Casetta Rossa si tinge di nero con “Tabloid Inferno”
Alle 18.30 Selene Pascarella, cronista di nera non del tutto pentita, presenta il libro in cui svela meccanismi e perversioni della narrazione mediatica dei casi giudiziari
Il nero, si sa, non passa mai di moda. Nei giorni i cui torna a riempire le cronache la vicenda di Garlasco, in cui un colpo di scena degno di un episodio di CSI – una nuova perizia difensiva sul dna rinvenuto sulla scena del crimine – potrebbe rimettere in discussione la condanna di Alberto Stasi a sedici anni di carcere per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, oggi a Casetta Rossa la presentazione delle “Confessioni di una cronista di nera” (dalle 18.30, con l’autrice Selene Pascarella e Maysa Moroni) è l’occasione per interrogarsi sui meccanismi che regolano flusso e linguaggi della cronaca scandalistica e giudiziaria.
Perché “anche se non avete mai posato gli occhi su un magazine a base di sangue & sesso, nemmeno voi siete immuni da una narrazione tossica ben costruita”: crimini e vicende giudiziarie sono una parte rilevante del flusso mediatico quotidiano, e non bisogna dimenticare che “quando si parla di sangue il labile confine tra informazione alta e bassa salta del tutto”.
Tabloid Inferno – edito da Edizioni Alegre nella collana Quinto Tipo – va ascritto al genere in ascesa dell’autofiction, nel quale si parte dalle esperienze personali per costruire una narrazione che intreccia realtà e fantasia. L’autrice Selene Pascarella, che attualmente collabora con Il Fatto Quotidiano, lavora da oltre dieci anni come giornalista freelance nel settore della cronaca nera, occupandosi anche di horror fiction e produzione seriale televisiva. Nel 2011, con Danilo Arona e Giuliano Santoro, ha pubblicato per Gargoyle Books il saggio “L’alba degli zombie. Voci dall’apocalisse: il cinema di George Romero”. Nel suo blog Mondo Giallo. A blood novel from Belpaese – in cui i contenuti sono divisi nelle sezioni Cronaca Nera Italiana, Cold Case (espressione che indica i casi rimasti irrisolti), Cronaca Nera Estera e Persone Scomparse – racconta con sguardo critico vecchi e nuovi fatti di sangue che hanno occupato schermi e pagine di giornale, con un’avvertenza preventiva: “Nel nostro dna mediatico – vale tanto per chi legge quanto per chi scrive – c’è la serializzazione sistematica della narrazione nera. Un delitto non è un delitto, ma un potenziale romanzo criminale a puntate, che chiede solo di superare il pilot e stabilirsi saldamente nel palinsesto dell’informazione“.
“Avete presente il senso di nauseante déjà-vu che prende alla gola quando in televisione parlano del giallo del momento?” chiede Pascarella, per poi spiegare come la sensazione derivi dall’utilizzo seriale di formule e schemi collaudati: dalla “mamma-mostro” al “piccolo angelo” vittima della furia omicida, fino al campionario dei “luoghi dell’orrore” che in diversi casi – come per la villetta di Cogne o la palazzina di Erba – sono diventati meta di pellegrinaggio per curiosi inclini alla morbosità. Quanto meno si sappia dei fatti tanto più prosperano stereotipi e clichés; perchè, guardando la narrazione dal lato di chi la produce, “non c’è peggior bugiardo di chi non vuol mentire” e perciò, non potendo attribuire al sospettato di turno fatti o reati specifici, faticosamente si fa strada tra ipotesi, allusioni, non-detti capaci di instillare nei lettori la suspense necessaria a fargli desiderare di leggere (o guardare) il capitolo successivo. Pascarella condivide la cassetta degli attrezzi del cronista di nera, illustrando e a volte irridendone i meccanismi sensazionalistici e portando chi legge all’interno di una straniante tabloid experience attraverso il racconto grottesco e disincantato di chi ha sperimentato in prima persona “la stampa nera & scollacciata di serie Z”.

