Cultura

Pubblicato il 16 novembre 2012 | da Ilaria Pantusa

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La Villetta degli appuntamenti letterari

Sabato 17/11, alle ore 18, Ruben Toms presenterà il suo ultimo libro, "Sonno's Song", in via degli Armatori 3

Il 17 novembre ore 18, alla Villetta di via degli Armatori 3, si terrà un incontro da non perdere. Lo scrittore Ruben Toms, pseudonimo di Giampaolo Di Stefano, presenterà il suo secondo libro, Sonno’s Song (Fermento, pp. 107, euro 12). Le letture tratte dal libro a cura di Antonella Ponziani e Daniele Tammurello, gli interventi musicali di Gianni Cilia, Maxi Priori e Augusto Acciari, un buffet e una cena arricchiranno il tutto.

Ruben Toms nasce nel 1958 e lavora attualmente in qualità di collaboratore scolastico presso il Liceo Scientifico Statale Keplero. Esordisce nel 2010 con Tutto Fumo Niente Ariosto (Fermento, pp. 120, euro 12). Ruben fa parte dell’Associazione Culturale Wambli Gleska, rappresentante ufficiale in Italia della Nazione Lakota Sigancu di Rosebud, Sud Dakota. Dal 1987 è nella Soka Gakkai Italiana.

 

Sonno’s Song è il viaggio nella fantasia di uno scrittore che, colto da una crisi isterica e da depressione acuta per l’insuccesso del suo romanzo d’esordio, viene ricoverato in un Repertino Psichiatrico. Il suo medico curante gli sconsiglia di fantasticare, ma naturalmente nulla può incatenare il libero vagare della mente, perciò si imbatte in alieni, scrittori catalani di gran fama e in un investigatore privato poco professionale, Sonno Meravilia. Quello che succederà va oltre ogni limite dell’immaginazione, ed è tutto da scoprire. In occasione della presentazione del libro alla Villetta, abbiamo incontrato e intervistato Ruben Toms.

 

I: Il tuo libro è un vero e proprio viaggio nella fantasia, quella più selvaggia e incontrollata. 

Ruben:  Selvaggia sì, controllata poco. Do molto spazio all’immaginazione dei lettori.

I: Come nasce questo libro? 

R: Il libro nasce come tutti i libri che scriverò in futuro, ossia con l’esigenza di piazzare nel racconto svariate frasi in favore degli indiani d’America, in particolare i Lakota Sioux. Per il resto volevo prendere in giro il mio pseudonimo letterario, perché sentivo che dopo Tutto Fumo Niente Ariosto si era un po’ montato la testa. 

I: E infatti, a proposito dei Lakota Sioux, ho notato che li citi proprio nei nodi centrali del racconto. Fai parlare di loro un famoso scrittore spagnolo che ha venduto milioni di copie, Pep Ao Vivo. Che importanza ha questo personaggio, perché proprio lui si occupa di una tematica che a te sta così tanto a cuore? 

R: Pep Ao Vivo rappresenta il mio desiderio di essere letto in tutto il mondo e di vendere milioni di copie non per soldi, no? È lui che ha combattuto la cosiddetta guerra civile spagnola contro l’hijo de puta Franco, ed è lui ad essere schierato spudoratamente a fianco degli indiani d’America. Mi ha stimolato molto fargli pronunciare questa frase: “Leonard Peltier è il Nelson Mandela americano”. E come se non bastasse all’Alieno Grigio ho fatto dire una frase di Mandela: “C’è una domanda che ancora fluttua nell’aria, come è stato possibile permettere lo sterminio dei nativi americani?”.

I: Quindi possiamo dire che al centro della tua poetica c’è il destino degli indiani d’America. Qual è stato l’incontro decisivo con la loro storia e cultura?

R: Parlare di poetica in quello che scrivo mi sembra esagerato, ma ti ringrazio. Sì, mettiamola così, al centro della mia letteratura c’è la Nazione Lakota. Il momento significativo è stato l’incontro con Alessandro Martire Presidente della Wambli Gleska, nonché membro onorario della Nazione Lakota Sicangu. Con lui ho potuto approfondire le tematiche Lakota, ma soprattutto lottare con loro. Li considero miei fratelli.

I: Tu fai parte di questa associazione. Di cosa si occupa e qual è il tuo ruolo? 

R: Innanzitutto l’associazione è nata per volere del consiglio tribale Sicangu di Rosebud, noi parliamo a nome loro in Italia perché hanno dato mandato a Alessandro Martire di rappresentarli ufficialmente.
Il mio ruolo dici? Faccio un po’ da ufficio stampa. Ora sto organizzando una piccola rassegna di cinema indipendente nativo, non i soliti films sugli Indiani, ma films scritti, diretti e prodotti dai nativi americani.
La cosa importantissima, oltre ai server umanitari, sono i protocolli di amicizia. Sul sito della Wambli c’è tutto quello che abbiamo fatto e che faremo. 

I: Visto che lo nomini spesso nel tuo libro, chi è Leonard Peltier? 

R: Leonard Peltier è rinchiuso ingiustamente in una prigione statunitense da oltre 35 anni. Peltier è suo malgrado il simbolo della lotta contro l’oppressione dell’uomo bianco Wasichu in Lakota. Robert Redford ha prodotto il documentario Incident a Oglala e credo che sarebbe bello farlo vedere nelle scuole. Alla Garbatella, il 17 novembre, leggerò la lettera che Peltier ha scritto in occasione del suo compleanno per ringraziare tutti quelli che si sono battuti e si battono per sostenere la sua innocenza. 

I: Quali sono gli scrittori che più ti hanno ispirato, sia in quanto a stile, sia in quanto a tematiche? 

R: Julio Cortazar su tutti. Sonno’s Song però mi è stato ispirato dalla frase di Rubem Fonseca. L’ho anche inserita in apertura del libro: “Inventare il reale, rendere vera una vita falsa, o ancora più importante, falsa una vita vera, era un bel compito per uno scrittore”. 

I: Quanto ha contato il tuo lavoro di collaboratore scolastico nel creare i personaggi e le storie?

R: Fare il bidello è stimolante da un punto di vista umano e culturale, gli studenti e qualche professore mi incoraggiano a scrivere, a darci dentro con la letteratura. Uno studente, quando gli ho chiesto che ne pensava di Sonno’s Song, ha risposto: “è ‘na cifra intrippante”. Cosa vuoi di più dalla vita, a parte andare a cena con Uma Thurman? L’ambiente è scoppiettante, è difficile annoiarsi al Keplero pur con tutte le difficoltà, dato che, come ben sai, pare che la scuola pubblica non sia tanto gradita a questo governo “tecnico”. 

I:  Tu non sei un esordiente, hai già pubblicato un libro, Tutto Fumo Niente Ariosto, cosa hai imparato tra un libro e l’altro, quanto sei cresciuto, e cosa consigli agli aspiranti scrittori?

R: Tra il primo e Sonno’ Song ho imparato a credere più in me stesso. Il consiglio che mi sento di dare ad un aspirante scrittore è quello di scrivere e scrivere, e di trovarsi un buon traduttore per farsi pubblicare all’estero, poiché a Little Italy todo è truccato e se non è todo è quasi todo. La concorrenza poi è sleale, i libri li scrivono anche i Volo, i Veltroni, i Vecchioni per citarne solo tre, oh, niente di personale, ma uno pseudonimo no? Detto ciò, concludo: l’aspirante scrittore non deve fare l’errore di buttarsi giù se il suo libro, per quanto valido e bello, nessuno lo fila. Gli editori buoni ci sono. Pochi ma ci sono.




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