Calcio femminile, l’Eurnova realizza il sogno: è A2!
La società del nostro municipio ha raggiunto l’ambizioso traguardo
11-5-2011
Nel nostro Municipio, ricco di società calcistiche, ce n’è una in particolare che da qualche anno a questa parte sta ottenendo dei grandi risultati, l’Eurnova. Nonostante ciò, gli sforzi di questa squadra sono spesso sottovalutati, forse perché ha una piccola particolarità: stiamo parlando di una società di calcio femminile. Essa nasce infatti nel 1988 come maschile, nel 2003 viene creata la prima squadra femminile e nel 2005 si decide per la definitiva e radicale trasformazione. Fino ad arrivare a domenica primo maggio 2011, data della storica certezza aritmetica della promozione in serie A2, l’equivalente della B maschile.
Con l’occasione dell’ultima partita di campionato contro il Camaleonte Catania (più una festa che un match agguerrito, visto che entrambe le squadre avevano già conquistato la promozione), abbiamo fatto una chiacchierata con Marco Palaggiano e Nicola D’Agnelli, rispettivamente presidente e vicepresidente. Abbiamo capito come questa società vada avanti grazie alla passione di dirigenti e staff tecnico, persone che hanno scelto volontariamente di abbandonare il calcio maschile per intraprendere quest’avventura; come il mister Franco Cervellone, un passato alla Romulea e ora, con il suo lavoro, uno degli artefici dei grandi risultati dell’Eurnova.
Il calcio femminile è infatti un movimento che va avanti tra tante difficoltà, prima di tutto economiche; i costi sono molto variabili ed elevati e le istituzioni, con l’eccezione di un piccolo intervento del Municipio nel caso dell’Eurnova, non aiutano in alcun modo. Non esistendo il professionismo, servirebbe un aiuto dal governo, come è avvenuto in Norvegia, o dal movimento maschile, come avviene in altri paesi europei come Germania o Gran Bretagna, dove le squadre più importanti come Arsenal o Bayern Monaco hanno una squadra femminile.
Inoltre un altro problema che devono affrontare le società di calcio femminile è il pregiudizio: le famiglie difficilmente accontentano una bambina che voglia giocare a calcio, che viene visto come uno sport “da uomini” o da omosessuali. L’Eurnova ha provato ad avvicinare le ragazze coinvolgendo le scuole, ma questo tentativo non ha avuto l’esito sperato. Tutto ciò fa sì che le ragazze si avvicinano troppo tardi a questa attività sportiva, in media circa 4-5 anni più tardi rispetto ai maschi. Un altro enorme problema è poi l’assenza di un campionato giovanile che permetta alle atlete di crescere calcisticamente in maniera equilibrata, giocando con ragazze di pari età. Infatti, fino a 13 anni esse possono giocare con i coetanei maschi, dopodiché sono catapultate in prima squadra, trovandosi, ancora bambine, a giocare con ragazze di 20-30 anni, con le ovvie conseguenze sulla loro maturazione sportiva. Inoltre, l’assenza di campionati giovanili si fa sentire anche a livello economico. Infatti, per le squadre maschili essi rappresentano un’importante entrata, visto che i calciatori più giovani molto spesso pagano per iscriversi alle scuole calcio. In Italia le uniche eccezioni sono rappresentate da Lombardia e Veneto, dove il movimento è più sviluppato, soprattutto a livello giovanile.
Ovviamente non potevamo non intervistare il capitano della squadra, Fabiana Alessandro, la più “anziana” del gruppo, nonostante abbia appena 24 anni. Le abbiamo chiesto perché consiglierebbe il calcio femminile ad una bambina; ci ha detto che l’aspetto più bello è la gioia di condividere la passione per questo sport e le emozioni delle vittorie con altre ragazze, oltre alla possibilità di girare l’Italia, visto che nel caso dell’Eurnova parliamo di campionati nazionali. Inoltre ci ha spiegato come solamente in Italia il calcio sia visto come tipicamente maschile, visto che nel resto d’Europa non è così e in Canada, addirittura, esso viene visto come principalmente femminile.

