“Er pugile” di Tor Marancia
L’eliminazione di Sergio Maccarelli, avvenuta quasi quarant’anni fa, in una Roma non ancora da “Romanzo Criminale”
Era la sera del 18 ottobre di un lontano 1972 quando in viale Tor Marancia tre uomini a bordo di una Fiat 125 fecero fuoco su un gruppo di persone radunate di fronte ad un bar. Due caddero al suolo. Uno di loro era Sergio Maccarelli, “er pugile”, personaggio noto ed emblematico di una borgata come tante nella Roma dei primi anni ’70.
Un omicidio rimasto insoluto ed archiviato come uno dei primi casi di violenza tra bande criminali. Era ancora prematuro parlare di “batterie”, di “Marsigliesi”, ancor meno delle bande che attualmente sbancano al botteghino attraverso ricostruzioni lontane dalla realtà. L’omicidio Maccarelli può considerarsi il primo segnale del formarsi di un certo tipo di criminalità organizzata.
Cresciuto a Tor Marancia, carattere spavaldo da ragazzaccio di periferia, Sergio Maccarelli intraprese l’attività di pugile come peso welter, ottenendo discreti risultati nelle categorie dilettantistiche. Mai lanciato a livelli più alti, carattere difficile da domare, cominciò ben presto a sferrare i suoi pugni fuori dal ring, abbandonando definitivamente la noble art. Attenendoci alle cronache del tempo, Maccarelli lavorò come buttafuori in diversi night club, conobbe il carcere per furti nelle abitazioni ed entrò nel giro del gioco clandestino. Prima della sua morte, si trovò coinvolto nello scandalo della bisca gestita dalla “contessa” Naccarato che vantava la protezione del commissario Scirè e di altri esponenti della polizia. Si è saputo in seguito che il Maccarelli era entrato in competizione con altri personaggi, come il testaccino Danilo Abbruciati, futuro esponente della banda della Magliana, ed il gruppo dell’Alberone. Proprio con quest’ultimi il pugile aveva regolato un conto in sospeso dopo il pestaggio di un suo caro amico, avvenuto secondo gli inquirenti in circostanze anomale. Ma non fu mai provato il nesso tra il gruppo del quartiere Appio e l’agguato di viale Tor Marancia. La criminalità organizzata stava allargando i suoi orizzonti e cominciava ad essere “orchestrata” dall’alto. Non c’era più spazio per le singole teste calde come il pugile.
Comunque la cronaca trattò il caso come un episodio criminale di piccolo cabotaggio, tanto che nel giro di pochi giorni non fu spesa più nessuna riga sulle pagine dei giornali. Eppure quel pesce piccolo, che usava i pugni invece delle pistole, doveva essere eliminato. In quell’agguato, oltre al pugile, perse la vita Italo Pasquale, un giovane ventiquattrenne che risultò del tutto estraneo ai fatti, colpevole solo di trovarsi nel posto e nel momento sbagliato. A Roma si cominciava a morire anche così.

