Cultura

Pubblicato il 23 maggio 2011 | da Matteo Picconi

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Restituzione di un nome e di un’identità

25 marzo 2011

Lo scorso 23 marzo, alla vigilia della visita del Presidente Napolitano e di altri esponenti dello Stato, il Municipio XI ha commemorato l’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine rivolgendosi ai giovani ed alle scuole del territorio.

Anche quest’anno il “Percorso della Memoria” ha visto radunarsi tanti studenti e insegnanti presso piazza Biffi, per poi attraversare il cuore della Garbatella e giungere al Mausoleo di via Ardeatina. Accompagnata dalle note di “Bella ciao” e da un’aria di festa, l’iniziativa non ha escluso momenti di riflessione e di raccoglimento. La prima tappa della manifestazione è stata fatta di fronte all’albergo bianco, in via Percoto, dove si trova la targa di Enrico Mancini, partigiano antifascista, che fu arrestato e torturato alla pensione “Oltremare” di via Principe Amedeo, e poi fucilato proprio alle Fosse Ardeatine. Nel cortile antistante l’ “albergone” il figlio, Riccardo Mancini, ricordando la figura di combattente del padre, ha descritto quasi commosso la gelosia della madre “per un’amante che altronon era che la libertà”.

Il corteo si è poi diretto verso piazza Sant’Eurosia. Una tappa non casuale perché poco distante una targa ricorda altre due vittime di quell’infame strage, i fratelli Giuseppe e Francesco Cinelli, attivisti comunisti arrestati nella loro casa di via Rubino, a ridosso della stessa piazza Sant’Eurosia. Dopo aver ascoltato le note della banda della Polizia Municipale il corteo è ripartito alla volta del quartiere Tormarancia e di via delle Sette Chiese, dove gli studenti si sono radunati presso Largo dei Martiri delle Fosse Ardeatine. Prima dell’ingresso al Mausoleo, trecentotrentacinque palloncini, ognuno riportante uno dei nomi dei martiri di quella strage, sono stati fatti volare in cielo. “Un gesto simbolico – ha spiegato poi Ernesto Nassi, segretario dell’ANPI – per restituire un’identità alle vittime delle Fosse Ardeatine”. Ad aprire la cerimonia di commemorazione è stata Carla Di Veroli, Assessore alle Politiche Culturali e della Memoria, che ha colto l’occasione per annunciare l’identificazione, da parte degli uomini del RIS, di due delle dodici salme rimaste fino ad oggi senza nome. Dopo sessantasette anni Marco Moscati, giovane piazzista partigiano ed ebreo, e Salvatore La Rosa, soldato d’origine siciliana, hanno finalmente un’identità. Dopo aver ricordato che non si era trattato di una strage solo nazista ma anche fascista (sottolineando peraltro il ruolo avuto dal questore Caruso), l’assessore Di Veroli ha concluso il suo intervento ponendo l’accento sull’importanza della memoria e del ricordo, “affinché i guasti del nostro passato non possano più ripetersi”. Tra gli interventi, una studentessa del vicino Istituto Rousseau ha letto la commovente poesia “A le Fosse Ardeatine” scritta da Raniero Franzero, maresciallo dei Vigili del Fuoco dal 1905 al 1950.

La parola è passata poi ad Aladino Lombardi, segretario del ANFIM (Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri) che, oltre a ricordare la grande figura di Don Pappagallo, ucciso anche lui in quel tragico 24 marzo del ’44, ha parlato del ruolo poco chiaro svolto nell’occasione dal papa di allora, Pio XII. Al riguardo sono stati ricordati gli articoli scandalosi dell’Osservatore Romano, che non esitò ad accusare i partigiani e la resistenza romana come responsabili dell’ignobile strage. “Attendiamo fiduciosi l’apertura degli archivi vaticani per far luce su questa e su altre faccende” ha dichiarato sul punto la Di Veroli. Ernesto Nassi, successivamente, ha colto l’occasione per celebrare anche il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, affermando come la Costituzione del 1948 sia stata frutto anche del sacrificio dei martiri delle Fosse Ardeatine.

Ha concluso, infine, la cerimonia Andrea Catarci, presidente del Municipio XI, dichiarando: “Sotto quelle cave, c’è il meglio e l’animo dei nostri centocinquanta anni di unità. Gli autori di quella strage volevano nascondere ciò che avevano fatto ed è quindi nostro compito rendere nota questa come tante altre storie di uno dei periodi più belli del nostro passato, quello della Resistenza.”

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