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Pubblicato il 11 dicembre 2016 | da Fabio Ferrari

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Red Star FC: Parigi, calcio popolare e Resistenza

Piccola storia di una squadra “resistente”, tra memoria storica e attualità

Camminando poco oltre le baracche del mercato delle pulci di Clignancourt, le alte luci dei riflettori segnalano l’arrivo all’impianto sportivo della Red Star FC. Mentre durante il giorno la vita brulica, il freddo dell’autunno parigino spegne ogni desiderio di diversione serale. Ma non la voglia di calcio.

“Questo stadio è il più antico di Parigi – racconta Valerio, giovane supporter romano della squadra   – e il progetto di trasferimento in una nuova arena, palesato qualche tempo fa dalla società, ha scatenato non pochi malumori tra i tifosi”.

L’avversario di questa sera è il Valenciennes. Dopo la promozione in Ligue 2 nel 2015 e un quinto posto alla fine della prima stagione,  quest’anno la squadra è un pò in affanno. Tuttavia, con i buoni risultati degli ultimi anni gli spettatori sono aumentati. Sono migliorati anche gli incassi della società, che pratica prezzi decisamente popolari, cinque euro l’ingresso in tribuna. L’atmosfera fuori dallo stadio è festosa, i bar antistanti brulicano di tifosi e fiumi di birra riscaldano oltre duemila gole pronte a sostenere la Red Star.

Sebbene tra i fondatori del club, siamo nel 1897, ci siano i fratelli Remet (Jule Remet sarà il primo presidente della Fifa e darà il suo nome alle prime edizioni della Coppa del Mondo di Calcio) e la scelta del nome della squadra sia una dedica alla governante inglese dei due, la Red Star FC – chiamata anche Etolie Rouge dai suoi aficionados – deve la sua fama e il suo seguito al legame con la popolare periferia di Saint-Ouen, ex zona industriale e operaia nel nord di Parigi.

La lunga storia della Red Star FC ha vissuto di fasi e successi sportivi alterni. Nonostante oggi la squadra militi in una categoria equivalente alla serie B italiana e sia l’espressione di uno dei piccoli comuni metropolitani dell’area di Parigi, le partite sono ancora seguite da più di 2500 tifosi che seguono la compagine anche anche in trasferta.

Ci troviamo in un “quartiere” fieramente antifascista, dove la storia della Resistenza cittadina all’occupazione tedesca tra il 1940 e il 1944 si incrocia con quella della Red Star. Tra i personaggi leggendari della squadra c’è Rino della Negra, immigrato italiano che gioca come ala destra. Il giovane partecipa alla resistenza nel gruppo Manouchain del FTP-MOI (Franc Tireur Partisans – Maine d’oeuvre Immigré), brigata cittadina organizzata dal Partito Comunista Francese che, durante il periodo dell’occupazione, è protagonista di numerosi attacchi contro i tedeschi, con all’attivo 150 morti e 800 feriti tra le truppe della Wermacht, fino al raggiungimento dell’estremo sacrificio. Catturato in azione insieme ad altri 23 membri della sua brigata, l’italiano dell’Etoile Rouge viene fucilato il 21 febbraio del 1944.

“La leggenda vuole che Rino nascondesse le armi dei suoi partigiani nei locali dello stadio – chiosa Valerio – ma nulla di tutto questo è mai stato confermato”.

La memoria di chi si è opposto al fascismo è ancora forte. Dopo la guerra lo stadio è stato rinominato e intitolato ad un altro membro della resistenza fucilato dai nazisti, il dottor Bauer. I tifosi, organizzati nel Collectif Red Star Bauer, hanno dedicato la loro tribuna a Rino della Negra e la sua figura viene periodicamente ricordata con iniziative che parlano di sport, impegno politico e immigrazione.

Nonostante società e atleti manifestino una compagine professionistica a tutti gli effetti, la Red Star FC è una realtà dove il tifo calcistico sembra essere finalmente sano. Tra i cori spontanei dei duemila volti multicolore in tribuna e le righe pubblicate sul sito dei suoi supporter non è difficile indovinare un’azione collettiva, espressione di questo territorio metropolitano, volta alla difesa dell’anima popolare del calcio e in nome dei valori di solidarietà, di tolleranza e di lotta contro qualsiasi forma di discriminazione e razzismo.

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