Fosso delle Tre Fontane, il Tar boccia il Municipio
Continuano i colpi di scena amministrativi nel cantiere I-60. Dal Municipio annunciano il ricorso al Consiglio di Stato e il lancio di due interrogazioni parlamentari
Esiste o non esiste il Fosso delle Tre Fontane? A sentire il Tar Lazio, nella sua pronuncia della scorso martedì 26 gennaio, pare di no.
La delibera del giudice amministrativo, ordinando la sospensiva alla determinazione dirigenziale del Municipio VIII che disponeva l’immediata demolizione d’ufficio dei presunti rinterri e riempimenti realizzati lungo il fronte di via Aldo Ballarin in adiacenza alla scuola Poggiali all’interno del cantiere I-60, marca un temporaneo vantaggio per i costruttori.
L’annosa vertenza, che di fatto nasce con lo scempio ambientale legato al progetto edilizio dell’I-60 e denunciato a più riprese dai cittadini riuniti nel coordinamento Stop I-60, riguarda la cementificazione del Fosso delle Tre Fontane, area di interesse ecologico ed archeologico la cui esistenza è stata negli anni certificata da diversi enti e organi amministrativi.
Il perno della questione riguarda le responsabilità nell’interramento di un corso d’acqua di grande rilevanza ambientale, riguardo il quale ci sono state negli anni pronunce di senso opposto.
L’Autorità di Bacino del fiume Tevere nel 2010 e nel 2015 ha affermato che il Fosso delle Tre Fontane esiste, nel tratto poi sfortunatamente interessato dal cantiere, e che deve essere tutelato e valorizzato, posizione che è stata ribadita dalla Difesa suolo della Regione, il Ministero dei Beni Culturali, la Soprintendenza per i Beni Paesaggistici e perfino l’aereonautica militare. La “forza aerea” ha dichiarato che il corso d’acqua non ha subito variazioni fino all’interramento dopo il 2010, tesi sostenuta anche dai periti nominati dalla Procura e da Roma Capitale.
A marce invertite, ma contraddicendo quanto precedentemente assunto, la Regione Lazio nel 2014 aveva eliminato il vincolo paesaggistico con la Deliberazione n. 215, adottata da un provvedimento della Giunta.
Se la pronuncia del Tar sembra aver dato i tre punti ai costruttori, il Municipio VIII rimane sul piede di guerra. Avuta notizia di quanto espresso dal giudice di primo grado, il presidente del Municipio Andrea Catarci ha subito annunciato il ricorso al Consiglio di Stato, massimo organo amministrativo. Ma non basta, nel corso della conferenza stampa tenutasi il 25 gennaio in municipio, sono state annunciate due interrogazioni parlamentari, rispettivamente dalla Camera e al Senato, rivolte a quattro ministeri.
“Per realizzare 400mila metri cubi, mantenendo gli standard previsti per legge ed i vincoli della Regione – ha dichiarato Catarci nel corso della conferenza stampa – devi far finta che il fosso non ci sia, che i casali presenti si siano autodemoliti, che i reperti archeologici rinvenuti non abbiano valore. Altrimenti, non hai lo spazio sufficiente per fare tutto e, se il fosso c’è, bisogna rispettare dei vincoli idraulici e paesaggistici, che prevedono fasce di non edificabilità. Diventa quindi centrale riuscire a dimostrarne l’esistenza.”
Ricco di colpi di scena all’italiana, nel caso del Fosso delle Tre Fontane la bilancia della giustizia amministrativa per ora sembra pendere in favore dei costruttori. Ma, con in sospeso il riscontro delle interrogazioni parlamentari e la futura opzione del ricorso al Consiglio di Stato, la partita è decisamente ancora aperta.

