Cultura

Pubblicato il 13 novembre 2012 | da Daria Bellucco

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La prima volta di Erri al cinema

È stato presentato al teatro di Garbatella 'Il turno di notte lo fanno le stelle'. Film in concorso al Festival del Cinema di Roma

Lo scrittore Erri De Luca torna nell’ XI Municipio, ad arricchire di sana cultura tutti coloro che hanno la voglia di starlo ad ascoltare. Infatti è solo la voglia che bisogna portare con sé, perché i suoi incontri sono sempre gratuiti oltre che divertenti e ricchi di stimoli. Lo scrittore ha con Garbatella un affettuoso legame che lo porta spesso a sceglierlo come il quartiere dove presentare i suoi libri, come è successo l’ultima volta alla Casetta Rossa con l’ ultimo romanzo Il Torto del Soldato . Questa volta l’occasione si sposa con l’evento clou del novembre romano: il Festival del Cinema. 

Il teatro Palladium ha ospitato ieri la seconda proiezione, la Prima si è svolta appunto presso l’Auditorium, del corto Il turno di notte lo fanno le stelle sceneggiato dallo scrittore pluripremiato con la regia di Edoardo Ponte ed un cast che vede inquadrati Enrico lo Verso, Julian Sands e il ritorno sul grande schermo dell’attrice Nastassja Kinski, premiata ai Golden Globe come migliore attrice in Tess di Roman Polanski. I personaggi del corto prendono vita da un racconto di De Luca e la leggenda vuole (così racconta lo stesso regista) che Ponte ad una prima lettura non riuscì a frenare le lacrime che quella storia gli aveva ispirato e subito dopo non perse tempo per trasformarla, insieme allo scrittore, nella sceneggiatura del film suddetto. E di lacrime se ne possono versare in questi 24 minuti di poesia. La storia è quella di un uomo (Enrico lo Verso) e di un donna (Nastassja Kinski)  che per due diverse operazioni al cuore si ritrovano a condividere una forte esperienza insieme. Non una sola scena è, però, girata  in ospedale, bensì, in Trentino, tra Dolomiti. E questa, insieme all’intensità recitativa, è la forza del film. 

I due protagonisti appassionati di climbing, per una promessa fattasi in ospedale, scalano insieme una montagna e la fotografia del film fa parlare, come se fosse un altro interprete, il paesaggio che li circonda. Vallate e montagne vengono rese, con scene girate a 3.000 metri, in tutta la loro forza e nell’accogliere sulle loro pareti due piccoli uomini sembrano voler condividere con loro la volontà e l’incredibile voglia di puntare verso l’alto dopo la rischiosa operazione al cuore.

Nella realtà si vede spesso una natura avversa all’uomo che lo distrugge quasi a voler riaffermare la sua egemonia nei confronti del mediocre genere umano, qui invece la forza dell’uomo, dell’Amore e della natura suonano insieme una sinfonia che lascia senza fiato. Le montagne sono per Erri il simbolo di una ribellione verso ogni oppressione, perché “contro ogni legge di gravità hanno bucato la terra e sono arrivate così in alto”. Qualche geologo potrebbe obiettare che il fenomeno è più complicato di così, ma chi conosce De Luca sa che il suo genio è nel dire con parole semplici tutta la complessità della vita. E in questo film c’è riuscito un’altra volta.








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