Gravidanza, in arrivo l’obbligo di cintura “comprimi pancia”
Un progetto di legge con oscure finalità. Mentre piovono critiche la campagna #bastatacere invita a testimoniare le donne vittime di trattamenti innecessari
L’Italia, il paese che “la mamma è sempre la mamma”. Un paese che, anche a giudicare dagli infuocati dibattiti degli ultimi mesi sulla maternità surrogata – strumentalizzata politicamente, tralasciando a chi spetti davvero discutere e decidere – vincola ancora in maniera indissolubile il concetto di gravidanza, maternità e famiglia con quello di femminilità.
Un’Italia così schierata dalla parte delle donne, che lo scorso dicembre è stata condannata dal Consiglio d’Europa per la seconda volta per via dell’oggettivo impedimento dell’applicazione della legge sull’aborto a causa eccessiva percentuale di obiettori di coscienza presente nel nostro SSN (il 70%), un vero paese pro-life.
In questo contesto apparentemente teso a difendere i diritti di donne e nascituri, ci si aspetterebbe una profonda tutela e rispetto della gravidanza.
A questo proposito, l’onorevole Binetti pare aver preso a cuore il miglioramento delle condizioni dei parti in Italia: è infatti relatrice di un progetto di legge presentato durante il mese di gennaio dello scorso anno, con lo scopo di incrementare i livelli di sicurezza dei parti naturali. In effetti, secondo quanto si legge nel preambolo del progetto di legge, il SSN italiano non avrebbe saputo evolversi in maniera appropriata nel corso del tempo in modo da aumentare il livello di sicurezza dei parti tramite metodologie innovative.
Se da un lato la proposta dispone una valutazione ex ante dei livelli di rischio del parto, da verificarsi con le modalità più rigorose, nonché un’analisi preventiva dei requisiti organizzativi necessari al momento del parto, che prevede un maggiore diffusione di informazioni anche attraverso le strutture sanitarie presenti sul territorio – come i consultori – dall’altro introduce l’utilizzo di una cintura ergonomica gonfiabile monouso per esercitare la c.d. “Manovra di Kristeller”.
Questa previsione, oltre a suscitare l’ira delle maggiori società scientifiche del settore, ha provocato un’ondata di sdegno da parte di coloro che per prime vivono l’esperienza del parto, le madri.
Di cosa si tratta? La Manovra di Kristeller è una procedura medica che prevede l’applicazione di una pressione sul ventre delle partorienti, teoricamente allo scopo di velocizzare il parto. Più volte l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha smentito la reale utilità di questa procedura in quanto pericolosa per la salute dei nascituri (causa una riduzione degli scambi di ossigeno a livello placentare) e per le madri, che possono subire fratture delle costole e rottura dell’utero al termine della gravidanza.
Perché dunque prevedere per legge l’utilizzo di una cintura monouso – una per ogni parto – che spinga all’incremento di una simile pratica medica? Da qui uno degli oggetti del contendere del gruppo di attiviste Freedom for Birth – Rome Action Group.
Da quello che emerge dai documenti relativi ad un convegno che si è svolto l’11 marzo di quest’anno presso la Camera dei Deputati, intitolato “Il diritto di vivere nel crocevia della sala parto”, organizzato proprio dall’operosa Binetti, fra i relatori invitati al convegno hanno figurato l’ex amministratore unico della società che distribuisce la “cintura strizzapancia” a livello internazionale, Pierfrancesco Belli, peraltro coautore di uno studio sull’utilità di questo strumento scritto in collaborazione con uno degli autori del brevetto Safe Factory (il brevetto depositato per la cintura, che ha lo stesso nome della società distributrice).
Sebbene l’apparenza inganni, queste coincidenze non sembrano deporre in favore dell’obiettivo dichiarato del progetto di legge. Ma non è finita: questo progetto ha infatti scatenato ferventi critiche da parte delle maggiori società scientifiche di ginecologia e ostetricia (Sigo, Aogoi, Augui) che, a quanto affermato nella dichiarazione rilasciata congiuntamente, non sono state coinvolte nella decisione di prevedere l’utilizzo di tale pratica medica per legge, senza contare che, qualora il progetto di legge dovesse essere approvato, si renderebbe obbligatorio l’acquisto da parte di tutte le strutture ospedaliere di queste cinture “spremi pancia”.
Per rendersi conto (a malincuore) di quello che troppo spesso succede davvero nelle sale parto italiane basta dare uno sguardo alle testimonianze di donne che raccontano di come l’attesa nascita dei propri figli si sia risolta in una discesa in picchiata verso gli inferi. Tramite la campagna BastaTacere, promossa anche dal gruppo di attiviste di Freedom For Birth, si stanno invitando tutte coloro che abbiano subito trattamenti medici innecessari o umilianti a pubblicare anonimamente online la propria testimonianza.
Il panorama che emerge è straziante: oltre a subire procedure mediche spesso non autorizzate o innecessarie, praticate per accelerare il travaglio, nonché essere indotte – a volte obbligate – al parto cesareo esclusivamente per abbreviare i tempi, le testimonianze raccontano un panorama umano dedito all’umiliazione e all’incuria di donne che, in un momento delicato e importante come quello del parto, non possono che subire. Le attiviste propongono anche l’introduzione di una nuova fattispecie di reato di violenza ostetrica. In questo senso è stato depositato un nuovo progetto di legge da parte dell’Onorevole Zaccagnini.
Secondo le stesse associazioni dei ginecologi che bocciano il progetto di legge Binetti, anche il DDL sulla violenza ostetrica non sarebbe giustificabile in quanto offensivo nei confronti degli operatori sanitari e della loro professionalità.
A prescindere dall’utilità dell’introduzione di una nuova fattispecie di reato – spesso, per rispondere a nuove forme di violazioni dei diritti, non servirebbe altro che un’interpretazione estensiva delle norme di legge già esistenti – questa vicenda segnala quanto ancora una volta, in un paese così pro-life, la tanto sbandierata nobiltà dell’essere madre finisca dove iniziano gli interessi dei poteri forti. D’altronde, sin dai tempi della Genesi, si è dato alle donne il compito di partorire con dolore.

