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Pubblicato il 22 aprile 2016 | da Fabio Ferrari

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I militanti di Podemos riportano la Spagna al voto (con un click)

I risultati della consultazione hanno decretato il rifiuto dell'accordo con socialisti e liberali. Pratiche democratiche e tecnologie digitali

I risultati di una consultazione online riporteranno la Spagna alle urne il prossimo 26 giugno. È quanto deciso dai militanti di Podemos nel referendum interno alla formazione capeggiata da Pablo Iglesias, svoltosi via web tra il 14 e il 16 aprile scorsi.

La consultazione, di carattere vincolante, proponeva due quesiti. Il primo, riguardante l’accettazione o meno di un accordo per la formazione di un governo insieme ai socialisti del Psoe e i liberali di Ciudadanos, ha visto la vittoria del no all’acuerdo con oltre l’88%. Il secondo quesito, che chiedeva di esprimersi riguardo al tentativo di costituzione di un governo del cambiamento insieme alle confluencias (formazioni regionali alleate di Podemos ) e ai nazionalisti baschi e catalani, ha invece visto un trionfo di voti favorevoli a tale scelta, circa il 91%.

Il dato che merita maggior rilievo riguarda la partecipazione. Hanno votato 149.449 persone, poco meno della metà dei 393.538 iscritti nella pagina web di Podemos, aventi diritto ad esprimersi nella consultazione convocata dai dirigenti del partito.

“Il dato sulla partecipazione è straordinario – ha dichiarato il responsabile organizzativo di Podemos Pablo Echenique – abbiamo superato di molto i 95.000 votanti alla consultazione organizzata a febbraio dai socialisti sul loro accordo con Ciudadanos”.

Dopo il responso della votazione da Podemos si continua a guardare al Psoe, ma il vincolo dei socialisti con Ciudadanos sembra essere inamovibile, così come il ritorno al voto.

La decisione di delegare ai propri militanti la decisione su come sbloccare lo stallo istituzionale successivo alle elezioni dello scorso 20 dicembre, inserisce la formazione spagnola tra i partiti che riconoscono una stretta relazione tra tecnologie digitali e pratiche democratiche.

Nel corso della sua breve esperienza, Podemos ha consolidato la propria forza grazie al sostegno ad istanze progressiste e alle sue decise posizioni in favore di una maggiore partecipazione della popolazione alle decisioni politiche. Una partecipazione intesa come necessario strumento di controllo del potere politico, o meglio del potere decisionale dei rappresentanti eletti che nella democrazia rappresentativa sono spesso cooptati dalle lobby finanziarie e finiscono per curare gli interessi di quest’ultime a discapito dei normali cittadini.

Tra tali strumenti di partecipazione diretta e controllo dei rappresentanti, la formazione di Pablo Iglesias ha più volte fatto riferimento alla rete e alle possibilità da questa offerte.

Una tematica riguardo la quale Podemos trova punti di consonanza con il nostrano Movimento 5 Stelle, che della democrazia digitale ha fatto un vero e proprio cavallo di battaglia e che è stata oggetto di un recente confronto tra i due partiti nell’ambito del convegno Open Democracy – Democrazia in rete e nuove forme di partecipazione cittadina, tenutosi lo scorso 18 aprile presso la Camera dei Deputati del Parlamento italiano.

Nel corso dell’incontro, promosso da D-CENT (Decentralised Citizens Engagement Technologies), progetto europeo che racchiude organizzazioni della società civile europea tese alla trasformazione della democrazia e che riunisce partiti politici, movimenti, attivisti, sviluppatori e hackers, il dibattito ha trattato le sfide poste dalla costruzione della democrazia digitale, nonché i modi con i quali assumere le istanze di trasparenza e partecipazione provenienti dai cittadini all’interno delle istituzioni e dei partiti politici.

Al convegno hanno presenziato diversi esponenti di spicco dei cinquestelle, tra cui Luigi di Maio e la candidato sindaco di Roma Virginia Raggi.

“Attualmente la nostra organizzazione, i nostri eletti e la nostra contabilità sono sottoposte a misure ben più ristrette rispetto a quelle previste dalla legge – ha segnalato nel corso del dibattito Miguel Ongil, consigliere comunale di Madrid e membro del dipartimento di Economia e Trasparenza di Podemos – fattore risultato di un costante esercizio di trasparenza e partecipazione, ma anche della nostra ferma volontà di costruire una nuova forma di fare politica, istanza che oggi ha assunto una dimensione globale”.

Nonostante il ruolo assunto dalla tecnologia nelle recenti trasformazioni politiche sia innegabile, ne è testimone in Italia l’ascesa del Movimento 5 Stelle, non si deve comunque cadere nell’illusione di una soluzione meramente tecnicistica al problema della democrazia. Sarebbe semplicistico pensare che le falle nell’attuale sistema di rappresentanza siano facilmente superabili con l’uso del web e di dispositivi tecnologici.

La rete può servire come strumento di apertura in funzione di maggiore partecipazione e trasparenza , ma può altresì essere facilmente soggetta a manipolazione e controllo, soprattutto da parte di chi ha conoscenza tecnica del suo funzionamento.

La democrazia non può prescindere dal fattore umano. È fondamentale che le organizzazioni politiche che promuovono l’utilizzo delle tecnologie digitali forniscano delle chiare regole di utilizzo delle medesime, utilizzando ad esempio sistemi a codice aperto che permettano ai partecipanti di verificare la compliance e la coerenza con le decisioni prese tramite con un click.

Le nuove forme di fare politica affrontano oggi la sfida di combinare partecipazione digitale e tradizionale, in una virtuosa connessione dalla quale scaturisca un nuovo contratto sociale tra i cittadini e i loro rappresentanti.

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