Via Urbana e la pratica della pedonalità
Va avanti il braccio di ferro sulla pedonalizzazione di una delle vie più suggestive del Rione Monti
Educarsi alla pedonalità in un Paese in cui l’automobile è imposta nell’immaginario come l’Unico mezzo di trasporto è una pratica dura per cui serve una dedizione incrollabile. Cosa succede quando questa pratica si sposta dal piano delle scelte individuali per entrare con decisione nella dimensione collettiva? Proviamo a scoprirlo andando a sbirciare cosa succede nel cuore del centro storico di una delle città più belle, affascinanti e ricche di storia del nostro pianeta. Restiamo a Roma, Rione Monti, via Urbana. Un dedalo di vie, quello della Suburra, suggestivo e meraviglioso per la cui descrizione le parole difettano di completezza nella restituzione degli stati d’animo provati da chi vi si affacci la prima volta. Un percorso storico-archeologico a cielo aperto che passa tra le case, le botteghe e i negozietti di abiti usati e vintage. Uno squarcio di Roma che vede la compresenza di “vecchi” (sempre meno) e nuovi abitanti, molto ricchi, questi ultimi, che eleggono il Rione Monti a dimora dove poter suggellare la loro posizione sociale con una casa degna della posizione che occupano in società. Niente di nuovo sul fronte occidentale. Il centro di Roma è meraviglioso, il valore delle case raggiunge picchi stellari e, del resto, l’operazione di cacciare dalla Suburra i romani è cominciata col fascismo.
Ma torniamo alle strade. Queste viette strette tra i sampietrini e cascate di edera dalle pareti accolgono turisti, pellegrini e romani tutti affascinati dalla meraviglia dello sguardo che si perde quando, girato l’angolo, ci si imbatte in una fontana o in una scalinata. Una nota stonata c’è. Nonostante il varco ZTL che rende quest’area una zona a traffico limitato mi è capitato di passarci intorno alle 19. È l’ora dell’aperitivo per molti turisti e giovani e meno giovani che tra la piazzetta di Madonna de’ Monti e via Panisperna affollavano i locali; ma questo non stona, anzi si amalgama benissimo con la dimensione di centro storico che è propria dell’area. A stonare è la lunga fila di macchine che tra via Panisperna e via de’ Serpenti addirittura forma del traffico. È talmente tanto normale vedere file di macchine incolonnate che si rischia di non notare lo stridore restituito dall’immagine. E invece quelle automobili colpiscono, i clacson e i motori accesi portano lo sguardo a soffermarsi su altri dettagli che un occhio assuefatto alla città italiana non coglie se non si pone in una posizione critica. Così mentre sono seduta con un paio di residenti di via Urbana su un gradino di un locale in via Panisperna basta un ragazzo che monta sullo scooter parcheggiato e lo accende sgasando sulle nostre facce per farmi rendere conto che ai bordi di queste strade storiche non ci sono che parcheggi. Sui sampietrini vernice fresca che segna gli spazi per la sosta e la segnaletica orizzontale. “Non c’entra il Comune, non hanno i soldi, è grazie alla produzione di James Bond” si affretta a spiegarmi il mio ospite. Sono con lui perché voglio parlare della reazione di una parte dei residenti di Via Urbana a questa situazione di traffico e sosta veicolare che quella strada, insieme al quadrante, ha sofferto e soffre ancora e che è peggiorata dopo la chiusura, “sacrosanta” aggiunge, di via dei Fori Imperiali al traffico privato.
Dobbiamo fare un passo indietro per raccontare brevemente questa storia dal principio.
In via Urbana l’Italgas apre un cantiere qualche mese fa; in conseguenza di ciò una parte della strada viene chiusa al traffico e interdetta alla sosta. I commercianti e molti residenti scoprono la tranquillità, il silenzio e la bellezza della strada aperta a “turisti, pellegrini e cittadini che la attraversano a piedi producendo come unico rumore le chiacchiere e i racconti. É bello quando l’unico rumore che si sente è il mezzo dell’AMA addetto alla raccolta differenziata. Si dorme meglio”. Ad inserirsi è un altro residente, francese trapiantato qui da noi e attivo nella campagna per la pedonalizzazione di via Urbana.
“Non è una pedonalizzazione vera e propria”. Mi corregge Paolo, “si chiamano Isole Ambientali e sono previste dal P.G.T.U.” il Piano Generale del Traffico Urbano. La strada è per i pedoni e le bici, ma resterebbe aperta ai veicoli di emergenza e al carico/scarico delle merci. Una regolamentazione insomma che andrebbe a vietare la sosta e il parcheggio, oltreché il transito, ad auto e moto private.
Sembra molto bello, un progetto razionale e assolutamente comprensibile di vivibilità di uno spazio che è patrimonio comune non solo di questa città. Voglio saperne di più. “Come promotori della pedonalizzazione con l’Associazione Urbanamente ci siamo subito mossi per raccogliere firme per una petizione popolare da presentare al Sindaco di Roma Ignazio Marino a cui abbiamo chiesto di istituire questa Isola Ambientale. Il Municipio I, con la Presidente Alfonsi, è stato molto ricettivo. Le nostre idee sembrano essere le loro, ma purtroppo circa le Isole Ambientali e in generale le pedonalizzazioni la competenza non è municipale, bensì comunale. Il Municipio I si era fatto promotore della pedonalizzazione di un’area antistante una scuola. É stato avanzato ricorso al TAR e il municipio ne è uscito sconfitto proprio per il difetto di competenza” mi spiega ancora Paolo.
Si attende la voce del Sindaco Marino, destinatario con la sua Giunta della Petizione Popolare corredata dalle 1200 firme di residenti in via Urbana, di abitanti del Rione e di quanti fanno della pratica della pedonalità un esercizio collettivo. Una voce che non si leva; dal Gabinetto del Sindaco fanno sapere che non saranno prese decisioni su via Urbana prima dell’approvazione del P.G.T.U. e alla proposta, fanno sapere, starebbero lavorando gli assessori alla mobilità Guido Improta e ai Lavori Pubblici Maurizio Pucci.
I residenti attendono la presa di posizione del Comune e intanto l’aria è rovente e tesa perché non tutti sembrano rendersi conto che il centro di una città storica è patrimonio comune. I contrari all’iniziativa dell’Isola Ambientale esistono tra i residenti. Non tra i commercianti che in questa situazione sono anzi i promotori più attivi. Le motivazioni addotte da chi proprio non ci sta a vedersi privato de parcheggio sotto casa appaiono però deboli e contraddittorie. Tra chi parla di diritto degli anziani a non doversi ritrovare a camminare per raggiungere casa e negozi – gli stessi anziani che non hanno ascensori perché nella zona le case ne sono tutte sprovviste – e chi, più prosaicamente, si sente usurpato nel diritto di proprietà, o forse potremmo dire, di signoraggio. Tantissimi episodi spiacevoli si sono verificati in questa via nei pochi mesi di interdizione al traffico a causa del cantiere Italgas. Il Presidente dell’Associazione Urbanamente, Renato Gargiulo, ha subito moltissime intimidazioni e minacce; ma non è il solo. È stato fatto oggetto di calunnia un commerciante accusato dal vociare intimidatorio e anonimo di spacciare droga nei suoi locali. Una calunnia rispedita al mittente con tanto di esposto alla Pubblica Sicurezza. E ancora scritte sulle saracinesche, capannelli minacciosi di persone contro gli stessi esponenti della giunta municipale che si sono impegnati a visionare la situazione di persona. Pressioni sui datori di lavoro di un residente attivo nella pedonalizzazione. Di tutto questo, del “coattume upper class”, come mi è stato descritto molto evocativamente, dell’atteggiamento violento fatto proprio da professionisti che appartengono alla classe dirigente di questo paese,, ci parla purtroppo via Urbana pedonale e non solo di uno spazio che si vuole offrire a cittadini e turisti libero dalle auto, pulito, silenzioso e sicuro; un aspetto quest’ultimo che si spera riesca a prevalere e a fare scuola nella nostra città.

