Resistenze

Pubblicato il 11 luglio 2013 | da Irene Salvi

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Licenziamenti sanità, cronaca di una vittoria

Dopo quasi sei ore di trattative in Regione arriva il ritiro di 38 su 50 licenziamenti annunciati la scorsa settimana, e l’apertura della Cassa Integrazione per i rimanenti

«Abbiamo vinto!», urla il sindacalista quasi incredulo, appena arriva la notizia via sms da un collega ancora dentro. “Dentro” è il palazzo della Regione Lazio, dove ieri dalle 16 alle 21 si sono svolte le estenuanti trattative per definire la vertenza dei dipendenti che avevano ricevuto la lettera di licenziamento lo scorso 4 luglio. Il fantasma di Bondi e la scure della spending review sembravano volersi abbattere ancora una volta sulle categorie più deboli: oltre 50 lavoratrici e lavoratori tra Policlinico di Tor Vergata, S. Eugenio e CTO. Tutti addetti ai lavori di pulizia e sanificazione negli ospedali, tutti dipendenti di Coopservice, l’azienda emiliana di proprietà dell’imprenditore e presidente della Lazio Claudio Lotito, signore degli appalti per sanità e sicurezza nella Regione Lazio.

Al CTO, sebbene il rischio licenziamenti riguardasse solo poche unità, già da giovedì scorso era stato istituito un presidio permanente in solidarietà ai colleghi; al Policlinico Tor Vergata, dov’era arrivato il maggior numero di lettere (39, tre delle quali indirizzate ad appartenenti a categorie protette) i lavoratori erano in assemblea permanente da una settimana, durante la quale non sono mancati momenti critici: in particolare quando sono stati fatti arrivare – all’alba, e da un ingresso secondario – quattro dipendenti Coopservice dalla Toscana per rimpiazzare gli scioperanti. «A entrare sono riusciti, ma per uscire sono dovuti passare in mezzo al nostro presidio, e te puoi immaginà quante gliene abbiamo dette…».

Il tempo sembra fermo, sotto al palazzone di vetro in via Cristoforo Colombo. Più o meno ogni ora qualcuno della delegazione si affaccia dalle scale antincendio: tutti gli sguardi si alzano, la gente si sbraccia, qualcuno indica il telefonino: «scrivete, fateci sapere qualcosa!». Da su fanno cenno di aspettare ancora. Finalmente, alle nove passate, la delegazione esce dai cancelli, ormai presidiati solo da un paio di agenti stanchi quanto i manifestanti. Tutti applaudono, poi restano in silenzio ad ascoltare l’esito: i licenziamenti di Tor Vergata sono tutti ritirati, le ore di lavoro ridotte del 5% anziché del 10% inizialmente imposto dall’azienda. Per S. Eugenio e CTO scatta invece la Cassa Integrazione a rotazione per 8 lavoratori: proposta già avanzata nel precedente incontro di lunedì scorso, ma ostinatamente rifiutata da Coopservice, che aveva dichiarato di dover proseguire con i tagli. Ciò nonostante la recente distribuzione di utili e l’aumento delle ore di lavoro ai propri soci, che dimostrerebbero una situazione finanziaria tutt’altro che disperata.

Per Concetta Di Francesco, Segretaria regionale del Dipartimento Servizi FILCAMS-CGIL, con questo accordo «è avvenuto un miracolo: i licenziamenti erano già effettivi, il loro ritiro è un risultato che quasi non osavamo sperare»; secondo Marco Vacca, rappresentante CGIL per il CTO, «la Regione ha finalmente imposto il rispetto di regole che devono valere per tutti i soggetti operanti nel settore, pubblici o privati che siano», affermando chiaramente il messaggio per cui «i tagli non possono incidere sulla salute, sui servizi fondamentali ai cittadini e sui diritti dei lavoratori».

L’accordo raggiunto è motivo di «profonda soddisfazione» anche per l’Assessore regionale al Lavoro, Lucia Valente. In una nota del 9 luglio, la Regione Lazio si era impegnata a chiedere alla cooperativa «di ritirare i licenziamenti annunciati»: promessa mantenuta, cui fa seguito la proposta di istituire un tavolo triangolare permanente fra Regione, sindacati e aziende per monitorare il rischio di nuovi esuberi e garantire la ricerca di soluzioni condivise.

Dopo l’annuncio della vittoria sotto la Regione si piange, ci si abbraccia, si sfoga tutta la tensione accumulata in una settimana di incertezza e di lotta. Si telefona ai colleghi rimasti negli ospedali e alle famiglie per avvisare dello scampato pericolo. Poi le lavoratrici e i lavoratori Coopservice si disperdono, è ora di tornare a casa: «andiamocene a dormire, che da domani si torna al lavoro».

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