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Pubblicato il 15 dicembre 2016 | da Fabio Ferrari

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Colombia, l’ombra della guerra sporca minaccia la pace

Nonostante il processo di pace, aumentano i casi di violenza contro i difensori dei diritti umani. Preoccupazione da Onu e Stati Uniti

Nonostante i progressi del processo di pace, in Colombia non si fermano le violenze contro i difensori dei diritti umani.

Secondo il ministero degli Interni colombiano, sono almeno 60 i dirigenti sociali assassinati nel 2016. Una stima basata sui dati forniti dall’ Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e alla quale vanno aggiunti altri 30 attentati e oltre 300 casi di minacce.

Alcune organizzazioni in particolare hanno pagato un prezzo più alto. Tra queste c’è Marcha Patriótica, movimento di sinistra (secondo alcuni legato alle Farc, delle quali rappresenterebbero l’attuale fronte politico) che negli ultimi quattro anni ha visto l’assassinio di oltre 120 membri.

Dopo un primo silenzio, la stampa locale individua tra le cause di questi omicidi proprio il procedere spedito degli accordi di pace e della loro implementazione.

Con la fine del conflitto, per la Colombia si prospetta uno scenario di ritorno a lotte sociali che, condotte  in forma pacifica e dunque legittima, potrebbero rimettere in discussione molto cose dell’attuale status quo. Tra le criticità mai risolte e profondamente legate alle radici stesse del conflitto, la proprietà della terra.

Non a caso le violenze  delle ultime settimane hanno registrato un’ulteriore recrudescenza con l’assassinio di decine di dirigenti sociali di organizzazioni impegnate nel conflitto per la restituzione dei terreni agricoli (veredas).

Tra gli ultimi a cadere crivellati di pallottole, lo scorso 18 e 19 novembre, Erley Monroy e Hugo Callar.

Dirigenti di associazioni contadine in lotta per la restituzione di terreni illegalmente espropriati nell’area di San Vicente del Caguan, i due uomini sono stati assassinati in una zona dove le frizioni per il controllo delle terre sono forti.

Il sindaco di San Vicente del Caguan è stato indicato da fonti locali come persona responsabile della “segnalazione” dei dirigenti uccisi ai paramilitari. L’amministratore è esponente del partito di destra Centro Democratico,  il cui leader è Alvaro Uribe, ex presidente della Colombia che oggi si oppone al processo di pace con la guerriglia. Uribe è stato in passato accusato di molteplici legami con le organizzazioni paramilitari.

Gli attacchi colpiscono in pieno l’inizio dell’implementazione degli accordi tra governo e Farc, con un riflesso speciale riguardo a uno dei punti chiave della negoziazione: la riforma agraria integrale.

Aída Avella, storica dirigente di Unión Patriótica (UP) afferma esplicitamente che “molti degli assassinii avutisi negli ultimi tempi sono dovuti proprio al fatto che si reclama la terra e si cerca di frenare le lotte a colpi di pistola, permettendo che il 46% della terra colombiana coltivabile rimanga in mano allo 0,4% della popolazione, secondo dati ufficiali dell’ultimo censimento agrario” .

La Unión Patriótica, formazione di sinistra nata negli anni ottanta a seguito dei negoziati di pace tra le Farc  e il presidente della repubblica  Belisario Betancur, perse oltre 3000 membri, tra cui due candidati presidenziali, a causa di una guerra sporca a base di omicidi scatenata dall’estrema destra al governo con l’utilizzo di settori deviati dell’esercito e dei paramilitari.

Le assonanze con le stragi degli anni ottanta e novanta sono inquietanti.

Nonostante i gruppi paramilitari siano stati ufficialmente smobilitati nel 2002, continuano ad apparire volantini firmati dalle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), federazione di organizzazioni protagoniste di efferate violenze contro le popolazioni civili nell’ultimo ventennio dello scorso secolo.auc

La riapparizione di gruppi paramilitari in tante zone del paese ha messo in allerta le autorità colombiane, che sino ad oggi negavano la persistenza di queste strutture clandestine, qualificate invece come bande criminali (bacrim) al servizio dei boss del narcotraffico.

Anche negli Usa è stata manifestata inquietudine per le violenze contro i difensori dei diritti umani e le organizzazioni sociali.

Lo scorso martedì un gruppo di 37 rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti ha espresso la propria preoccupazione per l’aumento degli omicidi, minacce e attacchi contro dirigenti sociali attraverso una lettera aperta inviata al segretario di Stato John Kerry. Nella lettera i parlamentari chiedono a Kerry di fare pressioni e lavorare con il governo colombiano affinchè tali crimini vengano pubblicamente condannati.

Se il governo colombiano non agirà efficacemente contro questi crimini, il paese rischia di ricadere in una spirale di violenza con danni irreparabili al processo di pace.

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