Un libro per scoprire la storia di Testaccio
Presentato stamattina al mattatoio “Testaccio. Da quartiere operaio a Village della Capitale”: un libro per ripercorrere le mille identità del quartiere, sovrapposte ma mai mescolate.
Irene Ranaldi, dottoranda in Teoria e ricerca sociale all’Università “la Sapienza”, ci regala un prezioso libro su un quartiere unico al mondo. Un quartiere “non popolare né borghese, non anziano, non giovane”, non turistico, non verace: “ma che è un po’ tutto questo. E’ il quartiere dei giovani che si divertono, delle classi popolari che ci vivono dalla fondazione, della borghesia insediatasi da poco, di un trend che vive ultimamente, ora anche esportato all’estero…”. Un quartiere all’ombra di un monte fatto interamente di cocci. Che di un mattatoio ha fatto un centro d’arte, e di grotte scavate tra i cocci luoghi di formazione musicale. Che continua a vivere attorno al suo mercato, ancorato ad un’identità fortemente popolare tra pesciaroli e fruttivendoli. Un quartiere dove ancora si fanno le serenate.
“Testaccio. Da quartiere operaio a Village della Capitale” racconta tutte queste trasformazioni. E lo fa con gli occhi di una sociologa impregnata di storia, che fa dell’evoluzione e della componente umana il perno di una grande narrazione saggistica. Questa mattina alle 10:30 la presentazione ufficiale: nella Pelanda, all’ex-Mattatoio, per decenni il cuore produttivo di un quartiere nato per essere industriale. “Proviamo a chiudere gli occhi, e immaginare cosa c’era qua, in queste stanze: fumo, puzza, sangue”. La storia di Testaccio poggia su questi elementi.
Il libro, edito da Franco Angeli per la collana Temi di Storia, fa parte del progetto editoriale “Un laboratorio di storia urbana: le molte identità di Roma nel Novecento. Progetto diretto da Lidia Piccioni”, che ha avuto il premio “Il Campidoglio per la cultura” 2008. Tra i libri del progetto ricordiamo anche l’immancabile “La Garbatella a Roma. 1920-1940”, di Monica Sinatra.
La presentazione, con un notevole afflusso di pubblico, si è svolta alla presenza dell’autrice, della prof.ssa Lidia Piccioni (la Sapienza), anima del progetto, della prof.ssa Maria Immacolata Macioti (la Sapienza) e di Emiliano Pittueo, Assessore all’urbanistica, ambiente, partecipazione e memoria del I Municipio di Roma.
Graditissimi gli interventi musicali quasi improvvisati di Sara Modigliani, musicista appassionata della canzone romana: la cantante ha interpretato due stornelli del famosissimo “paroliere analfabeta” romano, Romolo Balzani. Fra questi, immancabile “Tutti romani”: lo conosce bene (spesso senza saperlo) chi l’ha ascoltato, un milione di volte, da un’altra grande figura popolare. Uno di quei personaggi a metà fra l’anonimato e la fama, il fastidio e la simpatia, il matto e il folkloristico. Uno che restituiva un tocco di umanità a quartieri popolari che quasi correvano il rischio di sparire nell’anonimato dell’Urbe. Uno che sentivi sempre la mattina mentre andavi a scuola o a lavoro, che cantava la strofa “Giulio Cesare, Caligola e Ottaviano, li conosco tutti quanti a menadito…”. Il suo palcoscenico preferito? L’autobus 716.

