Bruxelles, Greenpeace blocca negoziati segreti Usa – Ue
Bloccata riunione segreta tra funzionari europei e statunitensi sul contestatissimo Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP)
Con un’azione a sorpresa, questa mattina alcune decine di attivisti di Greenpeace hanno temporaneamente bloccato l’ingresso di un edifico della commissione europea a Bruxelles. Il palazzo avrebbe dovuto essere sede di una riunione tra funzionari europei e statunitensi per discutere nuovi dettagli del contestatissimo Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) .
Secondo quanto riportato dal comunicato stampa dell’organizzazione non governativa famosa per le sue lotte ambientaliste, il meeting bloccato avrebbe avuto carattere di estrema riservatezza. Gli attivisti hanno eretto uno ampio striscione sul quale era riportato: TTIP, dead end trade deal (TTIP accordo di morte e commercio), installando inoltre una struttura tridimensionale di fronte all’entrata dell’edificio.
“Il TTIP – ha dichiarato l’attivista di Greenpeace Saskia Richartz – è un accordo che danneggia la democrazia, il nostro ambiente, gli standard sociali e le condizioni di lavoro”.
Il trattato ambisce a creare la più grande zona di libero scambio al mondo rimuovendo e riducendo le barriere commerciali oggi esistenti tra Stati Uniti e Unione Europea in un insieme di aree tra cui la regolamentazione bancaria, standard di produzione dell’industria alimentare e leggi sulla tutela dell’ambiente.
I sostenitori del trattato ritengono che il TTIP creerà milioni di posti di lavoro in Europa e minori costi per i consumatori. I vantaggi, sostengono i fautori dell’accordo, beneficerebbero il volume generale degli affari, permettendo l’esportazione di beni in tutta l’area dell’Atlantico senza le restrizioni che oggi ne limitano la portata del business.
I detrattori del TTIP, tra i quali Greenpeace è da sempre schierata in prima fila, sostengono invece che l’accordo abbasserebbe gli standard qualitativi dell’Unione Europea nelle aree di interesse toccate dal trattato, danneggiano in ultima istanza gli standard sociali, ambientali e di consumo.
Ad oggi le regole di produzione alimentare nell’UE sono molto più rigide che negli Usa, soprattutto per quanto riguarda colture geneticamente modificate. L’accordo permetterebbe alle imprese statunitensi di aggirare le dure regolamentazioni vendendo i loro prodotti nel vecchio continente.
Last but not least, non va dimenticata la procedura di regolazione delle controversie tra investitori e stati – ISDS – prevista dal trattato che, da quanto trapelato sin ora dai documenti pubblicati, costituirebbe una vera e propria minaccia democratica.
Tale procedura permetterebbe alle imprese di citare a giudizio, di fronte ad un arbitro internazionale, gli stati membri del trattato in caso di implementazione di norme restrittive della libera circolazione imposta dall’accordo.
Se questa clausola divenisse parte del trattato, gli stati nazionali verrebbero di fatto sprovvisti della capacità di tutelare i loro cittadini contro gli interessi imprenditoriali.

