Resistenze

Pubblicato il 27 marzo 2014 | da Daria Bellucco

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A.A.A. Cercasi politica culturale a Roma

Un incontro pubblico tra gli operatori e assessori culturali di Roma sottolinea la necessità di regolamentare e sostenere la proposta culturale della città. Ma il primo tentativo, dopo 36 anni, viene bocciato

Lunedì 24 marzo all’interno del teatro Argentina si è tenuto il terzo incontro aperto e partecipato sulle politiche culturali della Capitale. Un incontro infiammato e ricco di aspettative al quale hanno partecipato realtà della scena romana eterogenee ma accomunate dalla necessità di superare un immobilismo e una mancanza di regolamentazione che rende il lavoro creativo di Roma un unicum rispetto al resto d’Italia. L’assemblea è stata convocata da progetto C.Re.S.Co Lazio e condotta in collaborazione con Agis Lazio, Teatro Valle Occupato, Angelo Mai Altrove Occupato insieme alle varie soggettività artistiche della città.

L’incontro è nato dall’urgenza di un confronto pubblico in cui porre collettivamente le tematiche relative alla costruzione di un vero sistema culturale metropolitano e regionale in grado di leggere la dinamicità e poliedricità del panorama artistico. Hanno risposto alle esigenze degli operatori: Lidia Ravera – Assessore alla Cultura e Politiche Giovanili della Regine Lazio, Flavia Barca – Assessore alla Cultura, creatività e promozione artistica di Roma Capitale, Eugenio Patanè – Presidente Commissione Cultura della Regione Lazio e Michela di Biase – Presidente Commissione VI Cultura, Politiche Giovanili e Lavoro di Roma Capitale.

L’urgenza nasce dalla speranza, come confessa Roberta Nicolai, Neopresidente di C.Re.S.Co, che il 2014 potesse essere un anno svolta per le politiche culturali della città. Una speranza affossata da pratiche che si pensavano superate: come la cancellazione di una stagione teatrale prestigiosa del contemporaneo come RomaEuropa e lo spettacolo indegno dello sgombero del 18/03 dell’Angelo Mai Altrove Occupato, luogo di produzione artistica, di incontro e condivisione sociale. A rappresentarlo era presente Giorgina Pilozzi. Dalle sue parole è emersa l’importanza del concetto di contemporaneo, non solo come pratica artistica innovativa ma anche come azione quotidiana della modifica dello status quo.

Sotto accusa è stata messa la bozza della nuova Legge Regionale sulla Cultura e sullo Spettacolo dal vivo che va a modificare la precedente risalente al 1978. Quella che secondo Lidia Ravera è « una piccola rivoluzione della metodologia politica », per gli operatori culturali e per chi in questo settore ci lavora da anni è « l’ennesima delusione. Una legge poco evoluta e della quale non vogliamo accontentarci » spiega Luigi Ricci. I motivi della mancata approvazione sono tutti riconducibili alla poca trasparenza e inefficacia di essa. Sotto accusa la mancanza della volontà politica di sostenere i linguaggi scenici contemporanei, vero trampolino di lancio verso una nuova idea di cultura stimolante, ricca di fermento e di ricerca. Delicata e mal risolta anche la questione dei sistemi di finanziamento: come l’utilizzo dei fondi strutturali europei da parte delle Associazioni culturali e la necessità di individuare oltre ai bandi pubblici modalità di finanziamento più dinamici. È giudicata inoltre inaccessibile ai più la modalità di cofinanziamento. Dalle numerose proposte emerge la necessità di dare maggiore stabilità per produrre una cultura che sia veramente accessibile a tutti.

Al centro del dibattito il tema degli spazi e delle residenze metropolitane. La legge infatti non accenna al riconoscimento della funzione pubblica di molti spazi occupati e la conseguente regolamentazione di quelli esistenti. Emerge la necessità di riconoscere a queste organizzazioni autogestite il grande lavoro svolto di riqualifica di luoghi dismessi, di produzione e circolazione di forme espressive quali musica, teatro e cinema. Sono realtà che animano territori altrimenti carenti di proposte culturali. Queste occupazioni si presentano come una necessità data dalla mancanza di luoghi dove produrre cultura e come risposta all’indifferenza e all’immobilismo della politica in materia.
« L’uso pubblico e sociale di proprietà inutilizzate ha ridefinito l’urbanistica reale e simbolica » tale realtà descritta da Chiara Crupi, Presidentessa della Associazione culturale Kollatino Underground, impone alle istituzioni una maggiore aderenza a quello che sta avvenendo nella città di Roma e provare ad ideare un modello di gestione alternativo. I cittadini e gli operatori culturali stanno cambiando il modo di fruire e di produrre creatività e per questo è necessaria una legge che abbracci le pluralità del settore culturale. Da qui la difficoltà di normare un settore così dinamico, ma che in quanto produttore di un valore di cui la comunità ha bisogno non può prescindere dall’investimento pubblico.

All’unisono gli assessori presenti hanno concordato su questa difficoltà. Nel rispondere alle numerose proposte Lidia Ravera si mette in discussione trovandosi d’accordo con gli interventi che l’hanno preceduta, arrivando ad affermare di non aver capito la legge perché « i miei principi sono i vostri » e colpevolizzando la farraginosità del meccanismo burocratico. Flavia Barca teorizza un discorso tra l’antropologia culturale e quella sociale, , senza toccare, se non dopo una sollecitazione della platea, la questione del dissequestro dell’Angelo Mai. Pur però riconoscendo che sono proprio gli spazi non istituzionali ad avere un rapporto più stretto con il territorio. In seguito Eugenio Patenè riafferma la natura di bozza della legge sulle quale è ancora possibile lavorare insieme.

In tema di cultura autofinanziata a Roma, per citare De André, sono nati tanti fiori dal letame. Anche questo incontro è un piccolo miracolo che ha riunito tante diverse realtà, alcune speranzose altre stanche di dare tanto senza mai ricevere nulla in cambio.

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