Spazi Urbani

Pubblicato il 23 maggio 2011 | da Enrico Giordano

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“Giù le mani dal Fosso!”: grida da piazza Venezia

Mobilitazione contro la superstrada che passerà per il Fosso della Cecchignola. Tra polemiche e proposte

18 – 04 – 2011

 

“Un progetto inutile, dannoso e costoso”. Così sintetizza Massimiliano di Gioia, presidente dell’associazione “Colle della Strega”, in merito alla tangenziale che attraverserà i territori del municipio XII. La supestrada, di larghezza prevista dai 18 ai 20 metri, servirebbe a smaltire il traffico che si riversa dal GRA nelle poche arterie di collegamento esistenti: un massiccio traffico pendolare, che rende impraticabili le principali strade del quadrante preposte a ciò, la Laurentina e l’Ardeatina. Il costo dell’operazione è stato stimato intorno ai 20-25 milioni di euro, che potrebbero lievitare sostanzialmente se si include nel progetto un viadotto a Fonte Meravigliosa. Uno studio preliminare individua nella superstrada incriminata un traffico medio di addirittura 1300-1500 veicoli l’ora. Un impatto devastante quindi sulle zone interessate, che comprendono i quartieri di Cecchignola, Fonte Meravigliosa, Giuliano-Dalmata e Colle di Mezzo. Senza contare il coinvolgimento più grave, ovvero il Fosso della Cecchignola, motivo scatenante delle agguerrite polemiche. La tangenziale, infatti, dovrebbe congiungere la Circonvallazione meridionale con via Kobler, nella Cecchignola sud, per poi sbucare nei pressi di via di Vigna Murata e infine alla stazione Laurentina, tagliando di netto il Fosso.

 

Il Fosso della Cecchignola è un grande e meraviglioso parco, di rilevanza notevole sotto vari aspetti. E’ un’area archeologica importante, per la presenza della Torre romana, del castello (restaurato e ben conservato, sede di varie associazioni culturali) e di una villa romana interrata. “E’ anche un corridoio biologico -spiega Massimiliano di Gioia- di congiunzione tra la riserva dell’Acqua acetosa e il parco dell’Appia antica, fondamentale per la salvaguardia di quest’ultimo”. Il parco dell’Appia antica, infatti, sta subendo gli effetti negativi di una forte urbanizzazione che, circondandolo di case, ne sta corrodendo l’aspetto naturalistico. Il Fosso della Cecchignola dunque ne costituisce lo “sfogo ambientale”, favorendo la transizione e lo stabilimento della flora e della fauna; infatti nel Fosso si possono trovare ricci, volpi, e in generale una grande varietà di animali, piante e fiori, che approfittano anche del boschetto che vi si trova (bosco certificato dal Comune). Il Fosso permette specialmente il passaggio dell’avifauna, ovvero di uccelli che senza di esso non troverebbero, per l’appunto, un “corridoio biologico”

di passaggio. Inoltre, l’area è sottoposta ad un forte vincolo idrogeologico: evita infatti, incanalando l’acqua nei suoi fossati, che le aree circostanti vengano inondate a seguito delle piogge. Aspetto decisivo, che ha mantenuto all’asciutto le zone adiacenti anche prima che l’acqua del Fosso venisse drenata per alimentare il laghetto dell’EUR.

 

Questi in breve i motivi della protesta per quanto riguarda la tutela del Fosso. Ma ad essi si devono aggiungere tutti quelli riguardanti la vivibilità della zona, l’impatto sul traffico, sull’inquinamento ambientale e su quello acustico. “Sarebbe una vera devastazione”, sintetizza nuovamente Massimiliano. L’operazione appare sempre più insensata, soprattutto quando si colgono disattenzioni palesi e disarmanti riguardo alla progettazione. Come l’idea di imbottigliare l’enorme flusso di traffico nella piccola via Luca Gaurico, vicina alla stazione: decisamente non adatta allo smaltimento di un così alto numero di veicoli, creerà congestioni e ingorghi paralizzando la zona. Senza contare che ci passano autobus, che rimarranno intrappolati in quel tubo, mentre i bambini del vicino asilo nido saranno sottoposti al frastuono dei clacson e ad una pericolosa quantità di smog.

 

Ma qualcosa si deve pur fare, per drenare il traffico pendolare che intasa ogni mattina le zone in questione. E le proposte alternative non mancano: lanciate dalle associazioni che hanno preso parte alla protesta, in primis la “Colle della Strega”, hanno raggiunto chi di competenza ma -a quanto pare- non hanno subìto una seria valutazione. Prima fra tutte, l’idea di allungare la linea B della metropolitana, in modo da convogliare fuori dal raccordo gran parte del traffico pendolare che dovrebbe raggiungere la metro. La “Colle della Strega” sta facendo sopralluoghi per accertare questa importante possibilità, di cui non si sono ancora individuati limiti o ostacoli. Un’altra possibilità riguarderebbe l’apertura della città militare della Cecchignola al traffico. Non si può, per motivi di sicurezza, dicono dall’alto: motivi che non vengono presi in considerazione quando l’autobus ci entra senza alcun controllo. Oppure si potrebbe permettere la circolazione solo in parte nella città militare: attraverso l’apertura di un cancello, estremamente più economica di una tangenziale, potrebbe aprirsi alle macchine un viale che drenerebbe il traffico verso la direttrice principale della Laurentina. Le proposte continuano, prevedendo una rete di mezzi pubblici sul GRA, che magari confluisca con via di Vigna Murata; oppure il collegamento tra i quartieri di Fonte Meravigliosa e Cecchignola attraverso una pista ciclabile sul Fosso della Cecchignola, o un mezzo pubblico elettrico. Soluzioni quindi più immediate, economiche e senza i problemi che creerebbe la tangenziale. “Ci sarebbe anche un ritorno alla collettività”, dice Massimiliano: “se si crea una buona rete di mezzi pubblici, meno gente userà la macchina, e ci guadagneremmo tutti in salute”. Senza contare i possibili nuovi posti di lavoro.

 

Ma per ora non se ne parla: il progetto è fisso sulla tangenziale. Sembrano dunque inascoltate le proteste delle 30 associazioni che hanno preso a cuore la faccenda. Tra queste il WWF, Italia Nostra, l’ENPA, e quasi tutte associazioni di quartiere delle zone interessate, a testimoniare sia l’impegno di forze che operano ad ampio respiro per la tutela universale dell’ambiente, sia la spinta “dal basso” che ha la contestazione. Sono state fatte, finora, diverse interrogazioni parlamentari (fra cui quella di Antonio di Pietro); è stato persino fatto un appello al Capo dello Stato. Il prossimo obiettivo sarà la richiesta formale al sindaco Alemanno di ritirare il progetto, e di ascoltare le proposte alternative. Intanto continuano le manifestazioni, come quella di sabato 18 aprile: un sit-in allegro e rumoroso, a piazza Venezia, in cui la volontà popolare si è espressa nella forma più tranquilla – sperando che venga ascoltata.

 




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