Glocal remi

Pubblicato il 2 novembre 2014 | da Fabio Ferrari

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Francia: ucciso Remi Fraisse, attivista ambientalista

Ventunenne perde la vita durante una manifestazione in difesa di un’area protetta, colpito da una granata assordante sparata dalla Gendarmerie.

Purtroppo, forse ora anche la Francia dei movimenti piangerà il suo Carlo Giuliani.

E’ di domenica 26 ottobre la notizia del decesso di Remi Fraisse, attivista ventunenne trovato senza vita dopo una notte di scontri tra la Gendarmerìe e i manifestanti che si oppongono alla costruzione della diga di Sivens, località di campagna nei pressi di Tolosa. La notizia del decesso ha scioccato il paese, tanto che le autorità locali e nazionali hanno dichiarato un probabile stop ai lavori della diga.

La realizzazione di questo progetto, fortemente contestato perché porterebbe alla distruzione di una estesa area naturale, la Zone Humide de Testet, si è da sempre scontrata con una variegata opposizione di movimento.

Definita troppo spesso con la semplicistica accezione di no global dai media tradizionali, la protesta contro una semplice diga in aperta campagna trova le sue ragioni in un complesso contesto sociale.

Con una tradizione storica di forte peso politico dei piccoli e medi agricoltori, in Francia la campagna è ancora oggi molto importante. Strettamente connesso alle rivendicazioni della decrescita, il movimento altermondista è rappresentato dalla figura di José Bové, allevatore leader del sindacato agricolo Confédération Paysanne. Altro importante protagonista, questa volta sul fronte istituzionale, è il movimento postideologico Europe Ecologie di Cohn Bendit, per alcuni aspetti vicino a quello di Grillo (anche se non ci sono tratti di vero populismo). Il quadro non si completerebbe senza menzionare le tante vertenze aperte contro opere in agricoltura ma anche nei trasporti (il no alla costruzione di nuovi aeroporti, e autostrade, l’idea di puntare ancora sul treno), nelle quali la presenza di comitati dei cittadini è determinante al fine di creare partecipazione nelle mobilitazioni.

Se da un lato l’opposizione è forte, la repressione da parte dell’attuale governo trova ragione nella figura del primo ministro Manuel Valls che, esempio di rottura con la tradizione socialista per la sua fama di figura autoritaria, ha l’appoggio dei poteri forti ed è visto nel centrosinistra francese come una speranza di arginare l’ascesa della destra di Marine Le Pen.

La morte di Remi ha acceso una nuova luce sulle lotte ambientaliste contro lo sfruttamento selvaggio del territorio.
Le polemiche sulla gestione dell’ordine pubblico hanno evidenziato un ruolo ambiguo delle forze dell’ordine in occasione della “gestione della piazza”. Le verifiche sui tragici eventi trascorsi, come anche riportato da media internazionali, avrebbero accertato che il decesso del giovane attivista è stato provocato dal ferimento alla schiena da parte di una granata assordante esplosa dai reparti della Gendarmerie.
Il decesso del giovane sarebbe avvenuto durante un tentativo di sabotaggio dell’area di stoccaggio del cantiere della diga, risposta dei manifestanti alle precedenti cariche della polizia durante la manifestazione di sabato presso la Zone Humide, con lo scopo di sgomberare il presidio permanente da questi tenuto. La polizia, alla notizia dell’uccisione del giovane, avrebbe poi fornito diverse e contrastanti versioni dell’accaduto.

La rabbia per la morte del giovane ha visto diversi assalti alle prefetture delle cittadine intorno alla zona di Sivens ed il governo ora teme un’esplosione generalizzata di violenza ovunque nel paese.

La lotta per la difesa dei beni comuni in Francia segna il suo primo martire ma non certo il suo arresto.

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