Resistenze

Pubblicato il 30 settembre 2013 | da Nicolo Spaziante

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Dalla Val Susa a San Paolo: la reclusione di Piero Rossi

Piero Rossi, arrestato in Val di Susa durante un'iniziativa del movimento NoTav, è da due mesi e mezzo ai domiciliari nel nostro Municipio.

Piero Rossi è un uomo rude e gioviale insieme: parla con mezzo filo di voce, ma la mano che ti stringe è quella di un molosso. Piero Rossi è ospite nostro, del nostro municipio, che gli fa (purtroppo) da carcere. Anche se fuori delle quattro pareti c’è la Garbatella, dentro ci sono solo degli arresti domiciliari: Piero li sta scontando, dal 19 luglio scorso, proprio nel nostro municipio perché lui vive in una casa occupata, che pare non sia compatibile con gli obblighi della misura cautelare. Piero non si perde d’animo chiede e ottiene ospitalità a due amici: abita a Colle Salario, quindi più che domiciliari è quasi un confino dall’altra parte di Roma. Piero viene arrestato in Val di Susa, al termine di una passeggiata convocata dai movimenti NoTav per tentare di forzare i cantieri dell’alta velocità. Assieme a lui altri sette attivisti, tra i quali un altro romano, Mathias, e un minorenne. Gli arrestati vengono raccolti all’interno del cantiere e trattenuti là un paio d’ore; è là che parte la “raccolta” di prove degli atti di terrorismo che gli arrestati si sarebbero apprestati a compiere. Il magro risultato della ricerca sul campo è due maschere antigas più alcune bottiglie: queste ultime saranno portate a prova della detenzione di armi da guerra. L’attribuzione del materiale agli arrestati è poi da questi nettamente contestato, come ribadisce anche Piero ricordando il precedente della scuola Diaz, quando alcune bottiglie vennero ”travestite” da molotov e affibbiate agli accusati. Stando poi al racconto di Piero di quella drammatica notte, l’atto più violento è stato il contegno delle forze dell’ordine, che si sono impegnate in una vera a propria azione militare di accerchiamento, sproporzionata nei mezzi e nei modi. Su 300 persone a passeggio nel bosco, si sono contati ben 63 feriti, mentre tra polizia e carabinieri i feriti sono stati 15. E questo basti a dare la dimensione di quanto accaduto quella notte. Ora però gli otto arrestati si trovano ad affrontare le accuse di detenzione di armi da guerra a causa delle fantomatiche bottiglie molotov, di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale con tutte le aggravanti. Piero come gli altri si proclama innocente: della resistenza neanche a parlarne, non sarebbe stato possibile con 5 poliziotti sopra di sé, delle lesioni abbiamo visto i numeri di chi davvero le ha subite, alle armi da guerra cosa si può ribattere se non che l’accusa e la montatura sono grottesche? Forse la durezza delle cariche e la volontà di colpire il movimento NoTav potrebbe essere spiegata con gli incontri dei giorni successivi, in cui tutti i movimenti di lotta per la casa sarebbero saliti in Val di Susa a testimoniare il proprio impegno nella lotta. Già perché Piero, come moltissimi altri NoTav, non è della Valle né piemontese: la nuova Tav non passa per il suo cortile. Il motivo della lotta però attrae solidarietà attiva, così funziona; ed ecco che la Valle si riempie di persone che da tutta Europa accorrono a dire che no, un’opera pubblica contro il territorio non si può fare. Ecco il motivo per cui Piero trascorre tre giorni in carcere, dormendo su un tavolaccio con un materasso minimo come Silvio Pellico, senza pranzo all’arrivo, senza asciugamani, lenzuola, scodella. Il motivo per cui gli arrestati subiscono violenze e percosse prima dell’arrivo in carcere, in alcuni casi anche pesanti. Il motivo infine per cui da due mesi Piero è rinchiuso in una casa di S. Paolo, sottoposto a un regime forse non durissimo, ma comunque pesante, soprattutto d’estate, quando di sera i colori della Garbatella invitano la passeggiata non meno che la sua atmosfera magica. Mi auguro che un po’ della dolcezza di questo borgo possa aiutarti a sopportare meglio la rabbia e la sofferenza di stare chiuso.

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