Al Salone dell’Editoria Sociale l’informazione per distruggere la mafia
Un incontro con Misuraca di DaSud Onlus e Gallo, autore del romanzo “Scimmie”, per parlare di informazione, finzione e mafie
Nell’ambito delle manifestazioni organizzate all’interno del Salone dell’Editoria Sociale (http://www.editoriasociale.info/), il 19 ottobre, nel cuore di Testaccio, Lorenzo Misuraca di DaSud Onlus e Alessandro Gallo, autore del romanzo “Scimmie”, hanno tenuto un incontro su “L’informazione per distruggere le mafie”, incentrato sulle figure di Peppino Impastato e Giancarlo Siani.
DaSud Onlus (http://www.dasud.it/) è un’organizzazione antimafia nata in Calabria nel 2005 dalla volontà di un gruppo di donne e uomini del Mezzogiorno. Il lavoro di questa Onlus è centrato su due punti: il recupero della memoria, che avviene attraverso i racconti di storie di resistenza e giustizia, e l’utilizzo di più mezzi espressivi, dall’inchiesta giornalistica ai fumetti, dalla musica al teatro, fino alla produzione di audiovisivi.
DaSud Onlus dal 25 aprile del 2009 ha sede a Roma, nel quartiere del Pigneto e continua con le sue attività atte a contrastare le mafie.
Alessandro Gallo è un giovane scrittore nato e cresciuto a Napoli e il suo romanzo “Scimmie” (http://scimmieilromanzo.com/), edito da Navarra Editore, è un romanzo di formazione che racconta le vicende tragicomiche di tre ragazzi quindicenni, Pummarò, Panzarotte e Bacchettone, cresciuti nella Napoli degli anni ’80 e che si chiedono se per vivere nella città partenopea sia necessario schierarsi dalla parte della Camorra. La loro risposta sarà affermativa e inizieranno la scalata della piramide del potere camorristico.
I tre incrociano le loro vite con quella di un giovane giornalista, Giancarlo, personaggio liberamente ispirato alla figura di Giancarlo Siani, il corrispondente del Mattino ucciso nel settembre del 1985 per volontà del boss Nuvoletta.
Giancarlo non impiega molto a conquistarsi l’attenzione dei tre giovani, ma è con Pummarò che instaura un rapporto del tutto particolare, ed è a lui che il giovane giornalista riuscirà ad aprire gli occhi sul mondo della Camorra. Lo farà attraverso un tour in cui il ragazzo sentirà l’odore del sangue, vedrà ciò che i casalesi compiono nel casertano, conoscerà gli stranieri sfruttati.
Decisivo sarà poi l’incontro con Eva, una giovane prostituta di cui Pummarò si innamorerà e che gli farà definitivamente cambiare atteggiamento nei confronti della Camorra.
Per Gallo, Giancarlo Siani rappresenta l’altro punto di vista, l’alternativa alla Camorra. Lo scrittore ha scelto questa figura perché è in primo luogo un punto di riferimento piuttosto noto, e quindi adatto a mantenere salda la memoria e, in secondo luogo, per le sue personali vicende. Infatti Alessandro Gallo è cresciuto nel Rione Traiano e, poco più che bambino aveva radunato un gruppo di bulli, di cui lui era il capo intoccabile, perché sua cugina era Nikita, una delle prime donne ad avere un ruolo fondamentale nella Camorra. Nikita era nota come la donna dalla Calibro 38. Quindi, Alessandro viene messo in punizione da una professoressa che lo obbliga a rimanere tutti i pomeriggi a scuola a fare teatro e a riscrivere le più importanti opere teatrali in dialetto napoletano, per poi essere recitate. Con uno di questi spettacoli la scuola vince il premio Giancarlo Siani, ed è così che il giovane scrittore si appassiona alla scrittura, al teatro e alla figura del giovane giornalista.
Quello che facevano Impastato, Siani e molti altri, era un giornalismo che non accettava compromessi, che “aveva la faccia tosta” di fare nomi e cognomi. Questi giornalisti non si accontentavano dei faldoni giudiziari e di parlare con i magistrati, loro incontravano le persone che erano direttamente implicate nelle vicende di mafia, chi ne era stato vittima, ma anche i carnefici e i pentiti. Era un giornalismo che si metteva in diretta relazione con la realtà di cui scriveva negli spazi limitati di un articolo. E quello che ha fatto Gallo, come afferma Misuraca, è stato un lavoro molto simile a quello di un giornalista. Infatti il contenuto del suo romanzo è “per l’80% realtà, per il 20% fiction”.
Importante è anche capire la differenza fra gli anni in cui lavoravano questi giornalisti, anni in cui il livello di disinformazione era molto elevato, e i nostri anni, in cui c’è talmente tanta materia, che è necessario fare una cernita e scegliere le informazioni ritenute davvero importanti.
Di sicuro la fiction (e quindi i romanzi, i racconti) e il teatro hanno un’importanza decisiva nell’affiancare il lavoro dell’informazione per combattere le mafie. Anche i giornalisti che si occupano di inchieste sull’argomento sono quasi costretti a rivolgersi al formato del libro-inchiesta o del documentario, in quanto stampa e telegiornali non consentono di parlarne in maniera esauriente ed esaustiva, oppure rappresentano non la realtà, ma gli stereotipi. Ormai lo sappiamo bene, la Mafia non agisce solo ai livelli più desolati della società. I mafiosi mandano i loro figli a studiare nelle migliori scuole ed università, col fine di gestire gli affari con l’estero, di inserire i consiglieri nelle regioni (come nel caso della Lombardia). D’altronde la direzione in cui sta andando il sistema economico mafioso è la stessa in cui va il neoliberismo, è dunque necessario avere tutti gli strumenti del sapere per adeguarsi.
E i giovani delle strade, e chi al Sud vive da anni circondato da Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Sacra Corona Unita? Il personaggio di uno spettacolo di Alessandro Gallo, un ragazzino, affermerà: “la mafia è merda, ma alla puzza ci siamo abituati”. Come fare per non abituarsi all’odore di morte, sfruttamento, inquinamento e malaffare?
La soluzione sta nel parlare, da Sud a Nord e viceversa, di quanto la realtà mafiosa riguardi tutti noi, e di quanto sia necessaria la presa di coscienza dell’intera collettività per combattere un cancro che da decenni affligge la nostra terra e le persone che la vivono. È per questo che associazioni come DaSud Onlus e persone come Gallo organizzano laboratori nelle scuole, incontri nelle carceri minorili, spettacoli ed è per questo che si servono di ogni mezzo espressivo disponibile, che sia l’inchiesta giornalistica o la fiction, per far conoscere a tutti l’alternativa alle mafie, l’altro punto di vista.

