Corteo Cittadino per il Diritto alla Casa alla Regione Lazio

Corteo Cittadino per il Diritto alla Casa alla Regione Lazio

UN PIANO REGIONALE DI EDILIZIA PUBBLICA PER FERMARE SFRATTI E SGOMBERI: CORTEO CITTADINO

Piattaforma della manifestazione che arriverà fino alla sede della Regione Lazio, indetta dai Movimenti per il diritto all’abitare e a cui partecipa ASIA-USB.

Nella Regione Lazio, in particolare a Roma, la politica sulla casa è stata completamente cancellata in favore della rendita e della speculazione immobiliare. Sono stati realizzati migliaia di alloggi privati, permettendo così ai costruttori di arricchirsi edificando interi quartieri senza tener conto delle reali esigenze della città e dei suoi abitanti, ovvero la necessità di case pubbliche. Questa situazione insieme all’avanzare della crisi economica, ha prodotto migliaia di disoccupati e lavoratori precari, lasciando tantissime famiglie in balia del libero mercato. Sempre più nuclei famigliari sono in difficoltà a pagare il costo della casa, secondo i dati Istat, a livello nazionale, sono oltre 3 milioni, a cui si aggiungono i dati sull’emergenza abitativa strutturale: gli sfrattati (45.184 sentenze e 16.281 sfratti eseguiti negli ultimi 6 anni a Roma) e coloro che vivono nei residence da decenni (oltre mille nuclei familiari).

Almeno centomila nuclei familiari con redditi bassi e spesso senza reddito, anziani, giovani coppie, persone separate e single, immigrati, sono alla ricerca di un alloggio. Una parte di questi soggetti, per avere un tetto sulla testa, sono stati spesso costretti ad occupare palazzi pubblici o privati abbandonati, oppure alloggi lasciati vuoti.

La mala gestione dell’Edilizia Residenziale Pubblica, da parte del Comune di Roma, ha portato ad un totale stato d’abbandono delle case popolari, il cui degrado sta seriamente mettendo in pericolo la salute dei suoi abitanti. Manutenzione ed interventi di ristrutturazione non vengono mai effettuati, neanche nelle situazioni di maggiore criticità. Inoltre, la mancanza di offerta di alloggi sociali (siamo fermi circa al 3% del totale) e il mancato scorrimento delle graduatorie di assegnazione delle case, ha costretto migliaia di famiglie, circa 9000 solo a Roma, ad occupare una casa popolare.
L’ edilizia agevolata pubblica (i cosiddetti Piani di Zona) avrebbe potuto rappresentare una soluzione alloggiativa per quel settore di popolazione che non può accedere agli alloggi E.R.P., a causa del superamento dei limiti di accesso reddituali, e che al contempo non ha un reddito sufficiente per rivolgersi al libero mercato. Tutto ciò avviene in quanto i Piani di Zona sono stati oggetto di meccanismi di speculazione da parte di cooperative e ditte costruttrici, che hanno commesso gravi violazioni nella gestione dei finanziamenti pubblici destinati all’edilizia sociale truffando decine di migliaia di cittadini e lo stesso Stato. Nonostante le denunce, le inchieste e i sequestri di alloggi eseguiti dalla magistratura, il Comune di Roma non ha ancora applicato le sanzioni di legge, che prevederebbero anche l’acquisizione gratuita delle abitazioni. L’inquilinato dei Piani di Zona, oltre ad essere stato truffato, continua a subire giornalmente l’azione arrogante di chi ha violato la legge e a richieste di aumenti impossibili degli affitti, rischia seriamente di perdere la propria casa.
Le politiche di valorizzazione e di gestione speculativa del patrimonio abitativo degli Enti previdenziali (Empam, Enpaia, Enasarco, INPS, Casse etc) che sono portate avanti anche mediante l’utilizzo di Fondi immobiliari, coinvolgono più di 60.000 alloggi a Roma. Queste politiche mettono in pericolo tanti inquilini che rischiano di perdere la loro abitazione in quanto non possono far fronte alle condizioni di vendita a prezzo di mercato oppure ai nuovi canoni di affitto proposti, talvolta anche superiori ai prezzi di mercato.

In conclusione chiediamo:

• Riattivazione del piano decennale di finanziamento di edilizia pubblica di 1 Mld (nuova Gescal regionale).

• Rendere operativo il piano regionale sull’emergenza casa (delibera n° 18/2014) utilizzando i fondi ex Gescal (200mln € di Roma ), convertendo in legge la delibera n°18/2014.

• Fermare sfratti e sgomberi per chi ha i requisiti per l’E.R.P.

• Un piano di regolarizzazione degli inquilini senza titolo delle case popolari aventi diritto in base ai requisiti E.R.P.

• Innalzare i limiti di reddito per la decadenza, considerando il 30% di quello dei figli.

• Rinnovata e vera gestione del patrimonio ERP uscendo dalla finalità aziendalistica di ATER, riportandola alla sua funzione originale ovvero ente gestore e di programmazione di tutto il patrimonio ERP escludendo ogni forma di amministrazione privata (modello Romeo, Prelious Aequa Roma).

• Rifiuto di ogni tentativo di aumento dei canoni di locazione e adeguamento degli oneri accessori per i servizi realmente ed oggettivamente erogati.

• L’impegno della Regione Lazio in tutela degli inquilini degli enti previdenziali (Inps, Enpaia, Enasarco, Casse ecc.), riattivando le norme regionali che prevedono la concessione di mutui agevolati o l’acquisto delle case da parte degli Ater per chi non può acquistare.

• Attuazione della norma (L. 199/2008) che tutela chi è insolvente nel pagamento del mutuo della casa.

• Promuovere una forte azione istituzionale da parte della Regione Lazio per: la verifica della modalità di realizzazione dei piani di edilizia agevolata (i piani di zona) e della spesa dei fondi (1,5 Mld di euro negli ultimi 20 anni); fermare il sistema di gestione speculativo e sanzionare le imprese cooperative costruttrici che hanno commesso gravi violazioni.

Per questo invitiamo tutti a partecipare all’importante giornata di mobilitazione, organizzata dai movimenti per il diritto all’abitare, prevista per giovedì 7 febbraio alle ore 15:00, a via G. Pullino (metro Garbatella), per partire in corteo fino alla Regione Lazio.

Senza Acqua Roma e la Città Metropolitana Muoiono!

Senza Acqua Roma e la Città Metropolitana Muoiono!

Senza acqua Roma e la Città Metropolitana muoiono, riprendiamoci la vita

Nell’estate in cui Roma ha conosciuto da vicino la furia devastatrice del fuoco; in cui l’autobus che passava ogni mezz’ora se va bene si vede ogni ora; in cui le aree verdi rimaste aperte e senza transenne sono diventate marroni; in cui a gatti e cavalli si sono abitualmente aggiunti cinghiali, capre e guerre tra volatili vari; in cui la puzza e le mini discariche intorno ai cassonetti sono diventate normali e immancabili; in cui non c’è più una strada percorribile in sicurezza e senza fare gimkane dal centro alle periferie più esterne; in questa Roma qui, il M5s e la Sindaca Raggi continuano nella loro ‘grande menzogna’ finalizzata a descrivere una realtà di plastica, in una cinica e surreale commedia recitata sulla pelle della cittadinanza ed in offesa all’intelligenza della sua anima popolare.

Con la siccità che da incubo è diventato realtà, con il razionamento dell’acqua paventato per il prossimo lunedì e che comunque è dietro l’angolo, la misura è davvero colma. Malgrado Roma, tramite Acea, abbia teppisticamente contribuito a prosciugare il Lago di Bracciano causando un danno ambientale di ingenti proporzioni ed abbia presentato persino un ridicolo ricorso contro la giusta decisione della Regione Lazio di bloccare i prelievi, la Sindaca Raggi ha ignorato per mesi la questione, non ha ascoltato gli allarmi lanciati da più parti ed in particolare quelli provenienti dai Comuni del Lago, ha aspettato l’ultimo minuto per convocare una riunione con Regione ed Acea più utile alla propaganda che ad affrontare il drammatico problema, ha respinto la soluzione proposta dalla Regione Lazio di aumentare la quantità di acqua prelevata dal Peschiera. Giunti a questo punto è urgente che a prendere in mano la situazione di fronte a tanta incapacità sia il Governo nazionale, in particolare con il Ministero per l’Ambiente e il Ministero per la Salute e le Politiche Sociali.

Dov’era Virginia Raggi, Sindaca della Città Metropolitana, Sindaca di Roma ed azionista di maggioranza di Acea, quando in azienda si aumentava la remunerazione dei soci del 25% rispetto al 2015 sottraendo risorse agli investimenti che sarebbero state preziose per riqualificare parti di quella rete-colabrodo che disperde nel tragitto il 42%-45% dell’intero patrimonio idrico? E dov’è adesso, a siccità sopravvenuta, a nasoni in molti casi già chiusi, a pochi passi dal ‘traguardo’ di chiudere per la prima volta i rubinetti dei Romani nella storia millenaria della città, mentre continuano a susseguirsi le immagini di perdite d’acqua dal centro alle periferie più esterne – da Corso Rinascimento a Parco Longanesi, dalla Farnesina a Monteverde ed al Casaletto, da San Giovanni a Cinecittà, dal Pigneto a Torre Angela, da sud a nord e da est ad ovest – con tempi medi di intervento sui guasti che superano il mese?

Acea, che tramite Ato 2 (Ambito Territoriale Ottimale Lazio centrale – Roma) gestisce la risorsa acqua per circa 4 milioni di abitanti e 112 comuni, fornisce un servizio indecente, aumenta i costi in bolletta per gli utenti, distribuisce utili cospicui ai suoi grandi azionisti, investe in misura insufficiente nel rinnovamento delle tubature, si macchia di danni ambientali come dimostra ora l’interesse della Procura di Civitavecchia e le perquisizioni odierne dei NOE alla sede di Acea Ato2.

Per invertire la rotta privatistica di Acea la strada è già segnata da tempo, e servono due gambe per percorrerla: una è quella del Campidoglio, con l’avvio della ripubblicizzazione di AceaAto2 e lo stop all’espansione di AceaSpA in altre aree. L’altra è la piena attuazione della legge regionale 5 votata all’unanimità dal Consiglio nel 2014, a partire dalla riforma e dalla nuova definizione degli Ato sulla base di una pluralità di ambiti idrografici e aprendo alla partecipazione reale delle comunità locali nella gestione dell’acqua.

Non si può restare in silenzio di fronte a tanta irresponsabilità sociale, a quel misto di menefreghismo e disprezzo per la città ed il Bene Comune preludio di una ulteriore, probabile e beffarda furia privatizzatrice che si abbatterà anche su Acea. Ridurre l’acqua e limitarne la disponibilità pubblica comporta, infine, un grave peggioramento delle condizioni di vita di tutti ed in particolare di poveri e senza casa, nonché aggrava il rischio di mandare in crisi servizi essenziali che già oggi non godono certo di buona salute.

Si fa appello ai cittadini tutti, alle realtà sociali, sindacali e dell’ambientalismo, alle forze politiche democratiche, ai Comuni del Lago di Bracciano, affinché si manifesti subito dissenso e rabbia sotto la sede centrale dell’azienda a Piazzale Ostiense:

  • per scongiurare il razionamento dell’acqua con un urgente intervento del Governo nazionale, a fronte dell’incapacità di Sindaca e Giunta capitolina;
  • per ricordare ai vertici di Acea ed alla Sindaca che Roma che l’acqua non è mai mancata nella storia millenaria della città;
    per pretendere da Acea un Piano industriale degno di questo nome ed un’azione puntuale e rapida di risanamento delle tubature-colabrodo;
  • per finirla con i prelievi scellerati ed inutili dal lago di Bracciano, che sono causa di un danno ambientale di vaste proporzioni;
  • per obbligare i vertici di Acea e Campidoglio a lavorare davvero, iniziando dalla rete idrica;
  • per farla finita con bugie e scaricabarile;
  • per la piena attuazione della L.Reg. 5/2014;
  • per gridare che a Roma stiamo perdendo la pazienza e non siamo più disposti a tollerare tanta violenta incapacità nascosta da vuota propaganda.

Appuntamento lunedì 31 luglio, alle ore 17.30 a Piazzale Ostiense 2, di fronte alla sede di Acea. Sono invitate a partecipare tutte le forze sociali e politiche della città.