Urban Experience: la creatività sociale della rete
Il progetto di Carlo Infante promuove l'uso creativo delle città, partendo dai territori e dal web per una partecipazione attiva dei suoi abitanti
Cinema, web, film, social network, 3d video & tv, teatro e musica. Questi in sintesi i temi del XVIII Convegno Internazionale di Studi Cinematografici che si è svolto al teatro Palladium dal 10 al 12 dicembre scorso.
Cinema e rete, una rete che nel giro di pochi anni è diventata un serbatoio di immagini, le quali possono servire, come nel caso dell’ultima opera del regista Brian De Palma “Redactetd” – una denuncia ai sistemi del esercito americano – a realizzare un vero e proprio film componendo immagini estratte da blog, siti e social network dei soldati americani.
Quello che si è andato sottolineando durante questa tre giorni è il processo di cambiamento dei tempi e delle modalità di fruizione di un’opera, dal film al libro, dal momento in cui si hanno tante interfaccia sulle quali fare esperienza di quest’ultima.
Si è anche rafforzata la convinzione che il web e le numerose evoluzioni digitali debbano essere opportunità per comunicare con le comunità e riacquistare il valore della collettività.
Fermo sostenitore di questo ideale è Carlo Infante docente free-lance, scrittore, giornalista ed esperto di Performing Media, concetto da lui stesso coniato per definire l’interazione sociale e culturale con i nuovi media interattivi.
Si parte dal presupposto che i nuovi strumenti di comunicazione, anche un “semplice” Iphone, sono performanti di loro, hanno delle potenzialità che l’utente sfrutta solo in minima parte attraverso le sue attività quotidiane.
Bisogna, perciò, sviluppare una progettazione culturale, nuovi terreni creativi su cui lavorare così da indagare l’utilità sociale dei nuovi media. Il sunto è che l’avanguardia non si trova più nell’arte, ma nelle nuove tecnologie.
Carlo Infante è anche convinto che bisogna partire da un concetto di Glocal, partire cioè dal territorio, un territorio che è sinonimo di biodiversità, un territorio in cui i cittadini non siano più solamente spettatori dei cambiamenti, ma personaggi attivi e coscienti di ciò che li circonda. Da questo concetto nasce Urban Experience. Un progetto che mette in relazione territorio, creatività e coesione sociale.
Attività principe di U.E è il walk show: conversazioni itineranti caratterizzate dall’ausilio di cuffie collegate a un ricevente, il cosiddetto whisper radio, che permette di ascoltare le voci dei conduttori e dei suoi ospiti mentre esplorano un ambiente, magari mixati con paesaggi sonori e insert audio pertinenti. Camminando, per esempio, tra le vie di Garbatella, è possibile scoprire zone e storie del quartiere sconosciute e attraverso la visualizzazione istantanea di link dalla rete approfondire ciò che si vede.
Vita e tecnologie si intrecciano e riscoprono l’attività del passeggiare, dotandola di un nuovo senso. Esempi di queste camminate interattive sono stati quelli di Gravina in Puglia, in cui si è ripercorsa la storia della particolare morfologia del territorio e allo stesso tempo si è riflettuto su una sua possibile ri-generazione; a Roma sono stati indagati i quartieri di Monte Sacro, Corviale e Testaccio. La progettualità di Urban Experience è integrata dai Geoblog, mappature che attraverso l’uso di bluetooth e mobtag illustrano le tappe dei luoghi visitati.
Urban Experience è solo una delle tante idee che possono rendere una città un luogo partecipato, creativo e sostenibile. Coniugare innovazione e territorio diventa così una delle vie percorribili per sostenere una tecnologia che solo le persone e la loro creatività possono essere in grado di governare.

