Pubblicato il 26 novembre 2016 | da F.F.

Ab Urbe Coacta, se Roma cambia pelle

Da Torpignattara all'Africa, un racconto della Roma dei giorni nostri, quella di periferia, quella più sporca e per questo autentica

Che si tratti di dipingerne la bellezza o il disagio, Roma non passa mai di moda.

E’ un idea, quella di raccontare la capitale, che da un punto di vista cinematografico negli ultimi tempi accende fari sulla cruda vita di periferia, narrando storie comuni ma allo stesso tempo uniche.

Ab Urbe Coacta, presentato alla 34esima edizione del Torino Film Festival, è l’ennesima conferma del concetto. Prodotto nel 2016 da Altre Storie e Screen Lab per l’esecutiva firmata da Mirco Da Lio, il documentario è stato girato in Italia e in Africa.

Siamo a Torpignattara, Roma est. Il protagonista di questo documentario, realizzato da Marco Ruvolo, è Mauro Bonanni, detto Barella, un tipico romano sulla sessantina gestore di uno sfasciacarrozze ed appassionato di gare motociclistiche.

Barella è un uomo di strada, viene dalla povertà delle baracche e, come molti, vive con disagio la presenza degli immigrati, che hanno “invaso” il quartiere dove è nato e ha vissuto gli anni difficili ma spensierati della giovinezza. Un razzismo contradditorio il suo, che alterna atteggiamenti aggressivi a momenti di umanità e attrazione per quelle terre e culture lontane, in cui vede l’unica via d’uscita da una vita sempre più squallida e desolata.

Il racconto, infatti, supera i confini della periferia romana spostandosi in Africa, dove al grigiore urbano si sostituiscono colori e nuove possibilità: l’incontro con quel luogo, con quel popolo “diverso” ma così simile a lui, lo aiuta a ritrovare la propria umanità e l’amore per la vita.

Tra la fuga verso orizzonti lontani e la prigionia nella desolata periferia della metropoli, il film ci descrive il lungo percorso di adattamento del protagonista ad una realtà di difficile comprensione. Un adattamento forzato, coatto per l’appunto, che vede la trasformazione inarrestabile di un territorio senza però saper dare spiegazioni alle domande di chi quel territorio lo abita e ne sopporta le conseguenze.

Ab Urbe Coacta– racconta un Ruvolo all’esordio in regia – è stato senza dubbio una profonda esperienza di vita, prima che un film e la grande maggioranza delle scene sono ‘documenti’ che non hanno avuto bisogno di messa in scena.”

Il documentario rivela un’attrazione fatale per la tipicità romana da parte del suo autore, che ha indicato una romanità in via di estinzione uno dei motori trainanti del suo lavoro.
Il film è originale nella sua costruzione, ovvero realizzato da un “one-man-project”, nel senso che Ruvolo ha curato personalmente riprese, montaggio e musiche.

Non è stata una scelta egocentrica – precisa l’autore – ma suggerita dalla convinzione che una troupe, anche minima, avrebbe minato la dimensione confidenziale e quindi la naturalezza di attori-non attori, incredibilmente ricchi di vissuto ma poco propensi alla recitazione”.

Una tratto affine al cinema-verità e che proprio per la sua natura appare caotico e frammentato, senza alcun sostegno di sicurezza a denotarne l’ispirazione neorealista.

Scheda tecnica

Genere: Drammatico
Nazione: Italia – 2016
Formato: Colore
Durata: N.d.
Note:AB URBE COACTA di Mauro Ruvolo in concorso alla alla 34a edizione del Torino Film Festival nella sezione TFFdoc/Italiana.doc.


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