Bicicletta, il Pd vuole il casco obbligatorio
La proposta del senatore Esposito in un emendamento al ddl di riforma del codice della strada. La motivata contrarietà dei ciclottattivisti
Arriva in parlamento una proposta per rendere obbligatorio il casco per chi circola in bicicletta. È quanto riporta un emendamento presentato dal senatore del Partito Democratico Stefano Esposito nell’ambito del disegno di legge di riforma del codice della strada.
Non è la prima volta che il Pd prova ad attentare alla libertà dei ciclisti. Prima dell’emendamento Esposito, presentato lo scorso 28 aprile, nel 2015 ci aveva provato il senatore Marco Filippi, proponendo targa e bollo per le biciclette. Subissato dalle critiche, dopo un’asperrima polemica sui social media Filippi aveva fatto marcia indietro dichiarando un errore nella formulazione e nell’interpretazione dell’emendamento (poi ritirato).
Questa volta però dietro la proposta si potrebbe nascondere la provocazione. Nella sua breve esperienza di assessore ai Trasporti nella giunta Marino, Esposito si è duramente scontrato con le associazioni dei ciclisti romani.
Durante un incontro sulla sicurezza stradale con l’associazione dell’allora movimento #salvaiciclisti, Esposito si era scagliato contro l’utilizzo delle due ruote come mezzo di trasporto. La sua veemenza e l’opposizione a qualsiasi iniziativa che favorisse la mobilità sostenibile aveva sorpreso a tal punto i cicloattivisti romani da portarli poi a pubblicare la trascrizione e l’audio del colloquio.
Il mondo dell’associazionismo legato alla mobilità sostenibile potrebbe tornare in allarme, anche perché dietro la maschera della sicurezza certe proposte spesso possono nascondere altri interessi.
Nel 2012 erano fioccate le polemiche tra la rivista Quattoruote (il giornale degli automobilisti) e la FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta Onlus. Anche la testata, finanziata dall’industria dell’automotive, aveva proposto l’introduzione dell’obbligo dell’uso del casco per le biciclette. La Fiab, seppur favorevole alla promozione dell’utilizzo del casco aveva invece espresso una posizione fortemente contraria alla sua obbligatorietà.
Come riporta uno studio della Federazione dei Ciclisti Europei, in nessuno dei paesi europei virtuosi per utilizzo della bicicletta vige tale obbligo, mentre in quelli che lo hanno introdotto il numero dei ciclisti è diminuito.
«Il casco serve a proteggere i ciclisti dalle cadute» commenta Marco Pierfranceschi, storico cicloattivista romano e ideatore del Grab «e non dall’impatto con altri veicoli più veloci e pesanti. Nasce per le competizioni sportive, l’utilità nell’uso in città è molto relativa. Poi c’è una grave controindicazione, purtroppo del tutto contro-intuitiva. Nei paesi dove è stato reso obbligatorio si è registrata una diminuzione del numero dei ciclisti circolanti sulle strade (molti non sopportano l’idea di doverlo portare). Questa diminuzione del numero dei ciclisti va di pari passo con la disabitudine degli automobilisti a gestirne il comportamento. In sostanza: più ciclisti si muovono sulle strade, più gli automobilisti si abituano a mantenere comportamenti che ne favoriscano la sicurezza, come ad esempio sorpassarli mantenendo una distanza laterale adeguata».
Comportamenti virtuosi che gli automobilisti starebbero già sviluppando, dato l’aumento del numero delle biciclette in circolazione negli ultimi anni.
«Qualunque iniziativa» prosegue Pierfranceschi «che causi una riduzione del numero dei ciclisti sulle strade è da ritenersi negativa per la sicurezza di tutti, compresa l’introduzione dell’obbligo del casco. Personalmente lo ritengo un vero e proprio “cavallo di Troia” veicolato dall’industria dell’auto, cui evidentemente l’aumentato numero dei ciclisti sta togliendo clienti e guadagni».

