Restiamo Umani – Verso il presidio di Venerdì 25 Gennaio – All migrants are welcome!

Restiamo Umani – Verso il presidio di Venerdì 25 Gennaio – All migrants are welcome!

Manifestazione pacifica per denunciare le politiche del governo Conte – e del ministro dell’Interno Salvini – in fatto di migrazione e accoglienza.

Circa 25 tra attiviste e attivisti della Rete Restiamo Umani hanno manifestato pacificamente questa mattina davanti al Vittoriano di Piazza Venezia  per denunciare le politiche del governo Conte – e del ministro dell’Interno Salvini – in fatto di migrazioni e accoglienza. Mentre veniva aperto uno striscione con il messaggio “Naufragi di Stato”, attiviste e attivisti si sono coperti il volto in modo simbolico, per ricordare quanto le persone migranti vengano rese invisibili da frontiere, chiusure e leggi.

Per protestare contro le politiche dell’esecutivo in carica, la Rete Restiamo Umani invita tutte e tutti a prendere parte al presidio “Frontiere visibili persone invisibili! All migrants are welcome!” che si terrà venerdì prossimo in Piazza dell’Esquilino a Roma, alle ore 17.

«Sin dal suo insediamento, il governo gialloverde si è contraddistinto per la sua pericolosa propaganda in fatto di migrazione, chiudendo i porti italiani a suon di tweet e alimentando un clima di scontro sempre più violento e xenofobo tra cittadini e migranti», dichiarano dalla Rete.

Le attiviste e gli attivisti denunciano le costanti violazioni di diritti fondamentali e la creazione di frontiere visibili e non, che colpiscono le fasce più deboli della popolazione, e che derivano da provvedimenti come il Decreto Legge Salvini su sicurezza e immigrazione. “È un vero e proprio atto di guerra al diverso, a chi non ha diritti, ma anche a chi compie atti di solidarietà e disobbedienza civile», continuano. “La chiusura del CARA di Castelnuovo di Porto è un drammatico effetto del decreto. Quel centro non era certo un modello di accoglienza, ma sradicare, separare e deportare le persone da un giorno all’altro è inaccettabile”. «Abbiamo un governo, trainato dal ministro dell’Interno, che sorveglia e punisce chi alza la testa contro questo stato di paura e contro la violazione dei diritti fondamentali delle persone. Tale condizione è poi ulteriormente alimentata da una permanente campagna mediatica mistificatoria, razzista e asfissiante».

Le attiviste e gli attivisti inoltre hanno voluto rimarcare ancora una volta quanto sta verificandosi nel Mediterraneo. Eventi drammatici come il recentissimo naufragio di 117 migranti e il respingimento in Libia di altre 100 persone.

«Tutto questo non sarebbe accaduto se fossero state date istruzioni precise alla guardia costiera italiana per intervenire, e se non ci fosse stata in corso una chiara politica contro il ruolo delle ONG che operano salvataggio in mare. Non possiamo più restare a guardare, è tempo di agire. Restiamo Umani sostiene ogni atto di disobbedienza civile alle politiche securitarie di questo governo, per mare e per terra, e invita tutte e tutti in piazza dell’Esquilino a Roma, venerdì 25 gennaio a partire dalle ore 17.00», concludono dalla Rete Restiamo Umani.

Per protestare contro le politiche dell’esecutivo in carica, la Rete Restiamo Umani invita tutte e tutti a prendere parte al presidio “Frontiere visibili persone invisibili! All migrants are welcome!” che si terrà venerdì prossimo in Piazza dell’Esquilino a Roma, alle ore 17.

Agitazione Permanente – Mozione Respinta – Presidio NUDM

Agitazione Permanente – Mozione Respinta – Presidio NUDM

Giù le mani dai nostri corpi!

Lunedi 22 ottobre anche il consiglio comunale di Roma discuterà e voterà la mozione contro l’aborto approvata a Verona
poche settimane fa. Il testo, presentato dal gruppo di Fratelli d’Italia è infatti esattamente lo stesso e propone di:
– proclamare Roma città a favore della vita e di inserire nello statuto comunale tale principio
– attuare politiche che rimattano al centro la famiglia e la natalità
– finanziare i centri e le associazioni per la vita
– promuovere o sostenere progetti finalizzati a informare sulle alternative all’aborto.

Fatta fuori dal governo dagli ex alleati della Lega, Giorgia Meloni non trova di meglio da fare che replicarne le iniziative.
Ma come abbiamo già fatto a Verona, le donne non stanno a guardare.
Lunedì 22 ottobre dalle 14 fino al termine dell’assemblea capitolina saremo in Campidoglio per impedire che questa mozione passi.

La città femminista, le nostre pratiche di autonomia e solidarietà, i nostri corpi, i nostri desideri non sono negoziabili.
ci volete ancelle, ci avrete ribelli!

#agitazionepermanente
#moltopiùdi194
#MozioneRespinta

Presidio Notav alla Corte di Cassazione

Presidio Notav alla Corte di Cassazione

L’11 aprile la Cassazione emetterà la sentenza definitiva sul maxi processo notav.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare ad un presidio davanti alla Corte di Cassazione per una giornata a sostegno dei notav.

Il comunicato del movimento notav

Un processo, di chiara connotazione politica, nel quale sono stati imputati 53 notav per le giornate del 27 giugno, lo sgombero della Maddalena, e l’assedio al cantiere del 3 luglio 2011, che in primo grado si è svolto in un clima surreale, con udienze settimanali, nell’aula bunker del carcere delle Vallette. La magistratura ancora una volta, ha dimostrato con un’ accusa strumentale e feroce, comminando pene esemplari, il chiaro intento intimidatorio nei confronti di tutto il popolo notav.

In primo grado erano state 47 le condanne per un totale di 142 anni e 7 mesi di reclusione in tutto, con pene inflitte dalla Corte che hanno superato persino le richieste della Procura.

Una vendetta di stato la definimmo allora (e lo ribadiamo oggi), perché capace di infliggere a 53 notav più anni di galera degli autori del disastro del Vajont ( ben 130 anni in più).

Oltre alle condanne sono state inflitte a vario titolo risarcimenti, provvisionali e spese processuali per cifre enormi.

Nel secondo grado le condanne sono scese a 38 con la Corte d’Appello che ha ritenuto importante ribadire nella sentenza che «il comportamento delle forze di polizia è stato pacato, misurato e in linea con le direttive contenute nei provvedimenti dei vertici degli uffici e degli ordini dati sul campo», anche quando i fatti documentati dimostrano che non è proprio andata così (vedi Operazione Hunter o i 4.357 lacrimogeni lanciati contro i noi il solo 3 luglio 2011)

Ora si arriva alla sentenza definitiva e le condanne potranno diventare esecutive (a meno che la corte non accolga, anche in parte, i numerosi ricorsi che potrebbero annullare parte o tutta la sentenza e rinviare gli atti per un nuovo processo) così come le provvisionali e i risarcimenti, che sono circa 145.000,00€ le provvisionali (a titolo di parziale risarcimento delle diverse parti civili costituite tra cui Telt, sindacati di polizia e Ministeri) e 250.000,00€ di spese legali (parcelle degli avvocati di parte civile).

Per questo non vogliamo far mancare la nostra solidarietà a tutti e tutte, perché ognuno di noi poteva essere imputato in questo processo, perché in quelle giornate c’eravamo tutti, con il corpo e con il cuore.

Sono giornate impresse nella nostra storia, collettiva e di popolo, che non troverà mai la giusta verità in un’aula di tribunale perché ci siamo abituati, ma mai rassegnati, a vedere riscritti fatti che ci riguardano secondo la penna e il codice penale di chi, in qualche modo, si è sempre schierato dalla parte dell’opera e del sistema tav.

Abbiamo sempre avuto ragione, e anche oggi i fatti lo dimostrano, ma siamo sempre stati trattati come “casi penali” da chi ha molteplici interessi nella costruzione della linea e nella sconfitta di un movimento popolare capace di scrivere la storia di questo Paese, senza paura, con la propria lotta e senza chinare mai la testa. Nemmeno quando hanno provato a piegarci con gli arresti, con centinaia di processi, centinaia di migliaia di euro di risarcimenti e capi d’imputazione sempre più duri fino ad arrivare alle imputazioni per terrorismo.

La magistratura è stata un grimaldello della politica, che non avendo veri strumenti e argomenti per contrastarci, ha delegato tutto al piano penale e repressivo, per piegarci e spaventarci, ma non ha mai ottenuto l’effetto desiderato.

Siamo ancora qui, con lo stesso entusiasmo di un tempo, fieri delle nostre battaglie e sempre più convinti (e documentati) delle nostre ragioni.

Abbiamo imparato a camminare insieme, e non lasciare indietro nessuno, in nessuna occasione, e per questo anche l’11 aprile vogliamo far sentire la nostra vicinanza ai notav imputati con iniziative in Valle e a Roma, davanti alla Corte di Cassazione, dove verrà letta la sentenza.

Per questo chiediamo la collaborazione di tutti e tutte a costruire i due appuntamenti, rilanciando anche un’assemblea popolare per Venerdì 13 Aprile, al Palanotav di Bussoleno.

Avanti notav!

Il Movimento Notav

Verità e Giustizia per Sakine, Fidan e Leyla

Verità e Giustizia per Sakine, Fidan e Leyla

09/01/2013- 09/01/2018

A 5 anni dall’assassinio di Sakine Cansiz, co-fondatrice del Partito del Lavoratori del Kurdistan, di Fidan Doğan, rappresentante del KNK (Congresso Nazionale del Kurdistan) di Parigi e della componente del movimento giovanile, Leyla Şaylemez, torniamo in piazza con i fratelli e le sorelle curde, per denunciare la responsabilità dello Stato turco e la complicità dell’Europa di questa triste scomparsa prematura.

“…Negli ultimi cinque anni c’è stata una continua ricerca di giustizia. In questi cinque anni sono emerse moltissime informazioni sul massacro e tutti i segnali indicano Ankara.
Ogni pezzo di informazione che emerge conferma e completa il prossimo. Dopo cinque anni le nuove informazioni hanno sottolineato la responsabilità del MİT.

Il ruolo dell’intelligence turca era stato stabilito in precedenza e era chiaramente compreso nel rinvio a giudizio. Ma il processo non si è concluso. Il sospetto assassino Ömer Güney è improvvisamente morto poche settimane prima che il processo iniziasse. Il caso è stato di fatto abbandonato. Ma la ricerca di giustizia è andata avanti.

Successivamente è stato affermato che il massacro di Parigi è stato pianificato durante gli incontri di Oslo e Imrali, perfino che componenti della delegazione nei colloqui fossero tra i cospiratori.
Nel quinto anniversario del massacro, a pochi giorni dal quinto anniversario della visita del primo comitato a Imrali, il 3 gennaio 2018, la Co-Presidenza del Consiglio Esecutivo della KCK ha rilasciato una dichiarazione.

Le informazioni che la KCK ha condiviso, riguardo a due importanti funzionari del MİT catturati nell’agosto 2017, hanno rivelato il nome dell’uomo che ha progettato il massacro di Parigi: Sabahattin Asal. Secondo la dichiarazione della KCK, ha partecipato agli incontri di Imrali a nome dello Stato insieme a Muhammed Dervişoğlu. Asal è un funzionario del MİT, in particolare, una delle quattro firme sul documento riservato datato 18 novembre 2012 trapelato nel gennaio 2014.

Il fatto che questo nome annunciato dalla KCK coincida con il nome sul documento e con lo stesso uomo che ha partecipato agli incontri di Imrali mostra che il ruolo dello Stato turco nel massacro va anche più in profondità. Con queste nuove informazioni il caso del massacro di Parigi è entrato in una nuova era.” (dichiarazioni complete http://www.uikionlus.com/decifrati-gli-assassinii-di-parigi/)

Una fiaccolata seguita da un lancio di lanterne, per ricordare assieme con gli occhi al cielo, tre tra le compagne del movimento più attive nel processo di liberazione delle donne in Medio Oriente, senza le quali, le idee e i percorsi della rivoluzione del Confederalismo Democratico, probabilmente non starebbero dando i loro straordinari frutti.

Sakine è viva!
Fidan è viva!
Leyla è viva!

Chi ha compagne e compagni non muore mai

Dalla Parte del Popolo Palestinese – Free Palestine

Dalla Parte del Popolo Palestinese – Free Palestine

Presidio a Sostegno del Popolo Palestinese e della sua nobile Resistenza contro le politiche oppressive del governo Israeliano. Insieme, complici e solidali, contro ogni forma di sfruttamento e sovradeterminazione. Presidio Martedì 1 Agosto ore 17, Piazza della Rotonda.

Gli eventi degli ultimi giorni dimostrano come la città di Gerusalemme sia costantemente teatro di scontro e di lotta tra le forze occupanti, guidate dal governo di Israele, e le sollevazioni spontanee del popolo palesitinese.

La resistenza dei fratelli e delle sorelle in lotta, deve assumere necessariamente un ruolo centrale per l’attenzione dell’opinione pubblica e della Comunità Internazionale.

Per questo invitiamo la Città a ribadire complicità nei confronti di ogni popolo oppresso che lotta per libertà e per l’autodeterminazione.

Sarà un momento di espressione e condivisione di arte e cultura colorato e partecipato, in cui la Comunità palestinese scenderà in piazza e aprirà i microfoni per avere il sostegno di tutte le realtà romane e nazionali che da più di 50 anni sostengono i percorsi di solidarietà internazionale.

Sarà prima tappa di lancio verso il 29 novembre, data che l’Onu ha indicato come giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese.

Sarà un incrocio da cui ripartire per riaffermare l’unica possibile soluzione per la pace: #freePalestine #EndTheOccupation

“I palestinesi della Comunità di Roma e d’Italia, denunciano e condannano la politica criminale dei governanti d’Israele, l’aggressione dei soldati e dei coloni, responsabili dell’uccisione di decine di palestinesi in soli tre mesi, di cui 4 ragazzi tra cui un bambino solo negli ultimi due giorni e il ferimento di altri 320. Salutano con orgoglio, la resistenza eroica del loro popolo – musulmani e cristiani – per la difesa dell’Al’Aqsa e di Gerusalemme. Denunciano e condannano il silenzio, l’indifferenza e la complicità della comunità internazionale e particolarmente dell’Unione Europea e chiedono un immediato intervento per garantire la protezione dei luoghi sacri di Gerusalemme e del popolo palestinese che da più di 50 anni continua ad aspettare l’applicazione delle risoluzioni dell’ONU e della Legalità internazionale che Israele non ha mai rispettato.

La Comunità palestinese chiede il ritiro israeliano dai territori palestinesi occupati, il riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione del suo Stato libero ed indipendente sul suo territorio nazionale. Sono condizioni minime che neanche dovrebbero essere chieste in quanto sancite dal Diritto internazionale e dalle numerose Risoluzioni Onu ignorate senza alcuna sanzione da Israele. Condizioni senza il rispetto delle quali non ci sarà mai pace in Medio Oriente.
Gloria alla Resistenza e agli eroi resistenti.

Per la fine dell’aggressione e dell’occupazione israeliana.
Palestina Libera.”

(Dal comunicato della Comunità Palestinese a Roma e nel Lazio del 22/7/2017)