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Pubblicato il 24 luglio 2014 | da Silvia Talini

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Fermare Israele e l’informazione-propaganda

Oggi, giovedì 24 luglio alle ore 18, corteo cittadino da Piazza Vittorio al fianco del popolo palestinese contro la brutale offensiva militare israeliana

L’operazione “Protective Edge” entra oggi nel diciassettesimo giorno con un bilancio sconcertante: 34 israeliani uccisi (di cui 32 appartenenti alle Forze di Difesa) e più di 700 morti, 4.200 feriti e circa 135 mila sfollati tra la popolazione palestinese.

Ieri mattina Israele ha annunciato di aver preso il pieno controllo di Shujayea, il quartiere a est di Gaza colpito domenica dal più pesante bombardamento dall’inizio dell’operazione: 72 morti e oltre 200 feriti, secondo le fonti del ministero della salute palestinese. Ancora una volta gli obiettivi dell’offensiva israeliana sono state strutture sanitarie, ambulanze ed edifici civili.

Di fronte a questi numeri, all’immobilismo della comunità internazionale – capace solo di lanciare vuoti messaggi di “cessate il fuoco” – e alla violenza di un’occupazione militare che da sessantasei anni  conduce quotidianamente una politica colonialista non si può rimanere inermi.

Oggi un corteo partirà alle 18 da Piazza Vittorio e attraverserà le strade della capitale per opporsi ai massacri israeliani, all’occupazione militare e all’impunità internazionale che Stati Uniti ed Europa continuano a garantire a Israele. Impunità confermata dalle sconcertanti astensioni con cui le grandi potenze si sono sottratte, ieri, al voto chiesto al Consiglio per i diritti umani ONU (UNHRC) per l’apertura di un’inchiesta sui possibili crimini di guerra commessi da Israele nelle ultime settimane.

La necessità di scendere in piazza per sostenere la lotta del popolo palestinese nasce anche dalla consapevolezza del ruolo che l’informazione – anche territoriale – deve avere in questo momento. Un ruolo lontano da quello assunto in questi giorni da gran parte dei media mainstream, che tentano di parificare le violenze nascondendo le macroscopiche sproporzioni tra le azioni intraprese da Hamas e la strage di civili provocata dall’operazione “Protective Edge” del governo Netanyahu. Dal giornale Metro che qualche giorno fa titolava “Fermate Hamas” alla prima pagina di lunedì di Leggo “Hamas fa strage di soldati”, l’informazione di massa appare ciecamente asservita alla propaganda israeliana.

Opporsi a questo tipo di informazione non vuol dire avallare le scelte di Hamas – accusa spesso mossa a chi sostiene la lotta del popolo palestinese – ma raccontare senza sconti la smisurata offensiva militare intrapresa da Israele: non una guerra, un genocidio.

Consapevoli di quello che sta accadendo nelle ultime settimane nella Striscia di Gaza e della brutale occupazione dei territori palestinesi da parte del governo israeliano, l’informazione indipendente – a tutti i livelli – ha il dovere di denunciare le azioni violente e distruttive di Tel Aviv. Anche l’informazione territoriale deve assumere questo ruolo, nella ferma convinzione che i territori non siano solo luoghi fisici ma anche spazi ideologici capaci di mettere in connessione le lotte per la resistenza e l’autodeterminazione di ogni popolo.

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