Mobilità Nuova

Pubblicato il 18 maggio 2012 | da Lorenzo Baldarelli

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Dopo il successo romano, #Salvaiciclisti rilancia in Italia

Le prossime tappe per la sicurezza sulle strade sono il Bike pride di Torino e gli ‘Stati Generali della bicicletta’ a Reggio Emilia

Un giorno ci sveglieremo e ricordando il nostro passato ci sentiremo un poco stupidi e un bel po’ disgustati. Ci chiederemo, così come oggi alcuni si chiedono i motivi della segregazione razziale negli Stati Uniti, i perché e i per come si è scelto di usare mezzi spropositatamente grandi, pesanti, potenzialmente letali e puzzolenti per spostare corpi leggeri agili ed efficienti. Dopo il 28 aprile, però, ci ricorderemo anche come pochi si sono ribellati e di come questi pochi hanno contagiato i molti1

Questi pochi, in via dei Fori imperiali, verso le 15, hanno trasformato un movimento di opinione nato sulla scia della campagna del Times e dalla rete in una piazza festosa animata da decine di migliaia di persone. Più del doppio di quelle che fanno parte dei vari gruppi su Facebook di #Salvaiciclisti. In pochi si aspettavano una simile invasione di biciclette, invasione che oltretutto è costata solo 878,14€ e non ha lasciato rifiuti sull’asfalto. 

Dal mini palco autocostruito gli organizzatori hanno potuto godersi un colpo d’occhio impressionante, una macchia colorata di bici che inondava la mussoliniana via da piazza Venezia al Colosseo. Consapevoli di vivere un momento storico i ciclisti della domenica, quelli urbani con pieghevoli, ‘fisse’, cargo e da corsa, tecniche e mostri costruiti in cantina o in ciclofficina, si sono ritrovati per denunciare l’arretratezza culturale, strutturale e politica della mobilità dolce italiana. Il loro non è un messaggio settario che vuole tutelare i soli ciclisti; consapevoli che chi vuole continuare a buttare i propri soldi in benzina debba poter continuare a farlo, ma altrettanto convinti che non si possa continuare a fingere che tutti i cittadini italiani siano ancora in grado di fare lo stesso. E questa fetta di popolazione deve essere tutelata. A Roma la media è di oltre cinque incidenti a settimana, i dati forniti dal comando generale della Polizia locale di Roma Capitale parlano infatti di «274 ciclisti coinvolti nel 2011 in sinistri stradali e di altri 47 nel primo trimestre del 2012. Rispettivamente lo 0,38 per cento e lo 0,34 del totale (37.000 lo scorso anno e 7.800 da gennaio a marzo) dei tamponamenti o degli investimenti». Gli obiettivi del movimento sono quindi scontati: maggior sicurezza per i pedoni e per i ciclisti. Come? Prima di tutto moderando la velocità degli arcaici mezzi a combustione, 30 km/h dovrebbe essere il limite massimo nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili. Ma anche una migliore formazione alla guida per tutti gli utenti della strada. A tal riguardo il centro sociale La Strada e la scuola popolare Piero Bruno hanno voluto portare in piazza i bambini della Garbatella, per loro è stata un’esperienza tanto educativa quanto divertente.

Il futuro è loro, probabilmente saranno i giovani a godersi i frutti delle nostre lotte, loro si godranno una meravigliosa Roma a misura d’uomo. 

Per ora però le cose da fare sono molte, nei giorni successivi alla manifestazione i promotori, gli attivisti e tutti i ciclobloggers hanno promosso «la diaspora del simbolo in creative commons, il suggerimenti di iniziative simboliche locali (la prima al ‘concertone’ del primo maggio, con la maglietta fatta indossare a Caparezza), la preparazione di un pdf in cui si riportano le tecniche fin qui usate per arrivare a imporre un dibattito pubblico, sociale, sulla ciclabilità delle città italiane». Le parole scritte dal blogger e attivista Rotafixa sono chiare; il primo passo sarà la creazione di gruppi locali, e il rafforzamento di quelli già esistenti; poi si passerà a diffondere dal basso il logo arancione del movimento ed entro qualche settimana sarà reso pubblico un manuale per organizzare azioni seguendo i principi ispiratori del di #Salvaiciclisti.

Ma la ‘rivoluzione’ a propulsione umana non finisce qui: dopo Roma la prossima iniziativa è per fine prevista a Torino il 3 giugno. Un Bike Pride che seguirà il classico e amatissimo appuntamento della ‘ciemmona’ romana di fine maggio. Sempre a metà giugno, questa volta a Reggio Emilia, si terra il primo incontro preparatorio degli ‘Stati generali della bicicletta’, che si terranno il prossimo settembre: «due o tre giorni di confronto con istituzioni, associazioni ed esperti per arrivare alla redazione del “Piano quadro della ciclabilità italiana». Quello romano è stato approvato proprio poco prima della manifestazione del 28 aprile; peccato che il sindaco Alemanno si sia dimenticato di finanziarlo. Forse è il primo caso italiano di strumentalizzazione a fini elettorali di un movimento che reclama un nuovo modo di vivere la città, anche questa in fondo è una rivoluzione. 

 

Questo articolo è comparso in contemporanea anche sul sito:http://www.sentieriluminosi.org/


Autore

Giornalista che ama la fantascienza, le biciclette, la lettura, le cose belle e le stelle.



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