Dispacci

Pubblicato il 24 settembre 2012 | da Matteo Picconi

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L’Ardita rilancia con l’azionariato popolare

Dopo un anno di “rodaggio” l’Ardita San Paolo presenta il nuovo progetto e si prepara alla III° categoria

Nonostante sia un esperimento di appena dodici mesi l’Ardita San Paolo pensa in grande e fa parlare di se. Alla vigilia del suo esordio nei campionati della FIGC rilancia con un progetto calcistico unico su tutto il territorio nazionale: l’azionariato popolare. “Il nostro asse portante si basa su tre punti fondamentali e cioè squadra-dirigenza-tifoseria”. Con queste parole si è aperta la conferenza, presieduta dal comitato guida dell’Ardita, che ha avuto luogo due giorni fa presso il Rising Love di via delle Conce.

In un calcio sempre più dominato dal denaro anche ai livelli più bassi, l’esperimento lanciato dall’Ardita San Paolo nuota sicuramente controcorrente: “La scelta del finanziamento popolare – spiega Valerio, della dirigenza – vuole estendere la proprietà azionaria anche ai suoi tifosi i quali non si riducono soltanto a semplici finanziatori ma sono parte attiva del progetto. I più attivi potranno candidarsi a una dirigenza che altro non è che l’interfaccia operativa di un assemblea generale dove tutti sono pari”. Il carattere popolare del progetto non si limita solo all’aspetto decisionale ma anche a quello economico, con quote di partecipazione che variano in base allo “status” del contribuente. Un sistema in base al quale gli studenti e, soprattutto, i disoccupati, potranno sostenere cifre più basse di coloro che hanno un’occupazione. Con l’aggiunta che il voto assembleare non varia a seconda della quota versata. Il progetto non si ferma qui: gli iscritti potranno usufruire di alcune convenzioni presso diversi locali dislocati nel Municipio XI, generando un feedback senz’altro positivo con il territorio.

Se l’opzione di azionariato popolare permette di aggirare le tanto detestabili logiche di mercato che sopprimono il calcio, non sono da meno le implicazioni sociali che il fenomeno Ardita vuole affermare: “Il nostro obiettivo rimane quello dell’aggregazione sociale senza ovviamente compromettere la competitività sportiva – puntualizza un’altra dirigente, Carolina, che volge anche lo sguardo al futuro – ovviamente non vogliamo fermarci qui, puntiamo a formare più squadre, creare un settore giovanile e uno staff tecnico valido, senza trascurare l’orizzonte del calcio femminile e perché no? Di una polisportiva”.

Un discorso a se riveste il terzo punto cardine dell’asse, quello della tifoseria, forse uno dei tratti che più di tutti si è distinto nell’anno appena trascorso. “A livello territoriale abbiamo destato l’attenzione di molti giovani che nel calcio non si riconoscono più – afferma Lorenzo – l’aspetto più stimolante è quello di rappresentare un’alternativa rispetto ad una situazione, quella degli stadi, in balia di una repressione senza precedenti. Siamo ripartiti fuori dagli stadi, continueremo a muoverci dal basso”.

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