Cultura

Pubblicato il 8 dicembre 2011 | da Daria Bellucco

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“La stagione dei suicidi” . La lunga catena dei misteri italiani

“Suicidi?” ripercorre le torbide vicende intorno alla morti dei dirigenti Eni durante tangentopoli

  

Sul palcoscenico dell’Ambra alla Garbatella è in scena un giallo tutto italiano.

Fino al 18 dicembre gli attori Bebo Storti e Fabrizio Coniglio ripercorrono le vicende anomale dei tre suicidi che nell’estate del 1993 colpirono l’opinione pubblica in un’Italia fortemente corrotta.

 

Nel 1993, infatti, il Bel Paese si trova in piena tangentopoli e l’Ente Nazionale Idrocarburi (l’Eni) risulta coinvolta nel giro di tangenti. I “tre suicidi eccellenti” sono di Sergio Castellari, Direttore Generale degli affari economici del Ministero delle Partecipazioni Statali e consulente Eni; Gabriele Cagliari Presidente dell’Eni e Raul Gardini capo indiscusso della Montedison e maggiore azionista dell’impresa energetica.

 

La loro morte avviene pochi giorni prima di incontrare i magistrati.

 

Ai tempi parve evidente che tale coincidenza rispondeva, non ad un caso, ma all’esigenza di chiudere la bocca a chi dopo aver per anni servito lo Stato era diventato inaffidabile.

 

Tratto dal romanzo/inchiesta del magistrato Mario Almerighi, “Suicidi?” analizza e mette in mostra, attraverso le indagini di un ipotetico commissariato di polizia, tutte le discrepanze che non permettono di accettare quelle morti come tre suicidi. Ad esempio il corpo irriconoscibile del “presunto” Castellari misura dieci centimetri in meno dell’altezza effettiva del Dirigente, per cui probabilmente quel corpo non è il suo; dall’autopsia la morte di Cagliari non è data da asfissia, come si è voluto far credere, ma da emorragie interne causate da violente percosse, infine il biglietto che Gardini lascia con scritto “Grazie” preannunciando il suo suicidio risale a un anno prima dell’accaduto.

 

Ogni tesi sostenuta, le intercettazioni, la riproduzione degli interrogatori e tutti i documenti presi in esame sono fonti ufficiali riproposte in teatro con minuziosa scrupolosità. I misteriosi fatti vengono narrati attraverso i caratteri comici dei due commissari di polizia e tra un battibecco e l’altro – un po’ alla Sherlock holmes e al suo assistente Watson – si delinea un giallo che continua a non trovare un finale verosimile e che anzi si adegua tristemente alla storia odierna dell’Italia.




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