Dispacci casali

Pubblicato il 29 settembre 2015 | da Irene Salvi

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Tor Marancia e San Paolo, i due “casali” a rischio nel Municipio VIII

Merode in presidio permanente dopo un tentato distacco dell'Italgas, la Città dell'Utopia in attesa di un bando che non c'è. Futuro incerto per entrambi, con il Prefetto sullo sfondo

«Non si capisce più chi comanda, a Roma». Le oltre 160 persone che vivono nel casale de Merode, parte del complesso del l’IPAB San Michele occupato dal 2008, non si sentono tranquille. La settimana scorsa c’è stato un tentativo di distacco da parte dell’Italgas, fermato dall’opposizione degli abitanti: il distacco era stato deciso in applicazione del noto art. 5 del Piano Casa, che nega residenza e allacci energetici a chi vive in stabili occupati (ci raccontano che, a causa di questa disposizione, molte famiglie stanno avendo problemi anche per iscrivere i figli a scuola e dal pediatra). Da allora al Casale è attivo un presidio permanente e sono state organizzate assemblee per comunicare con il quartiere. «Non sappiamo cosa aspettarci; in teoria sarebbe ancora aperto il tavolo con l’assessorato alla casa della Regione Lazio per attuare la delibera» ricordano gli occupanti. Il riferimento è al Piano straordinario per l’emergenza abitativa nel Lazio – adottato con delibera del 14 gennaio 2014 – che prevedeva un’ingente opera di revisione del patrimonio immobiliare pubblico, la regolarizzazione delle situazioni occupative esistenti alla data del 31 dicembre 2013 e lo stanziamento di 260 milioni di euro per l’emergenza abitativa. «Ad agosto sono venuti dei tecnici della Regione, hanno preso misure e fatto verifiche dicendo che servivano per il piano di autorecupero dello stabile previsto nella delibera, ma da allora non abbiamo saputo più nulla. Qualche giorno fa sono venuti per staccarci il gas, gliel’abbiamo impedito – tra poco verrà il freddo, qui le famiglie dovrebbero vivere senza riscaldamento? – e quando è arrivata la polizia, chiamata dal funzionario dell’Italgas, ha detto loro di lasciar perdere perché “tra poco ci penserà la Prefettura”. Dicono che tanto ormai decide tutto il Prefetto, a Roma».

E l’emergenza abitativa, che di certo non riguarda solo questo territorio, è tra le questioni che sono state poste al Prefetto Gabrielli nella sua recente visita al Munciipio VIII: ma sembra difficile immaginare che “l’uomo forte” in cui tanti ripongono le speranze possa sbloccare situazioni che si trascinano da anni, in cui i bisogni sociali si scontrano puntualmente con gli interessi immobiliari e la cattiva gestione dei beni pubblici. Tanto più che il Prefetto è diretta emanazione dello stesso governo che ha prodotto il Piano Casa, con tutte le sue contraddizioni.

Il Piano regionale, peraltro, è finito di recente tra le carte dell’indagine Mafia Capitale, per presunte connessioni tra un dipendente della Pisana e Salvatore Buzzi, emerse nel corso delle intercettazioni telefoniche: tra inchieste e commissariamenti, è sempre più difficile individuare le responsabilità.

Diversa ma non troppo la vicenda di un altro “casale” nel Municipio VIII (ma di proprietà comunale): il Casale Garibaldi, a San Paolo. Dal 2004 sede della Città dell’Utopia, progetto del Servizio Civile Internazionale, lo stabile rientra tra gli 860 immobili citati nella Delibera 140 dello scorso 30 aprile con il cui il Comune di Roma prevede la messa a bando di moltissime proprietà immobiliari pubbliche, considerando “la redditività degli immobili in base al loro effettivo valore”. A metà estate, una lettera dell’Ufficio del Patrimonio comunicava seccamente la prossima pubblicazione di un bando, all’uscita del quale l’immobile avrebbe dovuto essere “liberato”. Il bando non si è ancora visto e la Città dell’Utopia è ripartita a settembre con le sue consuete attività, ma sono attive una petizione online e la campagna #UtopiaNonSiCancella. Nel frattempo si cercano strade alternative, dal dialogo con il Municipio – competente per le attività socioculturali sul territorio – all’assegnazione diretta, prevista in casi specifici dalla stessa delibera 140 (qui percorribile in forza del fatto che il Servizio Civile Internazionale, membro consultivo dell’UNESCO, gode di un’affidabilità che potrebbe consentirgli l’assegnazione anche al di fuori di un eventuale bando pubblico). Secondo i membri del progetto «Vogliono cacciarci per mettere a reddito lo stabile, lasciando che gli uffici tecnici facciano il “lavoro sporco”».

Tecnico e politico, pubblico e privato: Roma appare ostaggio di dicotomie insuperabili e di meccanismi opachi che non lasciano spazio al dialogo, mentre sembra sempre più lecito chiedersi chi davvero governi la città.

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