Cultura a fattor comune

Pubblicato il 10 maggio 2016 | da Chiara Baldani

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Recensione: a fattor comune

A fattor comune – visioni e buone pratiche per fare Sinistra, del vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio, cattura l’attenzione del lettore grazie alla sincerità del suo pensiero, che prima di essere inserito in un quadro politico, riflette sull’importanza di dare il giusto peso al termine “persona” e a tutto ciò che ne consegue

Il momento storico è sotto gli occhi di tutti. Aristotele sosteneva che “pensare non è creare”: oggi le persone hanno bisogno di vedere risultati, fidarsi di chi le rappresenta – per questo, le parole non bastano. Per i più la politica è un concetto lontano, fumoso, non tangibile. Ma il ruolo della politica non è essere così lontana dalle “cose” comuni, quanto rappresentare un’occasione per tutti coloro che hanno necessità di equità, emancipazione e crescita.

Smeriglio attraversa temi forti sui quali tutti, senza alcuna distinzione, siamo chiamati a porci domande; lo fa chiamando in causa anche Bergoglio e il suo papato, portando a esempio buone idee politiche (tangibili) provenienti da ogni parte del mondo, dal Chiapas al municipalismo democratico dei cantoni curdi del Rojava. O dando voce a uomini come Alexis Tsipras, premier degli anni più duri per la Grecia, che nei tempi senza scampo dell’austerity europea ha provato, insieme al suo popolo, a immaginare un futuro dove c’è spazio per parole come “dignità”, e per poter pensare che “essere realisti e rivoluzionari significa aprire strade che non esistono”.

L’autore, in apertura, guida il lettore ad una riflessione semplice eppure non scontata, attraverso le parole del Presidente dell’Uruguay Pepe Mujica espresse durante la Conferenza delle Nazioni Unite “Rio+20” sullo sviluppo sostenibile, nel 2012: “( …) Siamo stati noi a creare la civiltà nella quale viviamo: figlia del mercato, figlia della competizione, che ha portato uno sviluppo materiale portentoso ed esplosivo. Ma l’economia di mercato ha creato la società di mercato che ci ha rifilata questa globalizzazione. Stiamo governando noi la globalizzazione oppure è la globalizzazione che governa noi? È possibile parlare di fratellanza e dello stare tutti insieme, in un’economia basata su una competizione così spietata? Fino a dove arriva la nostra solidarietà?”

Smeriglio nelle sua pagine offre la possibilità di guardare alle difficoltà del tempo, ovvie a chiunque abbia il coraggio di vederle per intero nella loro profonda gravità, e le pone in un’ottica di rinascita e di urgenza di azione da parte delle forze politiche, degli intellettuali, delle leadership e dei singoli.

Perché “(…) non è la possibilità che appartiene alla realtà, ma è la realtà che appartiene alla possibilità” e la realtà è che c’è urgenza di crederci e di mettere in campo una proposta degna di sapersi muovere nello sconfortante quadro politico italiano ed europeo. C’è urgenza di accorciare le distanze tra cittadini e partiti, di responsabilizzare tutti alla gestione della res publica: perché il popolo non è solo un aggregato di persone, ma il potenziale di un Paese. Oggi questo potenziale è in larga parte inespresso, a causa di condizioni avverse alle partecipazione: per dirla con le parole di Massimiliano Smeriglio “(…) uomini e donne rimasti appesi, intere generazioni sospese in una bolla, prigioniere del presente, di una precarietà esistenziale che non permette di elaborare il giorno precedente né di programmare quello che segue”. Modificare questo quadro e restituire dignità al presente appare come l’unica via per fare in modo che “il futuro cominci il prima possibile”.

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