Dispacci cop21

Pubblicato il 25 novembre 2015 | da Irene Salvi

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Dai territori verso Cop21

Tra Csoa La Strada e Città dell’Utopia due appuntamenti per approfondire cause e conseguenze della crisi ambientale ed energetica globale, a pochi giorni dall'apertura della Conferenza di Parigi sul clima

Cop21“Cambiare il sistema, non il clima”. Più che uno slogan, un’efficace sintesi degli scopi alla base del variegato fronte che si organizza in occasione della COP21, Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in apertura a Parigi il prossimo 30 novembre.

Domenica 29, in risposta alla chiamata della Global Climate March, in moltissime città di tutto il mondo (in Italia  cortei a Roma e Milano) movimenti e associazioni hanno organizzato “Marce per il clima” per chiedere che le istanze ambientaliste siano prese in considerazione nei luoghi delle decisioni. Nei giorni precedenti, numerosi appuntamenti di dibattito e approfondimento sul tema: nel Municipio VIII sono previsti due incontri (giovedì 26 al Casale Garibaldi di San Paolo, lunedì 30 al centro sociale di Garbatella) organizzati da Città dell’Utopia e CSOA La Strada insieme all’associazione A Sud, con l’intervento di docenti universitari, ricercatori e rappresentanti di movimenti ecologisti.

Il fronte ambientalista, generica definizione che in realtà racchiude istanze molteplici (e non sempre concordi tra loro), chiede di essere ascoltato. Al di là delle facili accuse di disfattismo e ideologia nimby, cui spesso si ricorre – anche nella narrazione mainstream – per liquidarne le richieste, si tratta di ripensare un sistema di produzione e consumo che continua a fondarsi sullo sfruttamento di risorse naturali in rapida estinzione (combustibili fossili in primis) lasciando in eredità alle generazioni future un pianeta depauperato e sempre più diseguale.

La tendenza dei governi e delle organizzazioni internazionali, fino a questo momento, è stata decisamente al ribasso. Più che mettere in discussione il modello di sviluppo dietro l’attuale crisi ambientale ed energetica, ci si è limitati a “tamponare” le ricadute più gravi: a lungo la cosiddetta Climate finance ha riservato la maggior parte degli investimenti a interventi (definiti di “adaptation”) mirati alla sola rimozione degli effetti nocivi di cambiamenti climatici assunti come inevitabili, anche se l’ultimo rapporto OCSE rileva una parziale inversione di rotta.

In Italia questa tendenza sembra riflettersi nelle scelte del Governo Renzi, che con il decreto noto come “SbloccaItalia” – convertito in Legge 164/2014 – ha sì introdotto alcune misure di incentivo alle energie rinnovabili e stanziato (pochi) fondi per bonifiche e risanamento dei territori, ma ha anche scelto di confermare l’attuale sistema di smaltimento dei rifiuti e la preferenza per le estrazioni di combustibili fossili a profitto di privati: come denunciato anche dal movimento StopOmbrina, che si oppone alle opere di trivellazione nell’Adriatico e che nel maggio scorso ha portato in piazza a Lanciano, in Abruzzo, oltre 50 000 persone dietro lo slogan “No al petrolio, sì al turismo”.

Dopo gli attentati di Parigi, i lavori di Cop21 si svolgeranno in una città (ormai un intero continente) militarizzata e impaurita, dove già diverse manifestazioni precedentemente autorizzate sono state proibite per motivi di sicurezza. Più che una risposta di piazza, allora, i movimenti dovranno costruire un dibattito capace di intrecciare più fronti e superare i confini nazionali per imporre un ripensamento reale degli attuali modelli di sfruttamento e distribuzione delle risorse naturali.

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