Vianello, da outsider a ultima speranza della boxe azzurra
Domani l’ottavo di finale contro il cubano Lenier Pero. Insieme a Irma Testa il pugile romano resta l’unico boxer a inseguire il sogno olimpico di Rio
Doveva essere l’olimpiade di Russo, di Manfredonia e Mangiacapre: tra prestazioni deludenti e sfortuna i maggiori portabandiera del pugilato italiano sono già fuori dai giochi. Se si esclude Irma Testa, che debutterà stasera (ore 22.45) contro l’australiana Shelley Watts, rimane soltanto il 22enne Guido Vianello a lasciare accese le speranze della boxe azzurra. Il pugile romano domani (ore 18.30) affronterà nella categoria dei supermassimi il cubano Lenier Pero.
Più di un outsider. Alla vigilia di queste Olimpiadi brasiliane si è parlato moltissimo del “personaggio” Guido Vianello: il “pugile-tennista”, l’erede di Cammarelle… e il 22enne romano si è presentato a Rio con un profilo di outsider, di giovane promessa della boxe italiana in una categoria difficile, quella dei supermassimi. Figlio di insegnanti di tennis, Vianello scelse il pugilato e la Team Boxe della Montagnola nel 2008 per poi entrare nella Forestale cinque anni dopo e iniziare la scalata che lo ha portato fino a Rio. Le prime luci della ribalta sono arrivate con la partecipazione alle World Series of Boxing 2015 ma è con le grandi prestazioni del giugno scorso a Baku che Vianello ha dimostrato di essere un campione vincendo il titolo e, soprattutto, strappando il pass che gli è valsa la qualificazione alle Olimpiadi. «Con queste Olimpiadi getteremo le basi per il futuro e da noi sette mi aspetto minimo tre medaglie», queste le parole del supermassimo meno di un mese fa. Ora che cinque pugili su sette sono stati eliminati toccherà proprio a lui tenere a galla la noble art italiana, travolta in queste ore da numerose polemiche, soprattutto dopo l’uscita di scena di Clemente Russo. Dal pugile romano ci si aspetta soprattutto una prova di umiltà e concretezza, fattori determinanti e purtroppo assenti nei match già disputati dagli azzurri: guanti troppo bassi e poca cattiveria.
Faccia pulita, boxe pulita. Sono chiaramente le notevoli doti tecniche ad aver portato Vianello fino a Rio. Pur non essendo dotato di un colpo da Knock Out non sono mancate vittorie prima del limite, come quella ai danni di Andrei Bokan lo scorso febbraio ad Assisi. Le convincenti vittorie a Baku contro lo statunitense Moore e, in finale, contro il temibile pugile irlandese Dean Gardiner, hanno dimostrato il prezioso bagaglio tecnico del pugile della Forestale. Alto 198 cm, il longilineo Vianello preferisce boxare dalla media e lunga distanza, concedendo spesso il centro del ring all’avversario senza lasciare punti di riferimento e portando a segno punti preziosi. Astuzia e tecnica, ma non solo: negli incontri più difficili il pugile romano ha dimostrato di avere anche carattere, come ad esempio nel match perso un anno fa alle WSB contro il più esperto Arslanbek Mahmudov. L’azero impartì una dura lezione nelle prime due riprese a un appena ventenne Vianello che però reagì con grande coraggio prima di abbandonare per infortunio alla quarta ripresa. Carattere e resistenza, doti che premiano molto di più su un ring olimpico. L’avversario di domani è il cubano Lenier Pero classe 1992, campione mondiale junior nel 2010 e panamericano nel 2011, finalista nelle WSB 2016, sconfitto ai punti dal britannico Frazer Clarke. Una settimana fa si era parlato di sorteggio favorevole per Vianello ma il cubano è un pugile insidioso, mancino, e la sua ambizione è quella di risollevare le sorti di una categoria, quella dei supermassimi, nella quale Cuba non sforna campioni ormai da diverso tempo. Da considerare, inoltre, che fino ad ora i pronostici di parte italiana sono stati tutti ribaltati da prove deludenti. Una vittoria di Vianello, allora, avrebbe già il sapore di rivalsa.

