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Pubblicato il 28 ottobre 2016 | da F.F.

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Roma festeggia Kobane resistente

Al Cinema Palazzo, oggi dalle 18, iniziativa a sostegno del centro culturale curdo Ararat, in vista del 1° novembre giornata globale di sostegno di Kobane

Chi si ricorda di Kobane? Il prossimo primo novembre sarà occasione per celebrare la giornata globale di sostegno alla resistenza della città siriana, assediata dall’Isis fino al 25 gennaio 2015.

A Roma il supporto alla lotta di liberazione curda e alla rivoluzione democratica in Rojava dà vita ad un’iniziativa, che si terrà oggi pomeriggio dalle 18, presso il Cinema Palazzo a San Lorenzo. Una serata, in vista dell’appuntamento di martedì prossimo (1 novembre), a sostegno del centro culturale Ararat, sede della comunità curda romana, con musica dal vivo e cena tradizionale curda.

Da segnalare, insieme alla proiezione del documentario “Nujin” (Nuova Vita), recentemente presentato a Roma nell’ambito del festival di cinema indipendente Asiatica, l’allestimerete knto della mostra fotograficaSinor (confine) – Immagini dal Kurdistan”.

Nella catastrofe umanitaria della guerra, i curdi stanno sperimentando la costruzione di un nuovo modello di società insieme agli altri gruppi etnici che popolano il nord della Siria. La costituzione di un’entità politica organizzata, una confederazione democratica di nome Rojava, rappresenta un vero e proprio esperimento rivoluzionario in un’area geografica dominata dagli interessi nazionali di potenze regionali e dal fondamentalismo religioso.

Democrazia diretta, protagonismo delle donne nella vita politica e ambientalismo, linee guida del confederalismo democratico in Rojava, sono la rosa nel deserto dei giochi di guerra siriani.

Un progetto che ha il suo primo nemico nel governo di Ankara. Il sultano Erdogan, dopo aver rimesso a ferro e fuoco il Bakur (la porzione di Kurdistan oggi parte della Turchia) nel corso dell’ultimo anno, ha recentemente invaso il nord siriano.

Ufficialmente la Turchia ha attraversato la frontiera siriana per combattere l’Isis, ma il vero obiettivo risiede nel frenare i successi delle YPG/YPJ, le unità di protezione del popolo/unità di protezione delle donne, gruppi combattenti del Rojava composti da curdi, arabi, turcomanni, circassi e svariate centinaia di combattenti internazionali, tra cui anche italiani.

Dopo la liberazione di Kobane dall’Isis nel gennaio del 2015 e un progressivo riscatto del nord siriano, le YPG/YPJ, unite ad altre milizie di opposizione ad Assad nelle Forze Democratiche Siriane (SDF), lo scorso 12 agosto hanno liberato Manbij, strategica roccaforte dei jihadisti ad ovest dell’Eufrate. Ankara non è stata a guardare e, a fine agosto, i suoi carri armati hanno attraversato la frontiera con Damasco, occupando Jarabulus e la zona ad ovest dell’Eufrate, dando vita a diversi scontri con le SDF/YPG.

Dodicesimo presidente della Turchia, Erdogan sembra voler passare alla storia come il più acerrimo tra gli avversari della causa curda. Approfittando dello stato di emergenza imposto a seguito del tentato golpe dello scorso 15 luglio, il governo ha dato vita ad un’operazione di riduzione al silenzio di qualsiasi opposizione interna. Sono già migliaia i licenziamenti e gli arresti di giornalisti, accademici, insegnanti, dipendenti pubblici, poliziotti e militari.

Ma non basta, la longa manus del sultano è arrivata anche sul satellite. Dopo forti pressioni su Eutelsat, operatore satellitare con copertura anche in medio oriente, sono stati spenti i collegamenti a diverse tv curde, tra cui la tv per i bambini Zarok TV e Med Nûçe tv, impedendo loro di mandare in onda trasmissioni che dall’Europa raggiungevano tutta la diaspora curda e davano voce anche all’opposizione democratica e alle altre minoranze etniche e religiose discriminate in Turchia.

Una censura passata inosservata dai media main stream, ma che rappresenta un motivo ancora più importante per sostenere la lotta di liberazione del popolo curdo.

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