Street art, dopo il successo arrivano le polemiche
Aumentano le perplessità sul concetto di “riqualificazione urbana” dell’arte di strada nelle periferie
Dopo la grande e positiva attenzione mediatica, il fenomeno della street art torna nuovamente sotto i riflettori ma, questa volta, al centro di accese polemiche per quanto riguarda la sua utilità nel difficile contesto delle periferie della Capitale. La questione si inserisce nel già caldissimo dibattito intorno al tema del decoro urbano, e in un contesto, quello romano, in cui il rischio di strumentalizzare la diffusa “insofferenza” dei cittadini è sempre in agguato.
Oggetto principale delle critiche mosse dall’opinione pubblica, e da alcuni media, è il concetto di “riqualificazione urbana”, che vede nella street art, appunto, uno strumento teso alla rigenerazione di aree degradate o in stato di abbandono. A distanza di pochi mesi dalle ultime opere realizzate, l’esperimento lanciato dall’amministrazione capitolina sembra non convincere e, anzi, si teme una sopravvalutazione del fenomeno, mentre i problemi che attanagliano l’hinterland romano restano senza soluzioni. Perplessità espresse non solo dagli schieramenti in opposizione alla giunta Marino ma anche dal presidente del Municipio VIII Andrea Catarci che, in alcune recenti dichiarazioni, ha criticato duramente la scelta del Comune di favorire l’arte di strada come principale strategia di riqualificazione delle periferie.
Uscendo dal contesto politico e mediatico, il fenomeno della street art merita, tuttavia, una riflessione a parte, meno istantanea e di “ampio raggio”. Se, da un lato, queste iniziative non risolvono nell’immediato i dilemmi delle periferie, dove spesso mancano biblioteche, aree verdi, impianti sportivi e servizi sanitari pubblici, hanno il merito di aver dato visibilità ai quartieri più marginali e, ci si augura, alle loro problematiche. Un ulteriore dato a favore può individuarsi nella grande partecipazione riscontrata intorno agli street artist nei mesi di gennaio e febbraio, soprattutto nella borgata di Tor Marancia, dove gli stessi abitanti hanno collaborato nella scelta dei soggetti da rappresentare e delle tematiche da affrontare. Una sinergia e un’apertura inaspettata nei confronti di una cultura da sempre relegata, nell’immaginario collettivo, a un ambito illegale e sub-metropolitano.
Per concludere, l’esperimento della street art non costituisce il vero problema della (mancata) riqualificazione urbana delle periferie. Ferma restando la priorità e necessità di interventi primari in alcuni quartieri di Roma, il percorso dell’arte di strada merita comunque un riconoscimento positivo, per il suo valore artistico, comunicativo e, soprattutto, perché anche a Roma l’occhio vuole la sua parte.

