Brexit: il giorno dopo la lunga notte
Le riflessioni sulla Brexit di Alice Mocci, giovane romana che lavora a Londra. Come si è arrivati a tutto questo?
È stata una nottataccia, e la coscienza si rifiuta ancora di credere di essere sveglia.
Sembra un sogno, un incubo di quelli che poi ti svegli di soprassalto e tutto è come lo hai lasciato e torni a sorridere. Difficile rimanere lucidi. Difficile analizzare la situazione, se non di pancia.
Dopo settimane intense, e un Giovedì teso di votazioni, l’Inghilterra si è espressa. Si esce dall’Europa. Brexit sia.
Tutto iniziò come un gioco, un vezzo di un politico che voleva distruggere un partito. E che, di colpo, si ritrova a dover annunciare le sue dimissioni.
Perchè gli inglesi non vogliono l’Europa? Purtroppo, non sembrano esserci ragioni profonde, se non un generale malcontento, amalgamato probabilmente con una diffusa ignoranza, forse una mancanza di coscienza politica, sicuramente un gran orgoglio nazionalista. Può sembrare un’analisi dura, improbabile. Purtroppo non lo è.
Vivendo a Londra, o in Inghilterra, si percepisce chiaramente la distanza del popolo inglese da ‘noi’ europei. ‘Loro’ vanno a fare le vacanze “in Europa”, vanno fuori a mangiare “cibo Europeo”, sono affascinati dalla cultura “Europea”. Di certo non si sono mai sentiti in Europa. Eppure in Europa ci sono, eccome. Eppure con l’Europa hanno sempre avuto molto a che fare.
Le ragioni di questa distanza? Possiamo additare il sistema educativo, che in questo paese pecca chiaramente di dare una cultura non dico europea, ma di respiro internazionale.
O possiamo trovare le ragioni di questa chiusura nel gran orgoglio che ogni britannico ha. Che poi è un tratto che, a dirla tutta, mi è sempre stato simpatico. Forse perchè vengo da Roma, dove l’orgoglio ci esce dalle orecchie, ma tant’è. Questi inglesi così orgogliosi del loro paese mi hanno sempre creato simpatia.
Ora però non si tratta di un simpatico tratto culturale. Si è messo in ballo il futuro di un paese, giocando sporco con l’orgoglio e l’ignoranza di un popolo.
La campagna per il Leave ha fatto perno sui nervi scoperti di un popolo stanco e disilluso -come tutti i popoli d’Europa, d’altronde. Si è parlato di ‘far rinascere l’economia’ di ‘rinforzare il paese’ di ‘riprendersi il controllo dei confini’. Poi parli con le persone, e scopri che Schengen non sanno neanche cosa sia. Neanche chi vota per il Remain. Figuriamoci gli altri.
Perchè parlando con chi a Londra, o in Inghilterra, c’è nato o cresciuto, si ha la sensazione di avere a che fare con qualcuno che parla di qualcosa lontano da sè. È come se vivessero nella convinzione di essere salvi, sicuri, in ogni caso. La coscienza politica non sembra appartenere a questo popolo. Il qualunquismo, d’altra parte, sembra prendere sempre più piede. Insieme ad un aberrante razzismo.
E la cosa mi sorprende, non poco. Perchè parliamo di un popolo fatto di persone abituate a convivere con culture diverse. Parliamo di un paese il cui piatto nazionale è il Curry. Parliamo di un paese nel quale convivono serenamente nazionalità africane, asiatiche, europee, americane e oceaniche. Non ne manca una. Prendi una squadra di calcetto di un normale quartiere di Leeds, manco di Londra. I cinque continenti saranno tutti ben rappresentati.
E gli inglesi nascono e crescono accanto a culture diverse, in un melting pot che in Italia ci sognamo.
E allora a cosa dobbiamo questa chiusura mentale?
Sarà forse quest’epoca digitale, che sforna analfabeti di ritorno pronti a condividere post senza neanche leggerli? Sarà forse la disperazione di generazioni allo sbaraglio, senza solidità economica e senza futuro? Inizio a pensare possa essere il tempo. Questo cielo costantemente grigio deve avere qualche conseguenza. Ah, oggi c’è il sole. Per la prima volta dopo settimane. Ironica amara consolazione.

