Contro la violenza maschile e di genere, abbiamo un Piano!

Contro la violenza maschile e di genere, abbiamo un Piano!

Primo appuntamento a Garbatella sul Piano delle donne contro la violenza maschile e di genere

Il 25 novembre una marea di donne si è riversata per le strade di numerose città italiane al grido: ‘abbiamo un piano’!
Dopo un anno di mobilitazioni, campagne, assemblee nazionali e tematiche, mettendo in rete esperienze e saperi femministi, NON UNA DI MENO ha scritto un Piano femminista contro la violenza maschile e di genere, uno strumento di lotta e di rivendicazione, un documento di proposta e di azione.

Ed è un punto di partenza, per tutte e tutti noi. Per questo dobbiamo conoscerlo e renderlo fattivo.

Casetta Rossa SpaCSOA La StradaNessun Dorma danno vita ad un ciclo di incontri nel territorio dell’VIII Municipio per conoscere il piano, discuterne e agire insieme.
Parleremo del piano, delle modalità di organizzazione di numerose realtà associative e collettivi che in un anno si sono incontrate per assemblee nazionali ed incontri tematici, faremo il punto su tutte le tematiche affrontate dal piano e quelle ancora da approfondire: la narrazione della violenza attraverso i media, il lavoro, il femminismo e i razzismi, l’aspetto legislativo e giuridico, i percorsi di fuoriuscita dalla violenza, i centri antiviolenza…

C’è tanto da fare! Cominciamo il 12 gennaio alle 18.00 a Casetta Rossa con la presentazione del Piano insieme alle donne di Lucha y Siesta e CSOA La Strada che hanno preso parte attivamente a diversi tavoli tematici per la redazione del piano.

https://nonunadimeno.wordpress.com/
scarica il piano : https://drive.google.com/file/d/1r_YsRopDAqxCCvyKd4icBqbMhHVNEcNI/view

Lucha Libera Tutte

Lucha Libera Tutte

La casa delle donne Lucha y Siesta, attiva da quasi 10 anni nel contrasto alla violenza sulle donne, rischia di chiudere perché il proprietario ATAC Spa, in crisi finanziaria, vuole vendere lo stabile. Abbiamo ricevuto diversi segnali di accelerazione del procedimento di dismissione e non intendiamo essere le macerie di un’operazione che minaccia il valore sociale di una storia decennale per sanare anni di scandali e mala gestione economica.

 

Dal 2008 lo stabile abbandonato di via Lucio Sestio 10, che il quartiere ha conosciuto come la sottostazione Cecafumo, è diventato la casa delle donne Lucha y Siesta, luogo di incontro fra storie di vita, coraggio, sogno e desiderio e di relazioni per la costruzione di traiettorie di uscita dalla violenza.

 

Lucha è un centro antiviolenza laico e femminista, un luogo di ascolto, orientamento e accoglienza, uno spazio di autodeterminazione e di immaginazione personale per tutte coloro che, vivendola, la rendono viva e per tutte coloro che, lasciandola, ne escono più forti e determinate. Lucha è un laboratorio di progettazione sociale e di partecipazione a partire dai propri desideri e dalle proprie capacità. Lucha è una rete per l’orientamento al lavoro e alla formazione, per l’assistenza legale e il sostegno psicologico nei percorsi individuali e collettivi di autonomia delle donne. Lucha è un cuore pulsante di solidarietà e di condivisione. Lucha è una ricchezza riconosciuta da anni da soggetti associativi e istituzionali, del volontariato sociale e del terzo settore.

 

Lucha è lo spazio che abbiamo liberato e che ci meritiamo di vivere. Lucha è un laboratorio politico in continua evoluzione cui non siamo disposte a rinunciare.

 

Allo spreco e all’abbandono abbiamo sostituito un progetto sociale politico femminista e un percorso di recupero dello stabile che ne ha fermato il declino, per renderlo vivibile con la cura e la manutenzione quotidiana. Al sistema che privatizza gli utili e rende collettive le perdite abbiamo risposto con una reale valorizzazione, fatta di corpi in relazione, di sperimentazioni, di inclusione attiva e di cultura accessibile.

 

A forza di essere libere abbiamo creduto in un progetto politico con una visione ampia e trasversale che ha dato casa e riparo a decine di storie di violenza e di solitudine, che si sono trasformate qui in riscatto e autodeterminazione.

 

Lucha y Siesta ha fatto tesoro intangibile dei nessi fra le donne che generano un potere trasformativo capace di costruire una società migliore per tutt@, permettendo oggi a tante e a tanti di parlare di un nuovo paradigma femminista per il cambiamento.

 

Insieme a tutte quelle donne che nel mondo si stanno ribellando e che hanno dato vita al movimento internazionale Non Una di Meno, abbiamo deciso di contarci da vive e finché lo saremo, vive, non smetteremo mai di sognare, anzi continueremo a delineare prospettive comuni e sempre più visionarie.

 

 

Se il mondo ci vuole precarie, subalterne e disilluse noi saremo sicure protagoniste del futuro.

 

 

Da Lucha y Siesta non ce ne andiamo, non siamo disposte a fare un passo indietro ma anzi lanciamo con rinnovata forza un invito a tutte coloro a cui arriveranno queste parole: che nascano case delle donne in ogni quartiere, in ogni città, in tutto il mondo!

 

 

 

 

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Non Una di Meno presenta il Piano Femminista Contro la Violenza Maschile sulle Donne e tutte le forme di Violenza di Genere

Non Una di Meno presenta il Piano Femminista Contro la Violenza Maschile sulle Donne e tutte le forme di Violenza di Genere

Dopo un anno che ha visto al lavoro decine di assemblee cittadine, 5 assemblee nazionali e 9 tavoli tematici, la piattaforma politica e strategica costruita dal basso dal movimento Non Una Di Meno sarà presentata in diverse città, tra cui Roma e Milano. Dove la scelta della sede per il lancio del “Piano” vuole rimarcare l’importanza degli spazi femministi in un momento in cui l’esistenza della Casa delle donne di Roma è messa a rischio​ dallo sfratto ricevuto da parte del Comune.

Il Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne, che si accompagna alla manifestazione nazionale del 25 novembre a Roma, si differenzia dalla proposta governativa che oggi, 16 novembre, viene discussa nella Conferenza Stato Regioni. Se ne differenzia nei modi e nei contenuti.

Da una parte, infatti, Non una di meno ha operato con modalità partecipative e inclusive; ha valorizzato l’esperienza dei Centri antiviolenza nati e cresciuti come spazi di donne, laici e femministi, facendola propria; ha evidenziato la necessità di un approccio sistematico e non frammentario al problema.

Dall’altra, i documenti finali prodotti dall’Osservatorio nazionale contro la violenza (il Quadro strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne e Linee guida nazionali per le aziende sanitarie e ospedaliere) non sono stati condivisi con le associazioni componenti l’Osservatorio stesso, né sono stati resi pubblici i contenuti.

Dai centri antiviolenza della rete Non una di meno viene la denuncia che “il Quadro strategico riconosce l’importanza dell’autonomia delle scelte e dell’autodeterminazione delle donne, ma si riserva nei fatti il potere istituzionale di determinare le scelte delle politiche e degli interventi – Cabina di Regia nazionale e replica della stessa a livello regionale – escludendo i centri antiviolenza”.

Inoltre si sottolinea “la sostanziale incoerenza tra l’attenzione specifica posta all’interno del Quadro alle donne migranti, rifugiate e richiedenti asilo per le discriminazioni e violenze a cui sono esposte, e le politiche del governo in tema di accoglienza, che rispondono a una logica di sicurezza e respingimento”.

Scarica il Piano qui >> Piano Femminista Contro la Violenza Maschile sulle Donne e tutte le forme di Violenza di Genere

Dal Messico al Kurdistan, le donne curde scrivono alle donne indigene

Dal Messico al Kurdistan, le donne curde scrivono alle donne indigene

Pubblichiamo la lettera scritta dalle donne del Consiglio Indigeno di Governo alle donne curde questo Ottobre, per sottolinerare l’importanza degli scambi, dei legami e dei rapporti che si costruiscono tra questi due popoli in lotta.
Traduzione a cura del Nodo Solidale.

San Cristobal de las Casas, Cideci-Unitierra,

Chiapas, Messico – Ottobre 2017

Al Movimento delle Donne del Kurdistan Komalên Jinên Kurdistan (KJK),

Compagne e sorelle:
Noi, donne delegate indigene originarie del Messico, le consigliere e la portavoce del Consiglio Indigeno di Governo, dei popoli amuzgo, tojolabal, ñahñu/ñatho, nahua, wixárika, tzeltal, maya, tohono odham, totonaco, binniza, tzotzil, guarijio, kumiai, chol, purépecha, mayo, rarámuri, tepehuano, me´phaa, popoluca, zoque, cochimi, coca, cora, yaqui, mam, mazahua, tenek, chinanteco, na savi, cuicateco, mixe, triqui, ikoots, chichimeca y mazateco, riunite in assemblea del Consiglio Nazionale Indigeno, spazio che da 21 anni mette in connessione i popoli originari del Messico, vi inviamo un saluto fraterno e vi ringraziamo di tutto cuore per la lettera che ci avete fatto arrivare lo scorso giugno, con l’abbraccio e l’appoggio solidale e rivoluzionario che dai vostri territori manifestate verso di noialtre, le donne indigene, verso di noialtri, popoli originari del Congresso Nazionale Indigeno.

Questa lettera l’abbiamo letta in numerose delle nostre assemblee comunitarie, lo abbiamo condiviso con molte compagne e compagni, e vogliamo dirvi che conoscere la vostra lotta degna e la vostra solidarietà, ci ha permesso di rispecchiarci in voi e ci ha rafforzato. Siamo lontane geograficamente, però molto vicine nelle nostre idee e pratiche libertarie. Insieme a voi, diciamo che in questa guerra portata avanti contro l’umanità, noi le donne dei popoli originari stiamo alzando la nostra voce e ci organizziamo e mettiamo in cammino per la liberazione dei nostri popoli e di noialtre le donne, che rappresentiamo la metà della comunità umana.

Riconosciamo, diamo valore alla vostra lotta, perché tutte le lotte di qualsiasi donna in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi tempo della storia che lottano, si ribellano e propongono di costruire nuovi cammini di vita di fronte il mostro patriarcale capitalista che ci opprime, è una lotta degna che deve renderci sorelle. Crediamo fermamente nel recuperare l’importanza di fermarci noialtre le donne a partire dalla nostra comunità, non per scontrarci, ma per organizzarci con i nostri fratelli ed i nostri popoli.

Questo sistema capitalista patriarcale di morte ci colloca, a noi donne, nella posizione più infima, la più scomoda, la più dimenticata e la più repressa e non solo ci colpisce noialtre ma anche i nostri fratelli; però se la comunità è malata, lo è ancor di più per noialtre le donne. sia malata, ancora di più per noialtre, le donne.

In Messico, noialtre, le donne del Congresso Nazionale Indigeno, viviamo un triplo disprezzo per essere donne, per essere indigene e per essere povere; per questo affermiamo che noialtre siamo le più disprezzate e per questa ragione anche noi possiamo esplodere, unite tra tutte e tutti nel Messico e nel mondo, il fine di questo sistema che ci azzittisce e la costruzione di uno nuovo, radicato nelle nostre culture ancestrali e guardando verso il futuro con giustizia, pace e libertà comunitarie.

Viviamo in un mondo dove trionfa l’esistenza individuale e una privatizzazione estrema che minaccia i nostri territori, nel quale colonizzano i nostri pensieri e ci vendono l’idea di una vita irraggiungibile. Questo sistema poco a poco si è insinuato, ci ha permeato, levandoci la nostra identità comunitaria e di popoli, ma noialtre, le donne e gli uomini indigene del Messico appartenenti al Congresso Nazionale Indigeno abbiamo detto “ya basta”; adesso basta che la nostra voce non sia presa in considerazione, di ritornare nell’oblio dopo il risveglio generato dalle nostre compagne e compagni zapatisti più di 20 anni fa. Adesso diciamo che è giunta l’ora della fioritura dei popoli ed è giunta l’ora della dignità di noi donne che nuovamente stiamo dando voce alle nostre lotte e continueremo a farlo. Di fronte a questo impeto del sistema capitalista che vuole sterminarci, noialtre le donne indigene diciamo che non faremo nemmeno un passo indietro e che lotteremo, ci organizzeremo con le nostre ribellioni e resistenze; affronteremo questo sistema che ci vuole desaparecidas, desaparecidos, e continueremo a dire che non lo permetteremo.

Il vostro popolo ed i nostri popoli hanno la stessa storia. A partire dalla lotta di conquista che la corona Spagnola ha intrapreso nelle nostre terre, i nostri popoli hanno continuato a resistere come il vostro, per sopravvivere come popoli, nazioni e tribù insieme ai nostri territori, alle nostre lingue, ai nostri abiti, alle nostre culture e le nostre proprie forme di governo; per questo diciamo che sono più di cinquecento anni che i nostri popoli hanno lottato contro tutti i malgoverni che hanno cercato di sterminarci.

Vogliamo dirvi che ascoltare la vostra parola e conoscere la vostra lotta ci permette di capire che i problemi che ci affliggono si riflettono in altre geografie; è molto chiaro che questo sistema di morte che domina il mondo colpisce tutte le persone, organizzazioni e popoli che si rifiutano di farne parte; ma è anche evidente con il vostro esempio ed il vostro respiro che solo unendo le lotte anticapitaliste e antipatriarcali in tutto il mondo, la vostra e la nostra lotta, come quella di migliaia e migliaia di donne e uomini, delle lavoratrici e dei lavoratori, con i sindacati, dei giovani e dei popoli originari, che solo organizzandoci e mettendoci in connessione, possiamo vincere il nostro nemico comune, questa idra dalle mille teste del sistema capitalista, patriarcale, razzista e coloniale.

Le compagne ed i compagni zapatisti ci hanno già avvertito che la tormenta si avvicina; noialtre crediamo che già ci siamo dentro; viviamo in un paese dove governano il capitale straniero ed il crimine organizzato; in forme differenti dalla vostra, anche noi viviamo quotidianamente la guerra con decine di migliaia di persone assassinate, in particolare femminicidi e assassini di lottatrici e lottatori sociali, di giornalisti impegnate ed impegnati, di defensoras e difensori dei diritti umani, con decine di migliaia di persone scomparse, con migliaia di prigionieri e prigioniere politiche, con la spoliazione dei nostri territori, con lo sfruttamento e la schiavitù dei nostri fratelli e sorelle, con la distruzione della nostra madre terra. Di fronte a questo scenario, raccogliendo l’invito dei nostri fratelli e sorelle zapatiste in questi ultimi 20 anni, crediamo che la miglior maniera di difenderci e passare all’offensiva è con l’organizzazione dal basso, di noialtre e noialtri, dei popoli indigeni, dei popoli della campagna e della città che già ci siamo risvegliati, che mettiamo da parte paura ed apatia, che ci ribelliamo, che ci organizziamo e agiamo in comunità, provando e costruendo spazi di società non capitalista e non patriarcale.

Diciamo che è il momento di noialtri i popoli, è il momento di noialtre le donne che approfittando di questa congiuntura elettorale del 2018, però guardando molto più in là; è il momento che, seguendo l’esempio dei nostri fratelli e sorelle zapatiste e di altri popoli, di voialtre, facciamo risorgere dal basso, processi organizzativi autonomi, governi autonomi che obbediscano al popolo organizzato in comunità, come il Consiglio Indigeno di Governo che articoli le nostre lotte verso la costruzione di un mondo dove entrino e si rispettino tutti i mondi, che ci permetta di essere ciò che siamo e che vogliamo essere; senza sfruttamento e senza discriminazione alcuna, dove le donne siano rispettate, avvalorate ed incluse, per costruire insieme ai compagni, relazioni di libertà e convivenza armonica tra noialtri e noialtre, tra i nostri popoli e con la nostra madre terra.

Con il ricordo vivo delle nostre sorelle e fratelli che sacrificarono la propria vita nella costruzione dei nostri sogni e continuano ad accompagnarci, vi salutiamo, vi abbracciamo e vi diciamo grazie, sorelle del popolo delle montagne, lontane nella distanza e vicine ai nostri cuori, che sappiamo vivono, si organizzano, lottano e muoiono per la liberazione di tutte le donne e tutti i popoli del mondo.

Che vivano i popoli originari del Mondo!
Viva la fratellanza dei Popoli!
Viva la degna lotta di liberazione delle donne Kurde! Mai più un Messico senza Noialtre!
Mai più un Mondo senza Noialtre!

Le Consigliere e la Portavoce del Consiglio Indigeno di Governo/ Congresso Nazionale Indigeno.

Per un Manifesto della Marea

Per un Manifesto della Marea

Ogni avanzamento culturale e politico parte dall’autorganizzazione e il nostro piano femminista non è solo un documento, ma una dichiarazione di guerra:

La saldatura tra diritti economici e lo smantellamento del welfare è parte del sistema che favorisce discriminazione e sovradeterminazione sulle libertà di scelta. Lavoro, sfruttamento e redistribuzione della ricchezza costituiscono il nesso tra sistema capitalistico e violenza sulle donne.

Le istituzioni non garantiscono indipendenza allo spazio politico che il consultorio rappresenta, soprattutto quando gestito da donne libere, laiche e autodeterminate. Tutti i centri antiviolenza hanno in comune i punti cardine dell’agire politico femminista: le donne che hanno subito violenza, non sono vittime passive, bensì soggette attive nel mutuo aiuto supportate e orientate e mai sovradeterminate nei percorsi di accoglienza dei loro desideri.

Non è pensabile in questo senso, una disgiunzione tra elaborazione del piano femminista dai percorsi di lotta: solo in questo modo è pensabile portare avanti con autorevolezza un dialogo con le istituzioni. Il rapporto con le Regioni dovrà partire dalla Salute come elemento di espressione della libertà di scelta contro precarizzazione e smantellamento del wellfare, e non pensabile solo in ottica riproduttiva. Prevenzione e cura si devono plasmare infatti sull’affermazione del principio di autodeterminazione.

Il contrasto alle norme securitarie e parcellizzate per una vera tutela dei diritti delle donne deve essere pensato a livello giuridico verso una reale applicazione e superamento della convenzione di Istanbul. Solo il superamento della cultura giuridica dei tribunali e dei mass media, che riduce la violenza sulle donne a mere problematiche nelle dinamiche di coppia porterà al riconoscimento della degenerazione culturale e sistemica di cui è manifestazione.

Solo la lotta al regime dei confini, può portare al superamento della militarizzazione e vittimizzazione delle migranti: la detenzione, impossibile da umanizzare, e il pacchetto delle politiche securitarie, perpetuano forme di violenza strutturale, esattamente come la tratta e ogni altra forma di sfruttamento e di dominio. La criminalizzazione dei movimenti migratori deve essere letta in contesto intersezionale cioè in relazione a etnia classe e genere: per questo è emergenziale abolire i dl Minniti-Orlando e il Migration Compact europeo in quanto dispositivi razzisti che annullano libertà di movimento e di autodeterminazione.

Non Una Di Meno continua ad assumere e oltrepassare il ruolo da protagonista nelle pratiche e nelle rivendicazioni di trasformazione del reale: per questo torneremo nelle strade delle nostre città, verso e oltre il prossimo 25 novembre.

#assembleaNUDM #siamomarea