Spazi Urbani

Pubblicato il 18 dicembre 2012 | da Federico Patacconi

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La terra, un bene comune da coltivare

Lo sviluppo dell'agricoltura urbana, le nuove modalità di accesso alla terra, le proposte alle istituzioni. Alla Città dell'altra economia si delinea il futuro dell'agro romano

Si è svolta ieri alla Città dell’altra economia la tavola rotonda “La terra, un bene comune”, organizzata dalla CGIL Roma e Lazio per discutere del futuro dell’agricoltura urbana e dell’accesso alla terra. L’evento si inserisce in conclusione di un ciclo di tre seminari formativi sul tema. Hanno partecipato alla discussione esponenti del Comitato di accesso alla terra, promotore dell’importante Vertenza per la salvaguardia dell’agro romano, oltre che personalità di Legambiente, Coop e CGIL stessa.

 

Proprio intorno alla Vertenza per la salvaguardia dell’agro romano sono stati affrontati i temi più importanti. La Vertenza è un documento presentato dal Comitato di accesso alla terra, formato da diversi soggetti come Territorio-Roma, cooperativa Agricoltura Nuova, cooperativa Co.Br.Ag.Or., A.I.A.B., società agricola Co.R.Ag.Gio. e cooperativa Pisacane, al Comune di Roma. Le richieste del comitato insistono sulla giusta utilizzazione delle terre di proprietà pubblica derivate da cessioni o compensazioni. L’assegnazione dovrebbe avvenire tramite un bando che ne deleghi la gestione ai cittadini per utilizzarle a fini agricoli.

Sono 700 gli ettari di terra che nel Comune di Roma derivano da compensazioni, di cui 200 nel solo parco di Tor Marancia. Qui nel febbraio scorso si è svolto il presidio del Comitato per chiedere la destinazione di quelle terre ad uso agricolo, nel corso del quale ha preso forma la Vertenza.

“La nostra Vertenza – spiega Giacomo Lepri, della cooperativa Co.R.Ag.Gio. – richede la possibilità di accesso alle terre pubbliche per una gestione dal basso, in maniera virtuosa, del bene comune. Bisogna quindi fare proprio questo principio di delega, che contrasta con l’attuale politica delle amministrazioni che tendono ad utlizzare ancora in maniera centralistica i beni pubblici, spesso con il rischio dell’alienazione di queste terre. Noi del comitato vogliamo sfruttare e valorizzare questa grande risorsa della nostra città in modo che possa produrre servizi e posti di lavoro, vogliamo che venga facilitato l’accesso alla terra e al credito.”

 

Un nuovo modo, quindi, di vedere il “ritorno alla terra”, ponendo al centro temi quali il lavoro, la creazione di servizi e il miglioramento della vivibilità all’interno della città.

Servono però risposte dalle istituzioni. La Vertenza è per ora rimasta lettera morta. Non è stato ancora realizzato un censimento delle terre pubbliche che sia fruibile da tutti i cittadini, né a livello comunale, né a livello regionale. In netto contrasto con le proposte del comitato a fine novembre la Giunta Alemanno ha tentato di far approvare 64 delibere urbanistiche volte a cambiare la destinazione d’uso di terre agricole in modo da poterle edificare. La Giunta, cieca di fronte alle richieste dei cittadini, continua a portare avanti la campagna di cementificazione indiscriminata in atto a Roma ormai da diversi anni.

 

L’attenzione rimane concentrata sulle politiche future e sulle proposte che verranno fatte alle istituzioni. In primo piano la definizione del nuovo Piano del lavoro che la CGIL sta preparando in vista degli imminenti sconvolgimenti politici.

“Dobbiamo iniziare a ragionare sulle proposte in questa fase di cambiamento.- ci dice Tina Balì, Segretaria della CGIL Roma e Lazio – Per fare in modo che il Piano del lavoro possa dare delle prospettive, deve essere il frutto di un lavoro comune con i movimenti, mettendo in primo piano i giovani. Ci saranno, quindi, altre iniziative di questo tipo, fino ad arrivare a Gennaio ad un momento di confronto pubblico in cui chiederemo a tutti i soggetti interessati di esprimersi. In quest’ottica di collaborazione la Vertenza è per noi una priorità. L’assegnazione delle terre diventa propedeudica alla corretta gestione della cosa pubblica, evitando che venga destinata ad altri usi o rimanga ingestita.”

 

Collaborazione e accesso alla terra sono quindi i concetti chiave nel futuro della gestione delle terre pubbliche. Adesso spetta alla politica dare delle risposte concrete alle proposte fatte. Il forte movimento che gravita intorno alle terre di Roma ha già saputo dare prova della sua determinazione e continuerà a pretendere il giusto utilizzo della cosa pubblica.




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