da admin | 13 Ott 2017
6OTTOBRE Assemblea pubblica di presentazione
Ore 15.30 // Spin Time Labs (Via Santa Croce in Gerusalemme 42)
◊ 13 OTTOBRE Corteo studentesco || Generazione Ribelle per cambiare la scuola
Ore 9.00 / Piramide (MB)
Siamo una Generazione ribelle e il 13 Ottobre saremo insieme a tutti gli studenti medi di Roma e provincia a Piramide perche abbiamo ancora voglia di cambiare scuola e paese.
Vogliamo percorsi di alternanza veramente formativi. Per una nuova regolamentazione che comprenda il dimezzamento delle ore necessarie per accedere all’esame di stato, la rimozione delle ore pomeridiane ed estive e l’adeguamento dei programmi nei confronti delle ore utilizzate per l’alternanza scuola-lavoro. per chiedere la creazione di spazi di confronto nella scuola per l’alternanza scuola-lavoro, dove lo studente possa proporre e scegliere il proprio percorso e che la scuola rimborsi le spese effettuate per raggiungere e svolgere il percorso di alternanza scuola-lavoro.
Sfileremo per le piazze di Roma, convinti che una città e una scuola a misura di studenti posso esistere, chiedendo la messa a norma delle strutture scolastiche e investimenti nel diritto allo studio.
Il nuovo liceo breve non è la risposta ad un nuovo modello di didattica, serve rendere partecipi gli studenti nei percorsi.
Il 13 Ottobre saremo nelle piazze per urlare che la nostra generazione non ci sta, che vogliamo cambiare questa scuola e questo paese, partecipa e manifesta!
da admin | 12 Set 2017 | Blog, Scuola e Università
Il report dell’assemblea nazionale degli studenti medi tenutasi il 6 settembre al Centro Sociale Rivolta
In un contesto in cui la scuola pubblica sta subendo una forte involuzione senza interruzioni alcune dalla Riforma Gelmini del 2008 sino ad oggi con la Riforma della Buona Scuola di Renzi, ripresa inoltre dall’attuale governo Gentiloni, riteniamo necessario continuare le battaglie intraprese negli anni precedenti e riteniamo altresì che ci sia la necessità di portare avanti le nostre rivendicazioni con una radicalità molto più incisiva rispetto al passato. Siamo ad oggi vittime di un assedio che stravolge completamente il mondo della formazione, rendendolo dall’oggi al domani una fucina di giovani precari da poter sfruttare piuttosto che di cittadini dotati di senso critico.
Siamo consapevoli del fatto che oggi è necessario dotarsi di nuovi strumenti rispetto agli anni passati, soprattutto perché allo stato attuale delle cose i nostri diretti interlocutori sono quegli studenti che hanno intrapreso il loro percorso di formazione all’interno di una scuola già riformata. Abbiamo di conseguenza il bisogno di sperimentare nuove pratiche di pari passo con un avanzamento teorico rispetto alla lotta da condurre contro la Buona Scuola così da permettere agli studenti di tornare ad immaginare un diverso modello di scuola che si opponga in toto a quello che è stato propinato negli ultimi anni.
Prendendo atto che ad oggi non è possibile sfuggire al meccanismo dell’Alternanza Scuola-Lavoro, essendo divenuto un prerequisito necessario al conseguimento dell’esame di maturità, sentiamo la necessità di determinare, attraverso la presenza dei collettivi all’interno di ogni scuola, i processi che attualmente siamo costretti a subire.
In tal senso vogliamo essere noi a decidere come impiegare il nostro tempo da dedicare all’ASL, nelle modalità e nei luoghi ritenuti opportuni da ogni singolo studente attraverso proposte individuali o collettive.
Posta la centralità dell’autonomia decisionale attorno all’Alternanza, in qualunque modo questo progetto venga attuato, gli studenti che vi partecipano producono sostanzialmente ricchezza destinata a rimanere solamente alle imprese che li hanno “assunti” con l’effetto di disincentivare assunzioni retribuite e favorendo la disoccupazione o la sottoccupazione.
Crediamo che la ricchezza prodotta durante l’ASL, ma anche durante la stessa attività di studio come lavoro immateriale, debba essere redistribuita e non usufruita solo dalle imprese, per questo vogliamo che il valore prodotto durante queste attività sia messo a disposizione di tutti attraverso la costituzione di un welfare studentesco che vada da incentivi scolastici, a borse di studio, a libri di testo e mezzi di trasporto gratuiti oppure a facilitare l’accesso alla cultura, come nel caso di cinema o teatri. Crediamo comunque che il meccanismo dell’ASL sia nocivo non solo per chi viene sfruttato, ma anche per quello che dovrebbe essere la scuola pubblica in sé: per questo cercheremo di inceppare e boicottare l’ASL in qualsiasi forma. La costruzione di un rapporto di forza con istituti e presidi deve essere uno strumento fondamentale da praticare tramite i collettivi studenteschi in ogni scuola.
In questo discorso non può non rientrare la Carta dei Diritti e dei Doveri dello studente in alternanza, un provvedimento che a parer nostro è un ulteriore schiaffo morale agli studenti.
Non ci interessa essere falsamente tutelati all’interno di un contesto di sfruttamento legalizzato.
Riteniamo inoltre necessaria una mappatura precisa dei casi eclatanti di sfruttamento durante l’alternanza, in modo tale da poter costruire una vasta campagna di controinformazione e mobilitazione per poter dare più forza alle nostre istanze. Riteniamo invece gravissime le novità che arrivano da Milano, dove il ministro Fedeli e il sindaco Sala hanno sottoscritto un accordo per praticare l’ASL all’interno del comune stesso. Questo non solo di fatto trasforma lo stato in sfruttatore nei confronti degli studenti, ma cosa assurda viene spacciato come uno strumento di formazione alla cittadinanza attiva in quanto praticata nel mondo della politica. Sappiamo bene però come la stessa politica dei partiti sia la fautrice dei meccanismi di sfruttamento.
Consapevoli della centralità che ha nella nostra società il tema delle migrazioni e il grande numero di studenti appartenenti a seconde generazioni di immigrati che frequentano ogni giorno le scuole italiane, crediamo che dal momento in cui uno studente viene ritenuto adatto ad essere inserito nel mondo lavorativo tramite l’ASL, ma anche solo sia inserito e integrato nel sistema scolastico, allora sia anche adatto a ricevere la cittadinanza favorendo così realmente l’integrazione, al contrario di quanto avviene ora.
È su questa linea che intendiamo mostrare la nostra opposizione all’ultimo provvedimento del governo sui licei brevi, ultimo tassello del mosaico che ha stravolto il mondo dell’istruzione potenziando la dinamiche di introduzione prematura dei giovani nel mondo del precariato e di tagli, a livello economico e didattico, alla scuola pubblica con conseguente danneggiamento della formazione degli studenti. A tutto questo va associato il dato per il quale le classi che sperimenteranno questo nuovo percorso di formazione saranno costrette a svolgere le attività di ASL durante le vacanze di Natale e Pasqua, oltre che durante il periodo estivo. Tutto ciò rappresenta appieno la trasformazione definitiva della scuola in chiave neo liberista, una scuola che crea precari piuttosto che cittadini.
In questa fase in cui facciamo difficoltà a massificare le mobilitazioni, lo strumento del collettivo studentesco è per noi fondamentale. Abbiamo dunque assolutamente bisogno di rimettere al centro del nostro intervento politico i collettivi, in quanto essi stessi non solo sono la linfa vitale di ogni mobilitazione che portiamo avanti, ma dovranno essere al tempo stesso i protagonisti assoluti di ogni singola contestazione.
Siamo infatti convinti che, rendendo centrale l’intervento politico dei collettivi avremo modo di ledere in maniera concreta e capillare sia ai presidi sceriffo sia alle aziende che entreranno all’interno dei consigli d’istituto.
Dato questo panorama del sistema scolastico è fondamentale ricordarci che la scuola è il luogo di formazione critica e di crescita dei futuri cittadini che non prescinde dalla società che la circonda: in questo ambito la scuola diventa il luogo in cui devono esseri creati tutti quegli anticorpi contro una società che ci educa ad essere razzisti e sessisti. Dobbiamo essere capaci di proteggerci dai populismi che banalizzano la discussione attorno all’antirazzismo o che, faccia della stessa medaglia, ci abituano a assumere acriticamente valori fondanti di una società patriarcale.
“La scuola è lo spazio che forma la società del futuro, quello in cui generazioni di cittadini crescono e si formano, lasciare questo spazio alle logiche attuali vuol dire accettare un mondo basato su sfruttamento, impoverimento e discriminazioni etniche e di genere, perché queste sono le dinamiche di cui il potere necessita per riprodursi. E’ pura illusione pensare che queste stesse dinamiche, che vediamo scuotere il mondo intero dall’America al Medioriente, non comprendano e non guidino il mondo della scuola.
Schierarci e far schierare è la sfida che abbiamo di fronte. Dobbiamo essere all’altezza della situazione.”
Per tutto ciò lanciamo la data del 13 ottobre come prima data di mobilitazione nazionale durante la quale portare nelle piazze tutte le tematiche e le rivendicazioni sopra elencate.
Anche e soprattutto per questo abbiamo intenzione di rovinare la festa alla ministra Fedeli in occasione degli Stati Generali dell’Alternanza Scuola Lavoro, annunciati al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.
Torneremo alle vostre porte e busseremo ancora più forte, non abbiamo più niente da perdere.
Generazione ribelle
da GlobalProject.info
da admin | 24 Mar 2017 | Blog, Glocal, Migranti, Scuola e Università
Il 25 marzo si riuniranno nella nostra città i i capi di stato e di governo europei, per celebrare il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, che istituì la Comunità Economica Europea. Il 25 Marzo sarà solo il primo di tanti eventi istituzionali che coinvolgeranno il nostro Paese nei prossimi mesi – a partire dal G7 di Taormina dove sarà presente Donald Trump – eventi che sicuramente ignoreranno i problemi centrali per la nostra generazione, come la mancanza di prospettive, di cui i i primi responsabili sono proprio questi governi.
Generazione cresciuta con la promessa di un’Europa che avrebbe garantito la crescita economica, e che si è ritrovata, invece, a essere più povera di quella che l’ha preceduta, la prima a vedersi ridurre, e non aumentare, le proprie possibilità di realizzazione e di autosufficienza economica. Dopo un decennio di crisi continua, l’unica soluzione proposta dalla governance europea è stata l’austerity, lo smantellamento dei diritti sul lavoro, di cittadinanza, di formazione, e in ultimo di libera circolazione. Dopo essere cresciuti in un mondo che prometteva il rispetto e lo sviluppo dei diritti fondamentali di ogni individuo, ci ritroviamo invece ad assistere alla costruzione di confini in ogni angolo del globo: che si tratti dei muri fisici alle frontiere europee, che impediscono a chi fugge dalle guerre in Africa e Medio Oriente di raggiungere il nostro continente, o di quelli invisibili, come le nuove disposizioni di legge in materia di immigrazione, o come quelli che il governo britannico si prepara ad erigere nei confronti di qualunque straniero, inclusi centinaia di migliaia di italiani nostri coetanei.
Questa Unione Europea è complice dello smantellamento dell’Università e della ricerca pubblica, dove ha imposto, a partire dal processo di Bologna, un modello basato sulla competizione ad ogni costo, tra studentesse e studenti, così come tra università stesse. E’ complice della ristrutturazione della scuola pubblica basata su logiche di mercato, così come vuole la Buona Scuola di Renzi e l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro. E’ complice di programmi-truffa come Garanzia Giovani che mettono all centro la costruzione di competenze per ‘l’occupabilità’ dei giovani, e non per la costruzione di occupazione, e di politiche sociali adeguate per i periodi di disoccupazione. Queste politiche, decise nelle istituzioni europee, sono sempre state applicate dai governi nazionali, così come ha fatto Renzi, e sta facendo Gentiloni. Questo modello di Unione Europea è, quindi, servito a smantellare diritti, che sembravano acquisiti, tradendo la speranza di quanti avevano visto nel modello Europeo la possibilità di superare gli Stati Nazione, e di poter inaugurare quindi un’epoca in cui pace e giustizia sociale fossero poste e garantite sul piano comunitario.
Questa è la generazione che forse più di ogni altra è cresciuta con la convinzione di avere cittadinanza nel mondo, ancor prima che di un singolo paese, anche per questo non possiamo accettare di rimanere in silenzio mentre ovunque l’idea di un mondo aperto e plurale viene messa sotto accusa da forze populiste e razziste, che sputano sui diritti delle donne, dei lavoratori, dei migranti. Consapevoli della complessità delle relazioni politiche, economiche, culturali e sociali dello spazio europeo e internazionale, non possiamo accettare di veder restringere l’orizzonte dello spazio d’azione alle sole logiche nazionali.
Abbiamo l’ambizione di un’Europa e di un mondo dove le frontiere -fisiche e immateriali- possano essere abbattute, dove la vita delle persone possa essere tutelata, dove la dignità di studenti, lavoratori e migranti sia un principio fondamentale e non un’opzione politica scavalcabile. Il 25 marzo scenderemo in piazza per dire che l’Europa che vogliamo è quella che si organizza dal basso per combattere l’esclusione sociale, per costruire spazi di autogoverno e di partecipazione, per erigere un modello capace di accogliere chi fugge da guerre e povertà e di sconfiggere gli spettri di razzismo e xenofobia. Il 25 scendiamo in piazza, per destituire l’Europa “celebrata”, per un’Europa meticcia, solidale e migrante. Contro ogni Stato e nazione.
Roma, 25 Marzo, h.11 Corteo da Piazza Vittorio – Per un’Europa meticcia, solidale e migrante
da admin | 11 Nov 2016
INFORMATI, ORGANIZZATI, DISOBBEDISCI
A chi ancora si indigna, a chi ancora lotta nelle scuole e nei quartieri della nostra metropoli, a chi non abbassa la testa.
Informiamoci, organizziamoci, disobbediamo.
Sul nostro futuro decidiamo noi.
Contro chi vede l’istruzione come educazione allo struttamento, rifiutiamo l’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO. Non siamo disposti a lavorare gratis e senza diritti, né per Mc Donald, né per nessun altro.
In una città dove i mezzi sono insufficienti e cari, vogliamo TRASPORTI FUNZIONANTI, PUBBLICI e GRATUITI SUBITO.
In un Paese in cui si prova costantemente a limitare il potere di tutte e tutti in favore del governo di pochi, esigiamo DEMOCRAZIA e PARTECIPAZIONE. Ne abbiamo abbastanza del governo Renzi e del Partito Democratico.
La nostra scuola è PUBBLICA ed ACCESSIBILE A TUTTE/I.
Il nostro mondo è ANTIRAZZISTA, SOLIDALE e GIUSTO.
Siamo la generazione ribelle e non ci fermeremo.
L’11 NOV scendi in piazza!
Partiamo dai quartieri, costruiamo l’alternativa, riprendiamoci tutto.
Verso il corteo cittadino del 17 NOV, rompiamo gli schemi!
Coordinamento SPuD – Disobbedire Si Può // Studenti Medi Roma Sud
Collettivo-Politico Galeano, Liceo Socrate
Collettivo Studentesco Cento Passi, Liceo Peano
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A chi ancora si indigna, a chi ancora lotta nelle scuole e nei quartieri della metropoli, a chi non abbassa la testa
Questa è la voce della nostra generazione. Quella ignorata e calpestata durante le mobilitazioni contro la Buona Scuola. Quella di chi è cresciuto nella crisi economica. Quella di chi oggi vive in Italia e non può sperare di avere un futuro, perché l’istruzione é sempre più un’opportunità per pochi ed il lavoro, quando c’è, o è al nero o è precario, a chiamata, giornaliero. In ogni caso, nessun diritto, nessuna sicurezza, nessuna dignità.
Questa è la voce di una generazione senza presente. Perché chi smantella l’istruzione, la svuota di contenuti e di confronto, ci priva della possibilità di formare una coscienza critica. Perché la scuola pubblica è stata svenduta a chi ha visto, negli istituti, delle piccole aziende e, negli studenti, manodopera gratuita da sfruttare attraverso un’alternanza scuola-lavoro che di didattico ha veramente poco. Perché giorno dopo giorno perdiamo spazi di democrazia e di dibattito, davanti a presidi sempre più manager che dirigenti scolastici.
Questa è la voce di una generazione, e dovete mettervelo in testa. Perché siamo noi a decidere sul nostro presente, perché siamo noi a voler scrivere il nostro futuro.
Ne abbiamo abbastanza. Degli autoritarismi, della demolizione della scuola pubblica, della cieca austerità, del razzismo dilagante. Ne abbiamo abbastanza del Partito Democratico e del governo Renzi.
È trasformando profondamente l’idea stessa di scuola, che ci sono stati tolti i principali luoghi di formazione dei cittadini, quelli dotati di senso critico e di uno sguardo consapevole sul mondo.
È trasformando la città che ci hanno tolto spazi sociali e di aggregazione, che hanno represso forme d’arte e di espressione. In nome del decoro, del profitto e della speculazione edilizia siamo stati privati di luoghi di produzione politica e culturale, e oggi se ci guardiamo intorno notiamo con facilità che sono ancora troppe le persone senza casa e troppe le case senza qualcuno ad abitarle.
È trasformando le comunità, assopendo le coscienze, che siamo rimasti drammaticamente isolati e distanti gli uni dagli altri.
Nessuno studente dovrebbe mai trovarsi a servire patatine in un Mc Donald, gratuitamente e senza diritti. Questa non è alternanza scuola-lavoro, ed è importante che tutte e tutti se ne rendano conto. Quesa è educazione allo sfruttamento, unica possibilità e prospettiva di vita. Noi vogliamo rompere e ribaltare questo schema, perché non ci piegheremo difronte chi ci vieta di sognare un futuro migliore, chi spaccia queste forme di lavoro non pagato e non tutelato come qualcosa che abbia un valore didattico e formativo. Vogliamo abbattere il silenzio che circonda questo tema, perché crediamo che pochi, oltre agli studenti medi che da ormai tre anni si battono contro la Buona Scuola, abbiano ben chiaro nel nostro Paese cosa vuol dire alternanza scuola-lavoro. Perché in tre anni 200 ore nei licei e 400 ore negli istituti tecnici da dedicare a questa forma di sfruttamento sono una montagna, e noi non vogliamo sacrificare la didattica per fare fotocopie in qualche azienda o multinazionale.
Questa è la voce della generazione che rigetta tutto ciò. Il nostro futuro è su un’altra strada possibile, e noi lo percorreremo partendo dal basso. È organizzandosi nelle scuole, nei collettivi e nelle assemblee che ci riprendiamo la nostra coscienza critica. È partendo dai corridoi dei nostri istituti che costruiamo in autonomia quella pratica quotidiana che si chiama democrazia, ed è sempre partendo da lì che ci riprenderemo gli spazi di decisione, rifiutando le svolte autoritarie, rimandando al mittente il Referendum costituzionale che Renzi ci propone. Perché non si tagliano i costi della politica, non si elimina il bicameralismo, non si elimina il Senato. Si riduce la possibilità dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti, si toglie ulteriore potere ai territori e lo si accentra ulteriormente nelle mani del governo.
Per riconquistare il nostro presente, per avere diritto a scrivere il nostro futuro, saremo in piazza l’11 novembre.
Siamo la Generazione Ribelle e questo non è il mondo che vogliamo per noi. Il nostro mondo è quello in cui sono la solidarietà e la condivisione a regolare la società. Il nostro mondo è quello in cui il rispetto delle diversità, dei limiti tanto dell’uomo quanto della natura, sono la base del processo produttivo.
Il nostro mondo è quello in cui la scuola è pubblica, è gratuita, è sicura ed accessibile a tutte e tutti. Questo vuol dire trasporti gratis per gli studenti, fondi statali per l’edilizia scolastica e abbattimento del caro libri. La nostra idea di istruzione forma cittadini consapevoli, produce conoscenza globale e trasversale, non limitando il proprio insegnamento alle poche competenze necessarie per compilare test a crocette. Gli istituti per noi devono, poi, essere presidi vivi ed attivi di democrazia diretta, perché i luoghi sono di chi li vive.
La metropoli che costruiamo ogni giorno è quella animata da musica, aggregazione, colori e cultura. Veniamo dagli spazi sociali, organizzandoci attivamente e disobbedendo continuiamo a tenerli vivi, a difenderli, a resistere davanti alle ventate di ottusa legalità apparente che tanto soffiano negli ultimi tempi. Per rompere l’isolamento che così profondamente ci separa, per costruire la nostra idea di metropoli e di società vogliamo riprenderci le strade delle periferie e costruire da lì la nostra alternativa possibile a questo sistema.
Contro chi ti vuole ignorante, informati.
Contro chi ti vuole isolato, organizzati.
Contro chi ti vuole vinto, disobbedisci!
Coordinamento SPuD – Disobbedire Si Può