Viaggio estivo nelle Fs
Estate movimentata per i pendolari e i turisti che hanno transitato per Roma: l’incendio della stazione Tiburtina ha scatenato ritardi e polemiche. Escrementi sui treni, deragliamenti; ma chi gestisce le Fs? E quali sono le sue politiche?
Era da qualche mese che ci pensavo, poi dopo aver letto una notizia flash mi sono deciso. Scriverò un articolo sulle Fs. La notizia lampo in questione è la seguente: «debacle tecnologica totale alla stazione centrale di Milano. Migliaia tra pendolari e turisti vagano cercando i loro treni. In Tilt il sistema elettronico dei tabelloni e degli schermi alle testate dei binari. Bisogna tendere l’orecchio agli altoparlanti e cogliere al volo l’annuncio del tuo treno. Risultato: un silenzio surreale, come se fosse appena esplosa la bomba atomica». Dopo un primo momento di divertimento ho cominciato a passare in rassegna tutti gli incidenti di questa estate e i relativi comunicati stampa.
Binari roventi
Forse il caso più eclatante, o forse solo il più noto, è l’incendio di parte della stazione Tiburtina. Domenica 24 luglio, intorno alle 4 di mattina, violente fiamme sono divampate nella sala apparati della stazione, dove da alcuni anni sono in corso lavori di ristrutturazione. Solo dopo 4 ore di lavoro i vigili del fuoco sono riusciti a spegnere l’incendio. Il comunicato di Trenitalia ipotizzava che il rogo fosse dovuto ad un furto di rame. «La manomissione o l’asportazione di cavi o di collegamenti in rame o alluminio possono provocare anomali funzionamenti degli impianti». Rete Ferroviaria Italiana ha istituito una commissione d’inchiesta per appurare le cause del rogo della stazione Tiburtina di Roma, che ha compromesso la circolazione in tutta Italia.
Le indagini in corso sono ormai tre: oltre a quella interna voluta da Ferrovie dello Stato, ieri è stata annunciata quella del ministro dei Trasporti Matteoli. Poi c’è quella della Procura, condotta dal pm Barbara Sargenti intorno ad un’ipotesi di incendio colposo.
Comunque i periti dei vigili del fuoco affermano che le cause dell’incendio sono da far risalire a problemi elettrici. «L’ipotesi più probabile è che dietro al rogo ci sia una causa elettrica», ha detto il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Roma, Massimiliano Gaddini. «Quando entreremo nei cavidotti – ha aggiunto Gaddini – dove è partito l’incendio potremo verificare meglio questa ipotesi. Per il momento ci è sembrato un classico incidente generato da cause elettriche. Al 90% si escludono altre cause». «L’edificio – ha concluso Gaddini – risale agli anni ’30, è la vecchia struttura della stazione, e quindi non possiamo escludere un eventuale crollo ed è per questo che non possiamo riaprire la struttura».
L’incidente ha avuto, e avrà, pesanti ripercussioni per la circolazione dei treni in tutta Italia. Ritardi di ore si sono avuti nei principali snodi della Tav e delle altre linee, con migliaia di passeggeri costretti ad attese estenuanti sotto le pensiline di Napoli, Milano, Genova, Bologna, e Firenze. Molte le lamentele dei pendolari, e molte le polemiche. «Ho istituito una commissione di inchiesta – ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli – perché ho letto che c’è la possibilità che l’incidente potrebbe essere accaduto per motivi tra cui ce ne sono alcuni un pò curiosi. Ad esempio ho qualche perplessità sui furti di rame, non sono un tecnico voglio che qualcuno mi spieghi tecnicamente come si fa a provocare un incendio rubando del rame». E subito dopo il ministro se la prende con i pendolari, chiedendo loro «maggiore senso di responsabilità». «Dopo poche ore dal rogo – aggiunge – ho visto in televisione alcuni passeggeri intervistati che protestavano. Vorrei dire loro che nessuno è attrezzato per i miracoli, io voglio rivolgere un appello agli italiani che utilizzano le ferrovia». Poi aggiunge: «Ci vuole anche da parte del cittadino un senso di responsabilità. In Europa mi è capitato di vedere code da 20 chilometri sulle strade e nessuno che si lamentava». Forse perché se capita una volta si può tollerare, ma quando i disagi sono vissuti quotidianamente il nervosismo è legittimo. Sulla tratta Roma-Tivoli, «linea cancellata dopo il rogo senza che Trenitalia abbia dato spiegazioni», le accuse dei pendolari sono feroci. «Una linea ferroviaria che trasporta 22 mila persone è stata spazzata via». Quasi sicuramente a settembre migliaia di lavoratori e studenti «non troveranno più il loro collegamento». Fa un po’ paura immaginare quali conseguenze possa avere una scelta del genere: «22 mila persone si riverseranno in città con altri mezzi… Ma Alemanno lo sa?». E Mariateresa – riporta il Corriere.it – invita a preparare la rivolta. «A settembre, se non abbiamo i nostri treni, cosa facciamo? Io propongo: andiamo alla stazione di Salone, fermiamo il Frecciarossa». E ancora: «anche nei mesi precedenti quando tutto andava “bene” era piuttosto infernale», e un altro utente risponde: «Auguro ogni male al responsabile del rogo di Tiburtina ovunque esso sia e chiunque esso sia».
E l’irritazione aumenta quando si scopre che per dare la precedenza ai lavori dell’alta velocità, le linee minori verranno penalizzate. Inevitabile la conclusione: «Se la cosa è vera, sono folli».
Se per il ministro Matteoli questo non bastasse per essere arrabbiati possiamo aggiungere altri casi estivi.
Stazione Centrale di Napoli, 31 luglio, poco prima delle 16 «un guasto alla linea aerea dovuto al deragliamento del Pendolino “Frecciargento” 9515 a Gianturco, nei pressi della stazione». Il treno, in uscita dall’impianto di manutenzione, ha danneggiato il sistema di alimentazione della trazione elettrica, togliendo quindi energia a numerosi binari, dal 9 al 25. La notizia è stata diffusa dal coordinamento sindacale dei ferrovieri «In Marcia», ed è stata confermata dal Comando provinciale dei vigili del fuoco. Come è ovvio l’incidente ha lasciato migliaia di passeggeri a piedi e ha costretto le Fs a cancellare due treni ad Alta velocità che collegano Napoli a Roma. Sembra abbastanza assurdo il deragliamento di un treno che usciva dal deposito. Servirebbe un serio piano per monitorare la reale sicurezza delle stazioni e dei macchinari. Le associazioni dei consumatori minacciano class action, «per richiamare le ferrovie alle proprie responsabilità», e sono stufi delle parole e delle tavole rotonde.
E l’ultimo caso, selezionato tra tanti altri solo per motivi di spazio, riguarda i pendolari della tratta Perugia-Roma. Il 22 agosto, tardo pomeriggio, sul regionale numero 2484, fermo sui binari di Termini vengono trovati escrementi nel corridoio. I passeggeri sono stati fatti salire ugualmente. «Alcuni passeggeri – scrive La Nazione – raccontano che non appena saliti a bordo si sono resi conto della presenza degli escrementi per terra, nonostante alcuni fogli di carta vi fossero stati messi sopra – non si sa da chi e dove – nel tentativo di nasconderne la vista. Il cattivo odore era poi un segnale inequivocabile, peraltro in vetture surriscaldate dalle elevate temperature registrate oggi e dai finestrini chiusi perché sono vagoni climatizzati (quando il treno è in marcia). Addetti alle pulizie sono arrivati dopo che i passeggeri avevano preso posto su quello e su altri vagoni del treno regionale, passeggeri anche numerosi perché il treno precedente – quello programmato per le 17 e 02 – era stato soppresso».
Stranezze e consolidate realtà
Ma che succede alle Fs? Qualche tempo fa, parliamo di questo inverno, ci avevano convinto che i blocchi e i ritardi fossero colpa della neve (mai vista in Italia). Le nuove macchine per i biglietti: il software non prevede la possibilità di acquistare biglietti per le biciclette, alla faccia della mobilità sostenibile e dell’azzeramento delle file. Ma di chi sono le Fs? Mi chiedo se siano ancora dello Stato o non siano invece diventate, come lo stesso amministratore delegato ha affermato pubblicamente, un’azienda privata, oppure una proprietà privata dei suoi dirigenti, che possono fare e disfare a discrezione senza rendere conto a nessuno che non siano loro stessi. Ricordiamoci di Elio Catania, cacciato dalla presidenza delle Ferrovie dello Stato da Padoa Schioppa. Fu allontanato con sette milioni di euro di buonuscita e un buco nel bilancio di 465 milioni. Il suo operato fu premiato con la poltrona di consigliere di amministrazione da IntesaSanPaolo e con la presidenza dell’Azienda di Trasporti di Milano. Anche il neo sindaco di Milano, Pisapia, lo ha licenziato dall’ATM. Per fortuna che la sua pensione Inps sia di 12.276 euro netti al mese. È ormai noto come le Ferrovie dello Stato concentrino i loro sforzi, economici e logistici, solo sulle tratte commercialmente appetibili (la Roma-Milano ne è un esempio), lasciando le altre a loro stesse. Le esigenze dei pendolari sono lasciate sulle spalle delle amministrazioni locali, ormai falcidiate dai tagli delle finanziarie. Il futuro per loro sembra oscuro.

