Mobilità Nuova

Pubblicato il 27 aprile 2012 | da Fabio Ferrari

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Diritti ciclabili, diritti per tutti

La manifestazione #Salvaiciclisti può essere un momento di rilancio (dal basso) della partecipazione cittadina e delle istanze della mobilità sostenibile. Ma non solo

La bicicletta come paradigma di lotta e strumento per reclamare i propri diritti. A prima vista sembrerebbe un concetto tanto astruso al comune cittadino quanto di difficile interpretazione per chi su lotte sociali e rivoluzione ha riversato fiumi di inchiostro segnando indelebilmente montagne di carta innocente. Ma vorrei provare a dimostrare quanto affermato tentando un breve ragionamento1.

Partiamo dall’analisi della realtà più vicina con la quale ci confrontiamo, la metropoli, ‘mostruosa dinamo di vita’.

Città aeterna, ricca di storia e di bellissimi monumenti, un tramonto rosso che fa piangere di commozione i suoi abitanti (quando si fermano un secondo ad ammirarlo), Roma è un inferno. O meglio, la mobilità a Roma è un inferno. La stragrande maggioranza dei cittadini è praticamente obbligata ad utilizzare l’automobile e lo scooter per gli spostamenti quotidiani, mentre i mezzi pubblici funzionano in maniera accettabile solo intorno al centro e nelle zone raggiunte dalla metropolitana. Una storia nota a tutti.

In mezzo al guado di chi o l’una o l’altro, per le strade si vedono sempre più  ciclisti urbani. Sono bikers per necessità, considerati i quasi due euro al litro della benzina, che si uniscono alla sempreverde avanguardia di amanti della bicicletta ad ogni costo. Comune denominatore, per tutti, la pessima qualità della mobilità e di ciò che ne consegue. Irrespirabilità dell’aria, insopportabili tempi di percorrenza dei territori che compongono il mosaico cittadino e una collezione di pericoli derivanti dal traffico, raccontati nelle cronache quotidiane quando parlano delle ‘vittime della strada’.

A tutto questo c’è rimedio. Non si tratta di soluzioni rivoluzionarie ma di pretendere che venga  realizzato, attraverso una serie di politiche pubbliche, ciò che in altre capitali europee è realtà da trent’anni: la mobilità sostenibile.

Conciliando il diritto alla mobilità con l’esigenza di ridurre le esternalità negative date dall’abuso dei veicoli privati, la mobilità sostenibile prevede una serie di interventi che incidano sulle dinamiche di trasporto urbano. Rafforzamento del trasporto pubblico locale, introduzione di numerose corsie preferenziali, car pooling e car sharing, disincentivo dell’utilizzo dei veicoli privati nei centri urbani e, più che mai importante, la costruzione di una rete  di piste ciclabili.

In alcune città del Nord Europa la bicicletta è la vera alternativa all’automobile, grazie ad un sistema di ciclabili situate a lato delle strade e riservate esclusivamente alle biciclette. Città come Amsterdam, Berlino e Barcellona dimostrano come questa scelta sia praticabile e a basso costo, anche per le amministrazioni che devono investire denaro pubblico in queste  infrastrutture.

Pedalare a Roma nei giorni feriali ti fa sentire come Francis Drake, corsaro circondato dai galeoni dell’Invencible Armada (le automobili), ma non per questo le ragioni delle due ruote a trazione animale vengono meno, anzi. Senza scendere in considerazioni di natura salutistica – anche se è innegabile che i kilometri pedalati per gli spostamenti quotidiani  fanno bene a chi per lavoro è sedentario e/o iperalimentato – va ribadito che l’utilizzo della bicicletta ha un significato, diciamolo senza timore, di natura politica.

Rivendicare il diritto all’utilizzo quotidiano della bicicletta come mezzo di trasporto oggi a Roma ha una valenza molto più forte di una mera esigenza materiale. Oltre alla pretesa di un ambiente salubre, in frequenza d’onda con la mobilità sostenibile, l’utilizzo quotidiano delle due ruote a pedali può costituire un forte atto politico, se intrapreso in modo consapevole e condiviso (di classe). 

La scelta della bicicletta comporta un diverso trend di consumo. Non è più necessario acquistare, oppure acquistarne così tanto come oggi accade, il carburante. Prodotto petrolifero per eccellenza, la benzina è fonte di ricchezza e potere per quelle multinazionali dell’energia che per prime sono responsabili delle devastazioni ambientali nei paesi sede dei giacimenti petroliferi, spesso e volentieri nei sud del mondo. Un’estesa e continua campagna di boicottaggio che sensibilizzi sull’abuso del carburante in favore della bicicletta, ad esempio, sarebbe al contempo utile strumento di lotta per chi consuma nel ricco Nord e una dimostrazione di solidarietà internazionale nei confronti di chi è sfruttato nel Sud del mondo, nella più classica tradizione movimentista.

Se poi si volesse considerare un ipotetico effetto virtuoso dal punto di vista strettamente economico, una forte riduzione della domanda di carburante potrebbe incoraggiare le imprese venditrici (diretta emanazione delle compagnie petrolifere) a farsi un po’ di vera concorrenza, abbassando i prezzi al dettaglio di un bene che  viene oggi venduto in un mercato che de facto è un oligopolio.

Più biciclette significa anche meno automobili (e scooter). Sorvolando sulla considerevole sottrazione di spazio fisico che la presenza di tante, troppe voitures comporta nella vita quotidiana dei cittadini della metropoli, rivendicare l’uso della bicicletta è una forma di opposizione a quei ritmi frenetici oggi imposti da un mondo precario ed iperveloce, di cui l’automobile è status symbol e gioiello meccanico a rapido consumo.

Rivendicare oggi a Roma l’uso della bicicletta non sarà rivoluzionario come il ’77, ma è sicuramente un (piccolo) passo concreto volto ad incidere sui meccanismi di produzione, il cui trend di profitto viene deciso da bisogni indotti. Velorution (Vélo + Revolution) è un termine ambizioso, ma pedalare significa anche rimettere al centro dell’attenzione le persone e le relazioni sociali. La bicicletta, e con essa la manifestazione  #Salvaiciclisti – sabato 28 aprile ai Fori Imperiali – è un’imperdibile occasione di (ri)partenza per intercettare bisogni reali di persone reali, superando i soliti recinti legati alla politica ‘politicante’.

Se oggi il conflitto capitale-lavoro è  stato in buona parte sostituito dal conflitto flussi-luoghi, con un attraversamento frenetico dei territori che si caratterizza come predatorio sfruttamento degli stessi, l’uso consapevole della bicicletta può aiutare ad una migliore comprensione del mutamento epocale in atto, favorendo soluzioni che rimettano in gioco le comunità operose e solidali che vivono il territorio e ne sono parte attiva.

 

1Questo articolo è comparso in contemporanea anche sul sito:http://www.sentieriluminosi.org/


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