La trilogia degli occhiali in scena al Palladium. Tre storie che vi cambieranno la vita
Un' esplosione di immagini, racconti e corpi vibranti in un teatro che è prima di tutto energia
Emma Dante torna al Palladium con dieci repliche (fino al 23 dicembre) del suo ultimo spettacolo La trilogia degli occhiali.
La regista palermitana mette in scena un’ esplosione di sensi, di emozioni e a volte di provocazioni.
Come in passato, prende personaggi che hanno qualcosa da raccontare, storie non convenzionali, di persone rimaste indietro nel flusso inarrestabile della società moderna.
Un teatro narrativo con grande rispetto dei dialetti del sud Italia, ma anche un teatro con una fisicità vulcanica e un importante uso della musica. Il corpo caratterizza i personaggi, ogni fremito di felicità, di angoscia è reso con grandi e piccoli movimenti del corpo.
La Trilogia è composta da tre spettacoli autonomi intervallati da brevi pause. Ogni personaggio porta gli occhiali come segno caratteristico di una diversità, come forma di difesa dal mondo.
Sono tre favole, raccontate in modo divertente, ma fondamentalmente tristi con una scenografia essenziale ma particolarmente evocatrice.
In Acqua Santa il mozzo di una nave irrompe con energia raccontando la sua storia. Si è imbarcato all’età di quindici anni e da quel momento il mare è diventato il suo amore, la sua “acqua santa”. Poi un giorno la nave salpa senza di lui lasciandolo inspiegabilmente solo, povero come lo era prima ma ora senza mare. Vive di ricordi che è felice di raccontare. L’immensità «d’o mare» lo faceva essere qualcuno, dava un perché alla sua vita. La terraferma è sconosciuta e nemica. Gli restano solo i ricordi e l’immaginazione che divampa di fronte un’ irrimediabile solitudine e povertà.
Nicola è il protagonista de Il Castello della Zisa. Insieme a lui due suore iperattive e confabulanti cercano, attraverso i giochi della sua infanzia, di risvegliarlo da un coma causato dalla perdita di un sogno, dalla fine di una bellissima favola che solo lui viveva dall’alto del suo balcone. Il suono di un carillon che gli ricorda la sua principessa lo fa risvegliare e lo spettatore assiste a questa rinascita, accompagnata dalla incredula felicità delle sue “assistenti”. Nicola si accende di passione e rivede il castello della Zisa, il drago e le principesse da difendere. Ride, piange, salta e urla. Ma il suo è stato solo un risveglio momentaneo, una manifestazione della sua presenza. Un urlo di libertà e un tonfo per terra lo fanno ripiombare nel suo sonno riconciliatore.
Con Ballarini la vita e il tempo, quasi magicamente, si presentano agli occhi dell’uomo. Una coppia di anziani, lui alto e magro, lei ricurva e perciò piccola, festeggiano, ancora pieni di vita ma ingessati in un corpo ottuagenario sotto luci che sembrano stelle, il loro ennesimo e forse ultimo capodanno insieme. Dopo la mezzanotte aprono un baule nel quale cercano e trovano oggetti che li portano indietro nel tempo e come un rewind lo spettatore vive la loro storia di vita e d’amore. Ballando ripercorrono una giovinezza che ricordano ancora bene. Con frenesia gli attori si cambiano il vestito e la pelle fino ad arrivare al primo incontro della simpatica coppia. È la storia della vita, felicemente rappresentata perché percorsa insieme.
Quello di Emma Dante e della sua compagnia è un teatro emotivamente e fisicamente forte. Gli attori sono abili cantastorie e esplosivi acrobati che con continue variazioni di tono chiamano il riso, la riflessione e la sorpresa dello spettatore.

