monnezza ai bordi delle strade, nella Roma degli sgomberi della comunità Sudanese di via #Scortica30bove e del #CampingRiver di via Tiberina , siamo nella Roma che minaccia di porre fine ad esperienze storiche come la Casa Internazionale delle Donne e tanti altri centri antiviolenza, spazi sociali e altre realtà associative fondamentali per la tenuta sociale della città.

E nello specifico siamo nel quadrante sud, zona San Paolo-Garbatella, dove un gruppetto di donne, un bel giorno di luglio, riceve un invito a presentarsi in Questura. Quello che ricevono è un “avviso orale” meglio conosciuto come “articolo 1”, per gli esperti articolo 3 del dlgs n. 159/2011, anche detto Codice Antimafia. (I 99 Posse lo spiegano molto bene qui https://www.youtube.com/watch?v=vTF-1FO6xRo). Un provvedimento riservato a persone socialmente pericolose, che si sono dimostrate “dedite alla commissione di reati” e che in sostanza vengono invitate a non peccare più. Il bello è che a nessuna di loro viene specificato quali sarebbero questi reati, anzi, ad alcune di loro viene chiesto: “ma cosa ha fatto negli ultimi anni?”….” Mah… un figlio o due, qualche lavoro precario, qualche assemblea cittadina, qualche flash mob… ma nulla che mi faccia sentire pericolosa”, questa è la risposta che affiora alle labbra, ma che si perde nel non sense della situazione.

Le donne in questione sono infatti persone attive in diversi ambiti: la difesa dell’acqua pubblica, del popolo palestinese, dei beni e degli spazi comuni, dei diritti di TUTTI e TUTTE ad avere una vita dignitosa. Ma lo sono da anni, anzi, forse alcune di loro erano molto più attive qualche anno fa, ma non erano mai state raggiunte da un provvedimento minaccioso come questo. Allora ci si chiede: cos’è che l’ha fatto scattare? Qualcosa accaduto negli ultimi mesi senz’altro, nel quadrante di di San Paolo… qualcosa al quale erano presenti tutte coloro che hanno ricevuto la chiamata della Questura, per ritirare la notifica dell’articolo 1 o una denuncia non meglio specificata. Una sola è la risposta: la contestazione al banchetto di Casa Pound del 20 maggio. Più che un banchetto un’ “adunata sediziosa”, per riprendere il linguaggio del provvedimento ricevuto (o del Marchese del Grillo), visto che per dare dei volantini (bianchi) con il simbolo di CasaPound, si sono radunati circa 50 loschi figuri con caschi, nascosti come guardoni tra gli alberi di Largo Leonardo Da Vinci. Una provocazione, anche piuttosto antiestetica, alla quale un gruppo di donne residenti ha risposto radunandosi spontaneamente per cantare Bella Ciao e ricordare che fascisti e razzisti non sono benvenuti nelle nostre strade. Niente di sconvolgente insomma!

Ma l’arrivo di questi provvedimenti rende la situazione ancora più inquietante dei pelati barbuti comparsi quel giorno: fa pensare che si diventi “socialmente pericolose” per aver ridicolizzato qualche “fascista del terzo millennio” che è andato a piangere in Questura…o che provvedimenti di questo tipo scattino non per la pericolosità di ciò che viene fatto (cantare Bella Ciao), ma per quello che si dice o che si urla e verso quale “specie protetta” sono rivolte quelle proteste.

Se così fosse più che di donne “socialmente pericolose”, dovremmo preoccuparci della nostra società, che è realmente in pericolo.

E dovremmo farlo tutt@, visto che sono anni che chi difende i principi dell’antifascismo e lotta sui propri territori viene costantemente colpito da meccanismi repressivi simili o peggiori di questi.

Per quanto ci riguarda noi continueremo a farlo, perchè crediamo nella giustizia sociale, nei diritti per tutte e tutti e nella legittimità di lottare per conquistarli e difenderli. Perchè crediamo che in un Paese che sta identificando i più deboli come i nemici numeri uno, ci sia ancor più bisogno di questo.

Antifasciste e Antifascisti Roma Sud

Social, privacy e libertà. Seminario per naviganti consapevoli

Social, privacy e libertà. Seminario per naviganti consapevoli

Finiti i tempi in cui Matrix era un mondo immaginario e il Grande Fratello un esperimento innovativo, oggi è naturale essere sempre connessi, pronti a reagire ad un commento e a condividere un contenuto. L’uso della social è entrato a pieno titolo nelle nostre vite, senza un telefono nelle mani ci sentiamo smarriti e quando la batteria va giù potremmo uccidere per avere a portata di mano una presa di corrente per ricaricare.

Non si tratta solo di comunicare, ma di conoscere, esporsi, informarsi, curiosare. Lo strumento che abbiamo nelle mani, però, è molto più complesso dell’uso che noi ne facciamo, tanto che può essere lui ad usare noi e capovolgendo il senso delle nostre informazioni ne costruisce uno diverso fuori dal nostro controllo.

Ne parliamo con:

  • Andrea Daniele Signorelli, si occupa del rapporto tra nuove tecnologie, politica e società. Nel 2015 ha pubblicato Tiratura Illimitata: inchiesta sul giornalismo che cambia per Mimesis edizioni.
  • Andrea Turturro, dottorando di ricerca presso la facoltà di Giurisprudenza – l’Università degli Studi Roma Tre, si occupa di Privacy e Data protection.