Resistenze

Pubblicato il 23 maggio 2011 | da Enrico Giordano

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“Sacrilegio” a San Paolo: serve mobilitazione internazionale

Proposte interessanti, quelle avanzate nell’incontro pubblico tenutosi il 7 aprile alla Villetta: oggetto della questione, l’abuso edilizio dello Stato-Città del Vaticano ai danni dell’area adiacente la basilica di San Paolo fuori le mura. Tra i presenti Andrea Catarci (presidente del municipio Roma XI), Sergio Caldaretti (Rete sociale XI municipio), Don Franzoni (Comunità cristiana di base di San Paolo), Gianluca Peciola (consigliere SEL della provincia di Roma) e Natale di Schiena, portavoce SEL di Garbatella, che ha coordinato l’assemblea. Scopo dell’incontro era stabilire una strategia di mobilitazione per tentare di far fronte ad uno scempio che, lungi dall’essersi mostrato sensibile ad istanze e critiche degli enti locali e della popolazione, affretta i tempi di lavorazione per scoraggiare ogni discussione.

Tuttavia i 23mila metri cubi di cemento colati su un preziosissimo sito archeologico continuano a sdegnare non solo la popolazione locale, ma l’opinione di ogni persona sensibile ai temi della cultura, del patrimonio artistico e archeologico, nonché dell’abusivismo edilizio e dello strapotere in territorio italiano dell’istituzione vaticana. Lo sdegno si può comprendere e condividere: la Città del Vaticano ha iniziato una mega-edificazione nel territorio da essa posseduto (ma di cui non può disporre arbitrariamente) attorno alla basilica di San Paolo, che violerebbe, in nome dell’extra-territorialità, tutte le norme edilizie ed i vincoli locali, il PRG, le leggi italiane, i Patti Lateranensi e le norme UNESCO. Il nuovo edificio, di 5mila metri quadri, è in costruzione sui resti di una villa imperiale e di un cimitero romano, in cui fu sepolto anche San Paolo. Ciò rende il terreno un’area di fondamentale importanza storico-archeologica, come attestato anche dalle campagne di scavo pre-edificazione svolte dalla Direzione dei musei attività della Santa Sede, cui non è stato dato, a quanto pare, alcun conto. Oltre al “sacrilegio” compiuto ai danni di quello che è stato nominato dall’UNESCO “patrimonio dell’Umanità”, questa nuova edificazione renderà del tutto invivibile  la zona, per il forte impatto che l’impianto previsto avrà sul traffico, sui parcheggi, sulla mobilità generale.

Va detto che l’impianto sarà destinato all’ospedale Bambin Gesù, come importante polo di ricerca internazionale: da qui le critiche alla mobilitazione del municipio e della popolazione, accusati di ostacolare “un’opera di pietà”. Ma in verità il municipio ha indicato varie soluzioni alternative, che permetterebbero di ospitare la struttura anche a pochi metri (dall’altra parte della strada) rispetto alla sede prevista.

La mobilitazione, iniziata da quasi un anno con la denuncia in Procura ad opera di Mario Staderini (segretario dei Radicali italiani), sembra però non dare i frutti sperati: e dopo relazioni, informative, sit-in, comunicati e richieste di intervento a livello nazionale (ai ministeri degli Esteri e dei Beni culturali), sembra essersi arenata nell’iter burocratico-giudiziario, mentre i lavori procedono sempre più velocemente – dovrebbero finire addirittura prima della scadenza prevista, contro ogni tradizione italiana.

Da qui il senso dell’assemblea: cosa fare, per continuare e rendere più efficace la mobilitazione? Le proposte sono numerose, specialmente dal pubblico interessato. E risentono tutte della necessità di appellarsi ad organismi superiori, vista l’importanza dell’affaire,  la rilevanza internazionale dell’area, il potere del Vaticano e i limiti della sola iniziativa popolare e municipale. Ecco perciò affacciarsi l’ipotesi di una richiesta d’intervento agli organismi competenti: il FAI (Fondo Ambiente Italiano), ma soprattutto l’UNESCO. Ora è in esame l’elenco delle competenze delle due organizzazioni, ma il richiamo sembra sempre più necessario.  Altre proposte, prese attentamente in considerazione dall’uditorio e dai referenti, riguardano mobilitazioni di piazza, cortei, manifestazioni, sit-in: ma questa volta facendo le cose in grande, e chiamando a raccolta ogni individuo cui sta a cuore il patrimonio artistico ed archeologico, la legalità, il buoncostume delle istituzioni.

D’altronde -ricorda Dom Franzoni- l’imperatore Teodosio ha addirittura fatto ruotare l’ingresso alla basilica, contro ogni canone e tradizione cristiana, per non danneggiare la tomba dell’apostolo: “E se Teodosio non si è permesso di violarlo, perché dobbiamo farlo noi?”.




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