Kurdistan, sabato a Roma manifestazione per la pace
Appuntamento nazionale nella capitale il 24 settembre a Porta Pia per dire basta alla guerra turca contro la popolazione curda
La manifestazione nazionale in sostegno del Kurdistan – convocata per il prossimo 24 settembre alle ore 14 a Porta Pia – è un appuntamento che richiama alla memoria i tempi in cui le piazze romane spesso si riempivano a sostegno di cause lontane. Il prossimo sabato, invece, si andrà in piazza per ricordare che la guerra è vicina e va fermata.
Andare a manifestare per il Kurdistan significa difendere direttamente la pace. Nella catastrofe umana della guerra civile, i curdi stanno sperimentando la costruzione di un nuovo modello di società insieme agli altri gruppi etnici che popolano il nord della Siria. La costituzione di un’entità politica organizzata, una confederazione democratica di nome Rojava, rappresenta un vero e proprio esperimento rivoluzionario in un’area geografica dominata dagli interessi nazionali di potenze regionali e dal fondamentalismo religioso.<img class="size-medium wp-image-9427 alignright" src="http://www.csoalastrada.net/core-online/wp-content/uploads/2016/09/CORTEO-SAB-24-300×141.jpg" alt="CORTEO SAB 24" srcset="http://www.csoalastrada.net/core-online/wp-content/uploads/2016/09/CORTEO-SAB-24-300×141.jpg 300w, http://www.coreonline web link.it/web/wp-content/uploads/2016/09/CORTEO-SAB-24.jpg 656w” sizes=”(max-width: 300px) 100vw, 300px” />
Democrazia diretta, protagonismo delle donne nella vita politica e ambientalismo, linee guida del confederalismo democratico in Rojava, sono la rosa nel deserto dei giochi di guerra siriani.
Un progetto che ha il suo primo nemico nel governo di Ankara. Il sultano Erdogan, dopo aver rimesso a ferro e fuoco il Bakur (la porzione di Kurdistan oggi parte della Turchia) nel corso dell’ultimo anno, ha recentemente invaso il nord siriano.
Ufficialmente la Turchia ha attraversato la frontiera siriana per combattere l’Isis, ma il vero obiettivo risiede nel frenare i successi delle YPG/YPJ, le unità di protezione del popolo/unità di protezione delle donne, gruppi combattenti del Rojava composti da curdi, arabi, turcomanni, circassi e svariate centinaia di combattenti internazionali, tra cui anche italiani.
Dopo la liberazione di Kobane dall’Isis nel gennaio del 2015 e un progressivo riscatto del nord siriano, le YPG/YPJ, unite ad altre milizie di opposizione ad Assad nelle Forze Democratiche Siriane (SDF), lo scorso 12 agosto hanno liberato Manbij, strategica roccaforte dei jihadisti ad ovest dell’Eufrate. Ankara non è stata a guardare e, a fine agosto, i suoi carri armati hanno attraversato la frontiera con Damasco, occupando Jarabulus e la zona ad ovest del’Eufrate, dando vita a diversi scontri con le SDF/YPG.
Come anche specificato nel corso della conferenza stampa, convocata da Rete Kurdistan Italia e da Sinistra Italiana e tenutasi ieri alla sala stampa di Montecitorio, l’invasione turca minaccia un’esperienza democratica unica in Medio Oriente. La mobilitazione internazionale, per la pace e per la liberazione del popolo curdo, è oggi più che mai necessaria.

