Pubblicato il 21 ottobre 2014 | da Bug Riele
Patamù tutela gli artisti con l’open access
Intervista con Adriano Bonforti, fondatore di Patamù, una nuova startup che propone alla comunità artistica un sistema di marcatura - la certificazione legale che permette agli autori di tutelarsi dal plagio - alternativo a quello tradizionale utilizzato dalla Società Italiana Autori ed Editori, ovvero la SIAE, che ad oggi detiene il monopolio nella tutela dei diritti d'autore.
Innanziutto, chi è Adriano Bonforti?
Sono un ricercatore in biomedicina residente da 3 anni in Spagna, con una grande passione per la musica, l’arte e il teatro.
Ogni progetto ha dietro di sè un sogno, un’idea. Cosa c’è dietro Patamù?
Credo che l’Italia possa vivere un rinascimento culturale e sociale grazie all’innovazione e a una maggiore fiducia nei giovani, e vorrei fare la mia parte, anche se da lontano.
Con Patamu cerco di dare il mio contributo al rinnovamento, rendendo la tutela dal plagio accessibile a tutti e libera dai vincoli imposti dalle collecting tradizionali come la SIAE, informando e consigliando gli artisti sulle tematiche del diritto d’autore, assieme al meraviglioso team con cui gestisco il progetto.
Quindi la spinta che ha portato a Patamù è di natura sociale?
Patamù è nata da un’esigenza personale che poi si è trasformata in un progetto per la collettività, utilizzabile da tutti, in piena filosofia open. Patamù oggi è un’iniziativa pubblicamente riconosciuta, ha già vinto due premi per l’innovazione sociale.
Ci racconti come e quando è nato il progetto?
Mi è sempre piaciuto scrivere e comporre musica, e proprio a diciassette anni, da giovane musicista, mi sono iscritto alla SIAE. Una volta entrato mi sono reso rapidamente conto che a fronte di un costo economico per me rilevante e di forti limitazioni alla libertà di diffondere le mie opere, la SIAE mi avrebbe dato molto poco in cambio. L’esperienza è stata per me fortemente negativa: mi è stato addirittura chiesto di pagare per mettere online la mia musica (la cosiddetta autopromozione), e mi sono riuscito a disiscrivere – a fatica – solo dopo vicissitudini burocratiche durate per ben tre anni. Così ho deciso di svincolarmi e di costruire in autonomia una soluzione adatta alle mie necessità, creando un sistema più snello e istantaneo per tutelare le opere attraverso il metodo delle marcature temporali online, la cui validità è legalmente riconosciuta. Sapevo programmare, avevo il progetto chiarissimo nella mia mente, e con alcuni collaboratori abbiamo creato una prima bozza di quello che sarebbe poi diventato Patamu.
Dunque Patamu nasce in opposizione alla SIAE, un ente pubblico che detiene il monopolio sulla tutela dei diritti d’autore. Spiegaci perché, secondo il vostro team, la SIAE rappresenta un ostacolo per gli artisti.
L’attuale regime di monopolio può rappresentare un ostacolo per gli artisti emergenti perché impone una serie di vincoli e costi senza dare effettivamente nulla in cambio. Gli artisti pagano ogni anno circa 280 euro per il primo anno e 150 euro per i successivi, cifre sicuramente considerevoli per giovani che stanno iniziando la propria carriera artistica. Inoltre, una volta iscritto, l’autore è obbligato a depositare tutte le proprie opere senza poter scegliere la licenza di distribuzione più adeguata, dato che la SIAE contempla solo il copyright tradizionale. Allo stesso modo, l’artista non può decidere se esibirsi in un concerto di beneficenza o in un evento di grande visibilità a titolo gratuito, ed è vincolato anche nella diffusione su internet, perdendo così parte delle opportunità offerte dall’epoca digitale.
A questi vincoli non corrisponde un ritorno economico, tant’è che il 60% degli artisti SIAE non arrivano a recuperare, attraverso i diritti d’autore, neanche il corrispettivo delle quote di iscrizione. Il meccanismo di ripartizione dei proventi viene effettuato monitorando solo i circuiti di diffusione principali. I diritti d’autore si pagano quindi per l’esecuzione di qualsiasi artista iscritto ma poi si redistribuiscono solo tra pochi, i big.
In opposizione alla SIAE proponete un sistema di marcatura alternativo, ma cos’ha in più questa marcatura temporale rispetto quella tradizionale (e, soprattutto, rispetto alle esigenze degli artisti)?
La scelta della marcatura temporale risponde all’esigenza di individuare un sistema immediato, sicuro e legalmente riconosciuto che consenta agli autori di depositare la propria opera, stabilendone la paternità. Il tutto avviene rigorosamente online grazie a procedure crittografiche e si può fare liberamente, a qualsiasi ora, in condizioni sostenibili anche economicamente. I servizi di Patamu vengono offerti con una modalità che potremmo chiamare “fair pay”: ad esempio il servizio Basic ha un valore dichiarato di 10 € l’anno. Secondo noi è una somma giusta che ci permette di sostenere e migliorare il progetto, ma allo stesso tempo lasciamo gli iscritti liberi di scegliere autonomamente il valore che danno al servizio, potendo versare anche 0 euro o, perché no, anche 20!
Sappiamo che stai portando avanti anche una petizione (link) riguardo agli svantaggi causati dal monopolio SIAE: quali sono gli obiettivi che vorrebbe raggiungere, e perchè dovremmo sottoscriverla?
L’obiettivo è anzitutto l’abolizione del monopolio SIAE. Vogliamo portare all’attenzione di tutti la necessità di superare il sistema del copyright tradizionale, non più attuale, né adatto a una realtá in cui è fondamentale che arte sapere e cultura circolino il più liberamente possibile, ovviamente nel rispetto delle volontà dell’autore.
In SIAE più del 60% degli iscritti, pur apportando enormi guadagni, non rientra neanche delle spese di iscrizione. Questa fascia di artisti auspica un cambiamento o cerca un’alternativa. Abolendo il monopolio emergerebbero realtà molto più efficienti e vicine agli artisti: la stessa SIAE sarebbe costretta a migliorarsi e a diventare più trasparente, con un beneficio immenso per la creatività e la cultura in Italia. In altre parole, se la SIAE è in buona fede e lavora davvero al servizio degli artisti, dovrebbe essere la prima a volere l’abolizione del monopolio.
Pensiamo che l’impatto del monopolio SIAE non danneggi solo gli artisti, ma la cultura e la società italiana nel suo insieme. Per questo crediamo che tutta la società dovrebbe movimentarsi per firmare la petizione.
Quali sono le speranze del team per il futuro di Patamù?
Per il futuro di Patamu speriamo di poter essere sempre più funzionali nell’offrire ad artisti e creativi servizi innovativi, e di dare un nostro piccolo contributo alla rinascita della cultura in Italia. Patamù ha indubbiamente un ruolo innovatore – se non centrale sicuramente esemplare – nella battaglia per l’arte libera, portando come bandiera il concetto di “open access” che già ha tanto seguito nel campo scientifico e che rappresenta una novità in termini di diffusione delle informazioni, nella ricerca come nella musica e nell’arte in generale.
Si definisce “marcatura” un sistema con cui gli artisti possono depositare le opere a loro nome: non è altro che la certificazione legale che permette agli autori di tutelarsi dal plagio o dalla vendita impropria dell’opera depositata. Nel dettaglio il sistema di marcatura temporale è un metodo online, rapido ed economico che permette di tutelare le nostre produzioni artistiche. Essa tutela l’autore esclusivamente riguardo alla paternità, non alla proprietà dell’opera: questa la differenza fondamentale tra la marcatura temporale e quella tradizionale offerta dalla SIAE. Ma quali sono effettivamente le differenze? Mentre la proprietà non è altro che la facoltà, per chi la detiene, di vendere e commercializzare la propria opera, la paternità al contrario non ha finalità commerciali ed è sostanzialmente la prova che in quella precisa data ed in quel preciso luogo l’autore ha creato l’opera. In altre parole, la proprietà non appartiene a chi ha creato l’opera d’arte ma a chi la commercializza – certamente, in molti casi l’artista stesso, ma spesso anche un terzo che compra i diritti di proprietà e li esercita -, mentre la paternità non si può cedere né commercializzare, essendo semplicemente la prova legale che un certo artista ha ideato la tale opera.
Patamù offre inoltre una gamma di licenze differenti, affinchè gli artisti che depositano le opere possano scegliere quella più adatta alle loro esigenze: ad esempio le licenze “creative commons” o “CC”, non solo utilizzate ma anche consigliate dal team Patamù agli artisti che si avvalgono dei loro servizi. Questo tipo di licenza nasce in virtù della necessità o semplicemente della volontà degli artisti di condividere liberamente materiale che, a seconda della licenza CC che si utilizza, può essere riutilizzato da terzi o scaricato liberamente oppure ancora riutilizzato ad esempio per un remix. Le licenze CC non hanno nessun fine commerciale – certificano esclusivamente la paternità dell’opera – e per questo motivo sono meno vincolanti.
Per chi ha esigenze commerciali, dunque, è impossibile non aderire alla SIAE, unica nel territorio italiano a poter rilasciare licenze per fini commerciali; a meno che non si decida di aderire ad una delle tante società estere, che di fatto hanno la possibilità di fare concorrenza nel territorio italiano.
Chi invece vuole solo condividere la sua arte senza vincoli di mercato, ora può farlo tramite le licenze rese fruibili per gli artisti italiani dal progetto patamù. Va sottolineato inoltre che una direttiva europea (detta “Barnier”) del febbraio 2014 ha ammonito la SIAE poichè non lascia agli associati la libertà di scegliere la licenza che preferisce, restando salda nella sua posizione di offrirne solo una di tipo commerciale, così dimostrando – secondo il mio modesto parere – di credere che l’arte sia meno importante del ricavato economico.
Adriano nell’intervista ci dice che Patamu è “un progetto per la collettività, utilizzabile da tutti, in piena filosofia open”. Questa è la filosofia alla base del progetto, che si rifa sostanzialmente a una strategia di diffusione delle informazioni con il nome di “open access”, un metodo che ha le sue origini nel mondo scientifico internazionale. In poche parole è una strategia nella quale ognuno può fruire liberamente di informazioni utili, nell’esempio della ricerca scientifica risultati di esperimenti oppure saggi o trattati. Non a caso è una filosofia invisa al sistema che vige oggigiorno, basato sulla proprietà e sulla commercializzazione di qualsiasi prodotto, sia questo prodotto importante o meno in termini di progresso culturale o scientifico.
Sempre Patamu ci racconta l’esperienza di Diego Gomez, biologo 26enne colombiano che dopo aver condiviso su internet per altri studenti la tesi di laurea di un altro ricercatore, senza alcun fine di lucro, è stato trascinato in un processo al termine del quale rischia di dover pagare un multa salatissima, o addirittura di essere condannato 8 anni di carcere.
Applicare l’open access al campo artistico non sarebbe altro che affermare il diritto di ogni artista di diffondere senza limiti nè vincoli le proprie opere, nella modalità che più si ritiene giusta, senza vincoli né paletti. È indubbio che la produzione artistica ne avrebbe una notevole spinta in avanti, non dovendo gli autori pensare alle eventuali ”spese legali” o alle complicazioni burocratiche che comporterebbe il deposito della propria opera, potendosi così concentrare senza distrazioni sulla realizzazione; inoltre l’open access permetterebbe di adeguare il mercato all’età contemporanea, in cui la veicolazione delle informazioni è più che mai immediata e globale.

