“Stop al cemento”: un corteo per fermare la speculazione
Lo scopo è preservare il nostro Municipio dalla speculazione edilizia. Il primo passo è fermare le 64 delibere pronte a stravolgere la vita dei cittadini del quadrante Sud di Roma
Ci sono tutti, ci sono tutte. Un’ottobrata romana fuori stagione benedice il lungo fiume umano che scivola tra le strade della Circoscrizione Roma XI, come ama ancora chiamarla che vi è nato nei settanta. L’appuntamento è in piazza, per difendere il quartiere dalla speculazione edilizia.
Il corteo si snoda placido per le strade che portano i nomi degli ultimi imperatori romani, quelli della crisi dell’impero prima delle invasioni barbariche: ogni riferimento a fatti e persone contemporanee è puramente casuale.
Certo di nuovi ospiti il quartiere ne ha molti, e dagli anni ’70 la composizione etnica dei suoi abitanti è variata in modo sostanziale. Oggi l’integrazione tra diverse componenti linguistiche e etniche è un dato di fatto, e mentirebbe chi sostenesse di averlo predetto.
Lo spaccato sociale del territorio ha però attraversato i mutamenti senza farsene troppo coinvolgere, se è vero che resta in gran parte, mi si passi l’arcaismo, operaio e piccolo borghese. Due categorie falcidiate dalle dissennate politiche economiche dei nostri beneamati governanti, due categorie colpite tanto duramente da essere sul punto di affondare.
Non stupisce quindi la larghissima partecipazione di popolo al corteo indetto contro la speculazione edilizia nel territorio dell’XI Municipio; non stupisce perché si scrive speculazione ma si legge (anche) emergenza abitativa (ed è senza enfasi che la chiamiamo tale, perché di vera emergenza si tratta).
D’accordo, i numeri sono relativi alla dimensione di rione, io a spanne ne ho registrati un paio di migliaia di partecipanti: non è mia abitudine attendere il riscontro della Questura, ma la stima che ho fatta è senz’altro per difetto. Più interessante del conteggio, prima dei numeri, viene lo sguardo sui volti, le scaglie del serpente che striscia lento al sole. C’è la pattuglia acrobatica di Casale de Merode, un trio di acrobati spericolati che sfidano le buche nell’asfalto dall’alto di lunghe pertiche cui sono graziosamente abbarbicati; dall’altra parte, più vicino al suolo, passeggini, carrozzine, portapupi e tripodi su ruote dribblano con eleganza le gambe dei manifestanti, il loro contenuto di giovanissimi ride e strilla alle evoluzioni cui li conducono i genitori; tutto intorno, centinaia di sfumature di colore di pelle, e mi trovo a indovinare dai tratti se quel ragazzo è berbero, forse egiziano, magari di Treviso; un agglomerato di provenienze che avrebbe fatto la felicità di Oliviero Toscani, se non fosse che grandi assenti erano i sorrisi da poster Benetton. I volti sì erano cupi. La tensione, la paura, l’incertezza per il futuro di tanti e tante hanno contenuto il piacere della solidarietà e dello sfilare uniti; si fa quel che si può, ma tanta voglia di giocare, comprensibilmente, non c’è.
La cronaca è asfittica, e come può essere altrimenti? I nodi sono venuti al pettine da lungo tempo, non c’è nessuno che si sorprende a sentir parlare della speculazione in atto sulla vecchia Fiera di Roma. Quando il corteo ci passa davanti la colora, la mano svelta è quella di un writer molto apprezzato da queste parti, e lascia un bel monito agli automobilisti di passaggio.
Nessuno può poi non aver notato il mostruoso edificio bianco che troneggia sulla Colombo, il Fuenti de noantri, un ecomostro ancora vuoto; anche lì il corteo passa e lascia un segnetto, un lungo striscione srotolato per l’immacolata fiancata del mastodontico transatlantico arenato, ché lo leggano quelli di altre zone di Roma (noi la questione la conosciamo già fin troppo bene).
O ancora solo il peggior sordo non ha sentito delle vicende che legano Lady Asl, al secolo Anna Giuseppina Iannuzzi, al complesso IPAB San Michele. Un unità costruttiva su cui vorrebbe mettere le mani la speculazione, e che è in parte occupata da cittadini e cittadine senza casa: per chi ancora avesse dei dubbi – ecce homo! – ecco la lampante prova della saldatura tra speculazione edilizia ed emergenza abitativa.
La ciliegina sulla torta la vuole mette il pasticciere (nel senso der pasticciaccio) Gianni Alemanno, la delibera più veloce del west: gli restano pochi giorni per approvare il pacchetto di 64 norme per aumentare del 40% le cubature previste dal piano regolatore. Grazie signor Sindaco, noi tutti la ringraziamo e le auguriamo davvero un buon lavoro. Amen.

