La marcia per il clima riparte da Parigi
Alla vigilia dell’inizio dei lavori della COP21 di Parigi i movimenti sociali scendono nelle principali piazze del mondo per portare istanze collettive sul cambiamento climatico.
Il 30 Novembre a Parigi inizierà il nuovo negoziato internazionale per la lotta la cambiamento climatico, la COP21, cui prenderanno parte 190 Paesi per il conseguimento di un nuovo accordo vincolante. In occasione dei lavori del vertice internazionale scendono oggi numerosi movimenti sociali nelle principali piazze del mondo per chiedere che venga sviluppato a Parigi un percorso congiunto a livello internazionale di decarbonizzazione che possa concludersi entro il 2050, rimanendo così entro i limiti delle proiezioni in cui la temperatura media della Terra aumenterà di massimo 2°C, che costituisce lo scenario più ambizioso e già piuttosto critico da raggiungere. È partita oggi a Roma alle ore 14:00 in Piazza Farnese la Global Climate March, organizzata dalla Coalizione Clima, una mobilitazione di varie parti della società civile sia a livello locale che nazionale.
Il Protocollo di Kyoto, adottato nel 1997 ma entrato in vigore nel 2005 in seguito alla sottoscrizione dello stesso anche da parte della Russia, è stata l’unica forma di accordo internazionale vincolante per ciascuno Stato membro che fin’ora sia riuscito ad essere portato avanti. Dal momento in cui si è iniziato a mettere sul tavolo dei vertici internazionali la necessità di iniziare a discutere del post-Kyoto trovare un opportuno portfolio di tecnologie e di strumenti economici che siano idonei e permettano a tutti i Paesi firmatari di incidere in maniera significativa sul percorso di sviluppo sostenibile sembra ancora più complicato di prima. Il cambiamento climatico è un tema incredibilmente complesso e comprende rilevanti fattori economici, ambientali, geopolitici, energetici, di sicurezza e di sviluppo. Il problema può infatti essere scisso in almeno due dinamiche principali ed equivalentemente urgenti: mitigazione e adattamento. Da un lato dunque abbiamo la necessità di far fronte al cambiamento climatico rivedendo interamente il nostro sistema produttivo, economico ed energetico; questo tuttavia presuppone in primo luogo la disposizione di un mix di politiche estremamente puntuale, un vero e sostanziale impegno sia del settore pubblico che del settore privato, una veloce accelerazione dell’innovazione in campo ambientale e soprattutto la sopportazione di ingenti costi. Dall’altro bisogna agire in modo da facilitare l’adattamento del sistema umano ai cambiamenti climatici già in essere, cosa che principalmente riguarda Paesi in via di sviluppo; questi sono però anche gli Stati che hanno contribuito in maniera storicamente minore rispetto all’incidenza che nel tempo hanno avuto gli originari firmatari del Protocollo, dunque si aggiunge un ulteriore elemento di dibattito: non solo “che fare?”, ma anche “con i soldi di chi?”.
L’appello diffuso dalla Coalizione Clima vuole così essere espressione di una realtà plurale di organizzazioni, enti locali, università e associazioni di vario tipo per esercitare una pressione puntuale sul vertice internazionale di Parigi. Nel testo (qui) questa parte di società civile richiede per l’imminente COP21 il raggiungimento di un accordo vincolante e plurilaterale perché il surriscaldamento globale procurato dalle attività antropiche non superi la soglia dei 2°C aggiuntivi. Pur nel rispetto della sovranità nazionale, infatti, vengono delineate delle “ambizioni collettive” che devono costituire l’oggetto del negoziato: intraprendere una traiettoria tecnologica che permetta di ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra in modo da poter preservare ancora la possibilità di sopravvivenza sul Pianeta della vita così come la conosciamo. Quest’azione internazionale dovrà inoltre essere improntata su un principio di equità sia interna a ciascun Paese che tra differenti Paesi, in funzione delle c.d. responsabilità comuni ma differenziate, ma anche ristabilendone il significato a livello intergenerazionale come insito nel termine “sviluppo sostenibile”. La marcia per il clima sarà quindi un’occasione di mobilitazione e rivendicazione del diritto in primo luogo a sopravvivere come specie, dunque ad avere politiche economiche e sociali che riescano ad indirizzare l’attività antropica verso uno schema del tutto differente da quello perseguito fin’ora, che è poi lo stesso paradigma che nelle ultime poche centinaia di anni ha determinato il cambiamento climatico stesso.
Ulteriori appuntamenti per approfondire un tema tanto fondamentale quanto declinato in una molteplicità di articolazioni vengono offerti nel territorio del VIII Municipio in settimana: lunedì 30 Novembre il secondo appuntamento di “Sviluppo, giustizia sociale e cambiamenti climatici” alle ore 18:00 presso il CSOA La Strada, mercoledì 2 Dicembre presso l’Agenzia Diritti del Municipio “Langer e conversione ecologica”, a cura della Scuola di Formazione Politica Danilo Dolci.

